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Bill Frisell Harmony Quartet a Trento

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Bill Frisell Harmony Quartet
Rassegna Transiti
Teatro Sanbapolis
Trento
24.10.2019

Togliere anziché aggiungere, e in questo processo mirare all'essenza. Molti, nel campo della musica e dell'arte in generale, hanno affermato questo principio e perseguito tale idea. Non facile: bisogna sapere bene dove si vuole arrivare, cosa sfrondare, perché. Nella lunga vicenda artistica di Bill Frisell c'è stato un processo di costante scarnificazione, di attitudine alla sostanza.

Il chitarrista di Baltimora ha dichiarato fin dall'inizio che per lui la velocità del fraseggio, la quantità di note non era un obiettivo. Ponendosi sulla traccia del suo maestro Jim Hall, Frisell ha sviluppato il proprio stile nel modo meno chitarristico possibile, evitando le muscolari e acrobatiche scorribande a vantaggio del peso specifico di ogni nota, del controllo di ogni accordo e di ogni arpeggio, delle sfumature timbriche e dei contrasti dinamici. Qualcuno ha paragonato il suo atteggiamento a quello di Miles Davis, e c'è del vero. Ma anche Paul Motian, con il quale Frisell ha condiviso la prodigiosa esperienza del trio con Joe Lovano, ha un'influenza significativa in questo percorso.

Nei lavori recenti in studio d'incisione, in solo e in duo con Thomas Morgan, ma anche nei concerti, il chitarrista ha riaffermato con sempre maggiore consapevolezza e pregnanza questo concetto. Ricordiamo il tour europeo del 2017, in trio con Tony Scherr e Kenny Wollesen (si veda il concerto a Merano Jazz), in occasione del quale percorse ad ampio raggio il proprio repertorio, limando fino all'essenza quei brani.

Nel lavoro del quartetto Harmony, iniziato nel 2016 e ora giunto al tour europeo in coincidenza con la pubblicazione del CD omonimo per la Blue Note, Frisell mette in efficace connessione il proprio amore per la canzone statunitense, ad ampio raggio, con l'estetica della rarefazione. Al concerto di Trento, nella sala gremita del Teatro Sanbapolis, il quartetto con Petra Haden alla voce, Hank Roberts al violoncello e Luke Bergman alla chitarra baritono ha sviluppato in modo magistrale ciò che nel disco era solamente accennato e non sempre convincente in modo pieno.

Fin dall'inizio del concerto si avverte quanto il quartetto sia sintonizzato e focalizzato: l'introduzione al primo brano, "Everywhere," che gioca in modo suggestivo sull'impasto delle voci (spesso nel corso del concerto anche Roberts e Bergman si uniscono alla Haden), si dilata ben oltre i quaranta secondi del disco, dando modo alla platea di entrare adeguatamente negli umori che introducono a una melodia che si potrebbe definire una semplice ninna-nanna.

Ciò che nel disco era un'introduzione quasi occasionale, diventa qui un veicolo per penetrare nelle sfumature nascoste del brano. Inoltre, la scelta di proporre la prima sequenza di quattro brani senza soluzione di continuità, evitando il disturbo degli applausi, conferisce una particolare profondità a questo esordio musicale, dando modo di apprezzare anche le soluzioni di raccordo tra i brani, spesso semplici, quanto geniali.

Il repertorio, come si diceva, è fatto di canzoni: in parte composte dallo stesso chitarrista, tra cui il suo vecchio cavallo di battaglia "Lonesome" e "Deep Dead Blue," scritto insieme a Elvis Costello e pubblicato nell'album omonimo del 1995, in parte prese dal grande songbook americano, come "Lush Life" di Strayhorn, o "Hard Times," pubblicato addirittura nel 1854 e interpretato da tanti, tra cui Bob Dylan. Non mancano un paio di brani che non comparivano nel disco, con "Space Oddity" di David Bowie e un conclusivo "We Shall Overcome," che naturalmente evoca il buon auspicio di tempi migliori.

Quanto all'ottima sintonia del quartetto, la dimensione cameristica dei suoni e degli intrecci mette in risalto le finezze timbriche e di fraseggio della chitarra, concisa ma sempre alla ricerca della giusta sfumatura, dell'accento che imprime energia, della sottolineatura che suggerisce nuovi percorsi. Con un utilizzo parco e significativo degli effetti. Il violoncello di Roberts è tenace e sinuoso, la sua voce ricca di umori espressivi. La vocalità della Haden è franca, sempre ben focalizzata sul carattere dei brani. L'apporto di Bergman è magistrale.

Foto: MoniQue.

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