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Emanuele Parrini: Animal Farm
La poetica è quella cui Parrini aderisce sin dal suo primo album, 1974 IO SO, Damn If I Know, nella quale le ispirazioni politiche si fanno musica fondendo l'esuberanza narrativa della New Thing, che a tratti si fa declamatoria ed eroica, con la libertà dell'improvvisazione radicale, che talvolta va oltre il free e lascia spazio a rumori che si addensano, stilemi estremi, vibranti caos collettivi. Aspetti che emergono in questo ultimo lavoro del violinista forse più che in passato, in parte grazie alla registrazione dal vivo la musica proviene da due concerti presso Area Sismica di Forlì, l'1 e il 2 Marzo 2025ma soprattutto per l'apporto dato dai "nuovi" membri della formazione: Bittolo Bon, che al baritono è aggressivo e torrenziale, ma ai flauti è assai più dissonante e coloristico, conferendo un clima diverso alla narratività; Caliri, che crea effetti sia su singoli suoni frammentati, sia su più corposi fraseggi di note alte, costruendo in questi casi una "cornice sonora" insolita. A ciò si aggiunge il ruolo della batteria, che Melani interpreta a tratti più liberamente che in passato.
Tutto questo, assieme alla responsabilizzazione dei singoli e all'accurato impiego dei loro soli entro il discorso collettivo, dà luogo a un suono molto particolare: vagamente scabro (forse anche qui influenzato all'acustica del live), ma proprio per questo fortemente espressivo, nel quale si rintracciano sempre perfettamente i singoli strumenti, la combinazione dei quali fa il paio con la congiunzione delle invenzioni individuali con le cangianti linee liriche, che Parrini prende a prestito anche da suoi storici collaboratori quali Samule Venturin ("Antropofobia"), Silvia Bolognesi ("My Friend Who Looks Like a Ghost") e Beppe Scardino ("Patchouli").
Un assemblaggio che non smarrisce mai il suo procedere animato e deciso, ora con sfumature più malinconiche, come in "Song for Romero," ora con piglio altero e rivendicativo, come in varie parti dei primi tre brani, tra i quali proprio quello d'apertura, il lungo "Antropofobia-Animal Farm #1," è emblematicamente rappresentativo dell'intero lavoro: in oltre diciassette minuti vengono fuse due composizioni diverse, articolandole e modulandole attraverso continue transizioni, perlopiù guidate o dal leader o da Maier, quest'ultimo autore di strepitosi passaggi in solitudine. Appena un po' diverso il discorso per "Azure," omaggio a Duke Ellington che viene riletto con l'originalità acustica del quintetto, ma senza particolari interventi strutturali.
Come ci ha ormai abituato Parrini, Animal Farm è un lavoro molto bello ricco, complesso, appassionato , oltre che eccellentemente eseguito da artisti di altissimo livello. Arrivato in chiusura dell'anno, è uno dei più bei lavori del 2025.
Album della settimana.
Track Listing
Antropofobia-Animal Farm #1; Animal Farm #2-My Friend Who Looks Like A Ghost; Animal Farm #3; Patchouli; Song For Romero; Azure; Animal Farm #5.
Personnel
Emanuele Parrini
violinPiero Bittolo Bon
saxophone, altoDomenico Caliri
guitarGiovanni Maier
bass, acousticAndrea Melani
drumsAdditional Instrumentation
Piero Bittolo Bon: flute, bass flute, saxophone (baritone).
Album information
Title: Animal Farm | Year Released: 2025 | Record Label: Felmay
Tags
Album Review
Neri Pollastri
Animal Farm
Felmay
Emanuele Parrini
Giovanni Maier
Andrea Melani
Piero Bittolo Bon
Domenico Caliri
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Silvia Bolognesi
Beppe Scardino
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