Dino Piana: un altro giro di Blues

Dino Piana: un altro giro di Blues
Paolo Marra BY

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Non potrei stare un giorno senza suonare, starei male perché ho bisogno di esprimermi
A 91 anni Dino Piana ha ancora voglia di suonare come quando da bambino lo faceva con un pezzo di legno sullo scalino di casa—"non potrei stare un giorno senza suonare, starei male perché ho bisogno di esprimermi" così ci dice il trombonista piemontese nell'intervista che abbiamo realizzato in occasione dell'uscita del suo nuovo disco Al Gir Dal Bughi (Jando Music/Parco della Musica Records) registrato con il trombettista Enrico Rava. Ad accompagnarli Roberto Gatto, Gabriele Evangelista, Julian Oliver Mazzariello e Franco Piana, compositore e trombettista, di cui il padre Dino dice "è lui che, come nel caso di questo ultimo lavoro, mi coinvolge sempre in nuovi progetti. Senza di lui probabilmente avrei smesso di suonare."

Il titolo del disco prende le mosse dal primo incontro tra Piana e Rava avvenuto 62 anni fa—"Abitavo a Torino in quel periodo"—ci racconta Dino Piana— "andai a suonare con dei giovani musicisti, tra cui c'era Rava, che facevano delle jam session la domenica mattina nella Scuola San Giuseppe. Avevo portato con me il trombone e gli chiesi se potevo suonare con loro. Accettarono e mi proposero di fare un blues in fa. Mi preoccupai perché non sapevo che cosa fosse un "blues." Il pianista per farmi capire di che cosa si trattasse mi suonò un giro armonico del blues. Appena lo ascoltai gli dissi "ma questo è al Gir dal Bughi" (in dialetto piemontese "Il giro del Boogie Woogie) . Alla fine dopo aver terminato la session vennero tutti ad abbracciarmi."

Il disco è stato fortemente voluto da Enrico Rava per omaggiare l'amicizia che dal quel giorno lo unisce a Dino Piana "uno dei padri storici del jazz moderno In Italia e fonte d'ispirazione per tutti i giovani trombonisti" come lo descrive il trombettista nelle note di copertina del disco.

Ma gli inizi della carriera di Dino Piana non sono facili per lui—come ci racconta—"All'epoca era difficile reperire dischi o libri di musica su cui studiare in virtù anche del fatto che molti di noi non potevano permetterselo. Inoltre vivevo in un piccolo paese e l'unica possibilità era quella di suonare nella banda alle feste di piazza. Si poteva ascoltare del jazz proveniente dagli Stati Uniti alla radio. Fu mia moglie a farmi ascoltare una stazione radiofonica tedesca che trasmetteva per le truppe americane in Germania brani di Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Dal quel giorno mi appassionai al jazz. In seguito conobbi Paolo Conte con cui provavo brani da suonare nel garage di casa sua. Si trattava di brani americani ballabili che si potevano sviluppare con elementi del jazz. Ma non mi soddisfaceva del tutto perché a me interessava improvvisare sul tema e questo non si accordava con le esigenze del pubblico delle balere in cui suonavo all'epoca."

Dopo aver partecipato nel 1959 al concorso radiofonico "la Coppa del Jazz" Dino Piana ha modo di suonare con Chet Baker per poi entrare nell'orchestra condotta da Gori Kramer "Inizialmente rifiutai perché non sapevo leggere la musica"—ci confessa Dino Piana—ma Kramer insistette affiancandomi a Mario Pezzotta, primo trombone dell'orchestra. Non fu facile perché dovetti imparare la musica a memoria provando più volte i brani rispetto agli altri orchestrali. In seguito lavorando alla Rai ebbi modo, con l'aiuto di Adriano Mazzoletti, di suonare con diversi jazzisti nell'ambito di prestigiosi festival internazionali: Thad Jones, Gerry Mulligan, Paco de Lucia, Sonny Stitt, George Coleman, Carla Bley e Kenny Wheeler. Quest'ultima rappresentò per me un'esperienza diversa rispetto alle altre perché implicava un linguaggio insolito, un modo di armonizzare e fraseggiare atipico che mi affascinava molto."

Inaspettate furono invece le circostanze dell'incontro del trombonista con il contrabbassista e compositore Charles Mingus—"Quando l'agente mi telefono per propormi di registrare con il più grande contrabbassista del mondo gli risposi per scherzare "ma chi, Charlie Mingus?!" "sì proprio lui" mi rispose. Conoscendo il carattere particolare ed esigente di Mingus mi rifiutai. Anche in questo caso fu mia moglie a persuadermi. Con un certo timore andai. La registrazione andò bene e con mia grande meraviglia dopo aver eseguito la mia parte solista venne a farmi i complimenti."

Nel disco Al Gir dal Bughi rimangono intatti i tratti essenziali di Dino Piana, la sua vocazione per l'avventura jazzistica fatta di liricità e poetica espresse in un distillato di note mai fine a sé stesse perché come ci dice lui "il jazz è una questione di feeling, di swing." Il figlio Franco aggiunge "la session per la registrazione del disco, durata un solo giorno, è stata una festa. Avevamo voglia di suonare insieme, è evidente dall'interplay e dalla spontaneità che traspare dai brani contenuti nel disco"—e aggiunge—"Sin da quando da bambino suonavamo insieme in casa tra me e mio padre c'è stata sempre una forte intesa, molto vera e sentita. Ritornare a registrare con lui è stata un'esperienza unica."

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