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Jon Irabagon al Torrione di Ferrara

Jon Irabagon al Torrione di Ferrara

Courtesy Alessandro Ettore Corona

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Jon Irabagon's Rising Sun Quartet
Torrione Jazz Club
Ferrara
14 marzo 2026

Dai tempi della sua militanza nel gruppo Mostly Other People Do the Killing ad oggi Jon Irabagon ha confermato in vari contesti le intense e duttili doti tecnico-espressive del suo linguaggio. Nel 2022, l'ennesima nuova esperienza: il quartetto con cui ha pubblicato Rising Sun. Dal disco è stato desunto il nome per definire anche il gruppo, del quale venerdì 13 marzo, alla vigilia dell'appuntamento qui recensito, è uscito il secondo lavoro intitolato Focus Out. Nel concerto tenutosi al Jazz Club ferrarese la formazione era pressoché la stessa: gli indispensabili Matt Mitchell al pianoforte e Chris Lightcap al basso elettrico, mentre il batterista titolare Dan Weiss era sostituito da Sam Ospovat. Il repertorio ha visto alternare composizioni vecchie e nuove, che hanno ben documentato il mondo musicale di Irabagon.

Al contralto il leader ha previlegiato una pronuncia staccata a tratti velocissima; certe frasi brevi e brucianti si sono inerpicate in impennate poderose per poi imboccare scale discendenti, riducendo gradualmente la potenza sonora fino a smorzarsi nel silenzio. Gli ampi intervalli e il guizzante andamento melodico del suo fraseggiare hanno recuperato la matrice bebop per piegarla a modalità strutturali e narrative tipicamente attuali. Un'operazione di questo tipo può essere per certi versi paragonata a quella messa in atto da decenni dal Steve Coleman Five Elements, improntata ad un insuperato approccio d'imperterrita coerenza inventiva. A confronto del monolitico e inconfondibile mondo contenutistico e stilistico di Steve, quello di Jon si è presentato più possibilista e immaginifico, infarcito a non finire di deviazioni e note eccentriche, di spunti ironici e citazioni. La sua sonorità, a volte sdrucciola e variegata, il fraseggio mobile e imprevedibile hanno contribuito a creare un senso di attesa quasi ansiogena, un'identificazione empatica ed istantanea fra musicisti e ascoltatori.

Si potrebbero inoltre rilevare differenze non marginali con la pronuncia che egli aveva dimostrato al tenore in Rising Sun: in quel caso la varietà del sound—potente o afono, determinato o umorale, rumoristico o confidenziale—era tale da caratterizzare la struttura e i cangianti mood dei vari brani. Al contralto invece, utilizzato nell'apparizione al Torrione come pure nel CD appena uscito, egli ha perseguito un percorso relativamente più uniforme e continuo, individuando un repertorio ben congegnato. All'interno del percorso concertistico, in cui hanno prevalso brani tonici, dalle dinamiche e dalle peculiarità melodiche ben delineate, si sono distinti due brani abbastanza "anomali": "Prayer," a carico di un sinergico duo fra sax e pianoforte le cui voci s'intrecciavano di continuo, dando svolgimento a una lenta e struggente meditazione, mentre il lungo "Paper Planes," eseguito nel finale, si è qualificato inizialmente come una sorta di ballad distorta, per poi protrarsi verso toni più mossi e imprevedibili.

Quanto ai collaboratori del leader, come prevedibile Mitchell è emerso come la spalla ideale, onnipresente; l'elaborazione ferrea e la nettezza di concezione e di tocco che abitualmente guidano il suo pianismo hanno determinato un linguaggio smagliante, limpido e incalzante, di unitaria compostezza. A fronte di due fuoriclasse come Irabagon e Mitchell poco rimane da dire sui due partner che completavano il quartetto: gregari di lusso, ma legati a un dignitosissimo ruolo di supporto e aderenti alle indicazioni degli spartiti. Soprattutto Lightcap, al basso elettrico, pur usufruendo di un unico breve assolo, ha sempre prodotto un tessuto sonoro di sottofondo, costante e avvolgente, di grande efficacia. Ospovat invece, pur abile, puntuale ed artefice di tre spazi solistici apprezzabili, ha espresso un drumming un po' generico e prevedibile. 

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