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Dolomiti Ski Jazz - XXI Edizione

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Dolomiti Ski Jazz
10-17.03.2018
Val di Fiemme

Musiche che hanno coperto un'ampia gamma di linguaggi ed orizzonti espressivi, pubblico numeroso e plaudente ... Il bilancio musicale di questa XXI Edizione del Dolomiti Ski Jazz non può che essere molto positivo. Meno felice il bilancio meteorologico. Il maltempo ha infatti cercato di guastare la festa, ma su questo gli organizzatori non hanno ovviamente nessun controllo. Diamo anzi loro atto di aver saputo interpretare al meglio l'evoluzione del meteo e di aver portato all'interno dei rifugi solo quei concerti che, se collocati come previsto sulle terrazze a bordo delle piste da sci, si sarebbero svolti in condizioni proibitive.

Come di consueto, la programmazione del festival si è articolata lungo due direttrici. L'intrattenimento di qualità nei concerti dell'ora di pranzo, dove hanno trovato ampio spazio voci femminili (Shanna Waterstown, Francesca Bertazzo Hart, Eva Emingerova), rivisitazioni di standards (il quartetto di Alberto Marsico, il trio di Marco Castelli) e proposte più "danzanti" come la Tiger Dixie Band e l'Africa dei Kora Beat.

Tra le proposte serali, il festival si è aperto con il concerto del quintetto di Gegé Telesforo, musicista che grazie alla sua attività di presentatore radiofonico e televisivo (e ovviamente grazie ad una musica orecchiabile ed accattivante) riesce a raggiungere anche un pubblico generico, non frequentatore abituale del jazz. Palacongressi di Cavalese pieno, dunque, e grande entusiasmo per una musica ricca di contaminazioni (da James Brown a Bob Marley), molto ben studiata a tavolino, che tra obbligati e stop di grande efficacia cattura con intelligenza e mestiere l'attenzione del pubblico.

Meno riuscito il concerto "Respirart" del pianista francese Christian Sauvage, molto attento al flusso melodico ma poco lucido nella sintesi dei mille riferimenti cui ha attinto (da Keith Jarrett alle tradizioni libanesi, da Gabriel Fauré al blues).

Gli intrecci baritonali dei Barionda (Javier Girotto, Florian Bramböck, Helga Plankensteiner, Giorgio Beberi, Mauro Beggio) ci hanno condotto verso Charles Mingus (il concerto si è aperto con "Moanin'" e si è chiuso con "Hora Decubitus") e più in generale verso un jazz allegro ed energico ma dalla scrittura fitta e meditata. Avevamo già ascoltato questo gruppo lo scorso anno al festival Lana Meets Jazz, e rispetto ad allora il già ottimo livello di coesione ed intensità ci sembra notevolmente migliorato. Grazie anche all'inserimento alla batteria di Mauro Beggio e, almeno per quanto riguarda questa serata, grazie ad un Florian Bramböck particolarmente ispirato.

È tradizione che il Dolomiti Ski Jazz coinvolga gli istituti scolastici della valle. Nel corso di questa edizione abbiamo potuto ascoltare la Big Band della Scuola di Musica "Il Pentagramma" di Tesero, che ci ha mostrato come anche in questa valle ci siano giovani che studiano e si divertono con il jazz (cosa non così scontata).

A seguire, il saxofonista Scott Hamilton (con Paolo Birro al pianoforte, Aldo Zunino al contrabbasso e Alfred Kramer alla batteria) ci ha portato in quelle atmosfere squisitamente mainstream di cui è uno degli indiscussi maestri. Un concerto che ha divagato tra colonne sonore di film con Doris Day e frammenti di storia del jazz, tra ritmiche serrate, assoli splendidamente citazionisti e qualche occasionale apertura alla contemporaneità, soprattutto da parte di Birro.

Altra buona tradizione del festival, di cui rendiamo merito alla vivace curiosità del direttore artistico Enrico Tommasini, è la presenza di musicisti pressoché sconosciuti anche agli addetti ai lavori, ma meritevoli di attenzione. È il caso degli Hardrada Quartet, giovane gruppo internazionale formato dal tedesco Daniel Buch al sax baritono, dal francese Antoine Spranger al pianoforte, dal danese Adrian Christensen al contrabbasso e dal trentino Daniele Patton alla batteria. Età media 25 anni, denominatore comune la frequenza del Nordic Master in Jazz a Århus, i quattro musicisti hanno presentato un programma fatto di composizioni originali di vaga ispirazione scandinava e ravvivate da un certo calore mediterraneo, molto articolate ritmicamente ed armonicamente. L'ambiente in cui si è tenuto il concerto (il wine bar di un hotel) non ci ha permesso di apprezzare pienamente le sfumature di questa musica, che avrebbe sicuramente meritato una situazione più raccolta. Siamo comunque certi che questi ragazzi faranno molta strada e che avremo altre occasioni di ascoltare questa valida band.

Da un quartetto di giovani promesse, ad un quartetto di musicisti ormai affermati a livello internazionale. Il Tinissima Quartet del sassofonista Francesco Bearzatti, con Giovanni Falzone alla tromba, Danilo Gallo al basso e Zeno De Rossi alla batteria, che ha chiuso in bellezza il festival presentando l'ormai consolidato progetto "This Machine Kills Fascists" ispirato alla figura di Woody Guthrie. Un omaggio ad un ribelle, ad un cantastorie, un viaggio in musica alla ricerca della libertà. Tra panorami dell'America rurale e profonda, pensieri rivolti a Sacco e Vanzetti, affettuose ed ironiche divagazioni tra generi musicali, affrontate con estremo rigore creativo ed un preziosissimo senso della melodia.

Foto: Danilo Codazzi.


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