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Enten Eller all'Euro Open Jazz Festival, Ivrea
Ivrea
19.03.2014
"Parigi val bene una messa," diceva Enrico IV. La traduzione jazzistica di questo vecchio adagio potrebbe essere che ci sono gruppi, concerti, per ascoltare i quali vale la pena di sottoporsi ad un piccolo sacrificio ed allontanarsi dalla propria area di riferimento. Affrontare qualche chilometro in più del consueto.
Enten Eller è una di queste band. Anche perchè, nonostante Il quartetto sia tra i più longevi del panorama jazzistico nazionale (ha festeggiato i 25 anni di attività), e nonostante la proposta musicale sia intrigante e di altissimo livello, le occasioni di ascoltarlo dal vivo in festival e rassegne italiane sono piuttosto rare. Naturalmente fa eccezione il festival di Ivrea, dove il gruppo gioca in casa in quanto Massimo Barbiero e Maurizio Brunod non solo vi risiedono stabilmente, ma sono anche parte attiva nell'organizzazione delle manifestazioni jazzistiche che animano la cittadina piemontese [per leggere la recensione del resto della rassegna clicca qui].
In questa serata la band, arricchita dalla presenza dei sax di Javier Girottoche già in passato aveva collaborato con Enten Eller, ad es sull'album Ecubaha registrato un mix di brani storici ("Cristiana," "Pragma," "Veleno") e nuove composizioni, che sarà a breve pubblicato dall'etichetta Splasc(H).
Come di consueto il gruppo ha onorato il nome che porta (Enten Eller, o Aut Aut, è il titolo di un'opera di Kierkegaard), muovendosi all'interno di una serie di opposti musicali. Delicate melodie e momenti di liberissima improvvisazione, frammenti di progressive e genuino jazz, ricerca strumentale e riff rock, momenti corali e scomposizioni del gruppo in micro-ensemble (solo, duo, trio). Il tutto, spesso all'interno di un singolo brano e coprendo l'intera gamma delle dinamiche.
Del resto, sono gli stessi membri della band ad avere caratteristiche molto differenti e, ad uno sguardo superficiale, incompatibili tra loro. Nel corso del concerto, se Brunod ha caricato la sua chitarra di elettricità e colori rock, Alberto Mandarinicon la limpidezza del suono della sua trombaè stato invece evocatore di orizzonti classici. Giovanni Maier ha puntato volentieri verso il free mentre l'ospite Girotto ha portato gli echi torridi della natia Argentina. Dal canto suo Barbiero, sornione dietro ai tamburi, ha diretto il traffico da consumato organizzatore di suoni.
Al di là delle peculiarità dei singoli musicisti, e della capacità del gruppo di trovarein modo apparentemente semplice e spontaneouna sintesi coerente, la forza della band risiede però nel lasciare che sia l'estro del momento a determinare la direzione in cui la musica fluirà. Per dire: in questa serata l'organico si èper la prima volta in 25 anni di attivitàabbandonato ad un tango. Un tango certo poco tradizionale, sbilenco e angoloso. Ma ricco di emozione.
"Parigi val bene una messa," diceva Enrico IV. Un concerto di Enten Eller val bene un viaggio, come i filmati nella sezione 'videos' illustrano.
Foto
Paolo Dezutti.
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