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Ugly Beauty - Jazz In The 21st Century

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Ugly Beauty
Phil Freeman
250 pagine
ISBN: #978-1-78904-632-8
Zer0 Books
2021

Critico musicale da tempo presente nelle riviste musicali e nei blog statunitensi e inglesi (The Wire, Down Beat, Jazziz, The Village Voice, Stereogum ecc...) Phil Freeman si occupa sia di jazz che di metal (è stato capo redattore di Metal Edge Magazine). Di recente tiene una rubrica intitolata "Ugly Beauty" sul blog Stereogum ed ha fondato l'etichetta Burning Ambulance.

Il nome di quella rubrica è stato usato anche per questo libro che raccoglie 29 brevi saggi introduttivi su 43 massimi innovatori del jazz, emersi nel XXI° secolo. L'autore ha scritto il libro nel 2020, concentrando l'attenzione su quattro principali aree geografiche: Los Angeles, Chicago, New York e Londra.

Ogni saggio è un breve profilo del protagonista che si snoda tra le sette e le dieci pagine, scritto in un piacevole stile giornalistico che offre un ritratto umano dei protagonisti, i momenti salienti del loro percorso artistico e i dischi più rappresentativi. Nel ritratto biografico dell'autore s'innestano parti d'interviste che Freeman ha avuto con loro negli anni precedenti e ricordi dei loro concerti. I musicisti (quasi tutti tra i trenta e i quarant'anni) non sono divisi solo per ambiti geografici ma anche per scelte stilistiche.

Nella prima parte Freeman include artisti legati al modern minstream come JD Allen, Jeremy Pelt, Wayne Escoffery, Victor Gould, Jason Moran, Ethan Iverson, Orrin Evans.

Nella seconda parte troviamo musicisti che hanno ampliato i confini del jazz codificati dalla tradizione, coniugando composizione e improvvisazione: Vijay Iyer, Taylor Ho Bynum, Tomeka Reid e Nicole Mitchell, Mary Halvorson, Linda May Han Oh, Tyshawn Sorey.

Nella terza sezione Freeman include un'ampia varietà di giovani protagonisti, spaziando da Londra alla California con attenzione alla diaspora caraibica e africana: Nubya Garcia, Shabaka Hutchings, Nduduzo Makhathini, Makaya McCraven, Yazz Ahmed, Kamasi Washington, Miles Mosley e altri.

La quarta parte è dedicata per intero a cinque trombettisti della generazione post Hargrove, cresciuti nell'hip-hop e interessati a una nuova sintesi con le forme della black popular music: Ambrose Akinmusire, Christian Scott, Theo Croker, Marquis Hill, Keyon Harrold.

Nella sezione conclusiva l'autore include musicisti post free e sperimentali come Jaimie Branch, James Brandon Lewis, Kassa Overall, Matana Roberts e altri.

Come Phil Freeman dice nella presentazione, il libro va pensato non come un'enciclopedia ma come una collezione di cartoline. Nelle introduzioni che precedono ogni parte, offre la sua personale interpretazione sulle tendenze del jazz nel nuovo secolo, sull'identità dei suoi giovani protagonisti, sulle relazioni tra la musica nel sistema capitalista.

Inutile sottolineare l'utilità del libro per gli appassionati di jazz che vogliono conoscere i protagonisti del nuovo millennio. Tra i musicisti della stessa generazione potevano certamente essere inclusi Darcy James Argue,Melissa Aldana, Aaron Parks, Cecile McLorin Salvant, Miho Hazama e Angel Bat Dawid. Ma già premono i nuovi talenti dell'ultima generazione: Joel Ross, Veronica Swift, Immanuel Wilkins, Adam O'Farrill, Fabian Almazan e altri.

Forse in un prossimo volume?

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