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Akbank Jazz Festival 2013, Istanbul

Daniela Veronesi By

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Atmosfere rarefatte e dilatate, quelle che hanno caratterizzato gran parte del concerto tra rimandi blues, spiritual, jazz e rock—la ruvida malinconia metropolitana evocata da più di un brano, l'interpretazione sfilacciata di "Tomorrow Never Knows" dei Beatles, l'intensità emotiva di "I'll Overcome Someday," spiritual profondo delle radici. Non è mancata però l'energia di pezzi solari e aperti, o giocati su tempi veloci e sonorità più aggressive ("Black Sun," "Taller"), dando così la misura di un (rinnovato) incontro musicale che dopo una naturale fase di assestamento non mancherà di farsi ulteriormente apprezzare. Viaggio in cui la memoria del passato remoto, la consapevolezza radicale del presente e la forza propulsiva di un futuro che è già qui e ora scuotono e consolano.

Un tributo a Butch Morris, ideatore della Conduction®
Per Butch Morris, "musicista che non ha mai cessato di espandere i confini della musica": questa la dedica della 23. edizione dell'Akbank, cui il direttore e compositore afroamericano, purtroppo scomparso prematuramente agli inizi dello scorso anno, aveva partecipato nel 1992 (si vedano le Conduction 25 e 26) e nel 2007, e che con la comunità musicale turca, frequentata nel corso di un soggiorno di docenza triennale a Istanbul a fine anni '90, aveva intessuto un intenso rapporto.

La collaborazione con strumentisti della più diversa estrazione musicale e culturale, del resto, ha attraversato come un filo rosso le 199 Conductions numerate che Morris ha avuto al suo attivo; nell'ambito del festival, un esempio di tale poliedrica attività si è avuto grazie al documentario a cura di Vipal Monga "Black February," che si auspica circoli ben presto anche in Italia.

Incentrato sull'omonimo progetto di Morris svoltosi nel 2005 in occasione dei primi vent'anni di Conduction®—un mese ininterrotto di concerti, con un'ampia gamma di formazioni e in innumerevoli locations newyorchesi tra Manhattan e Brooklyn -, il documentario non manca di aprirsi a una riflessione sulla natura stessa della Conduction® come pratica innovativa di direzione d'orchestra all'intersezione tra idiomi e comunità musicali, come sottolineato da musicisti e critici intervistati allo scopo. Tra questi Brandon Ross, che, presente al festival con Harriet Tubman, ha ricordato con affetto l'opera e l'approccio di Morris nel corso di un panel dedicato alla figura del maestro.

Ilhan Ersahin e il suono di Istanbul
Il festival si è concluso con due ulteriori tributi a Butch Morris, l'uno previsto ufficialmente in cartellone con il concerto del Rova Saxophone Quartet, e l'altro, a cui si è potuto assistere, con la performance che Ilhan Ersahin ha dedicato spontaneamente a Morris, con cui aveva collaborato stabilmente all'interno della Nublu Orchestra, formazione newyorchese gravitante attorno all'omonimo club fondato da Ersahin nell'East Village, e di cui il sassofonista svedese di famiglia turca è il leader.

Ersahin, di casa a New York quanto a Istanbul, si è qui esibito in due progetti completamente diversi tra loro, mostrandosi a proprio agio tanto come special guest della cantante Jehan Barbur, stella in ascesa sulla scena musicale turca a cavallo tra jazz e popular, quanto nel successivo concerto in seconda serata con la sua Istanbul Session, uno tra i tanti progetti cui il sassofonista quarantottenne ha dato vita nei decenni passati (si pensi al collettivo Wax Poetic e al Love Trio, ma anche all'apertura nel 2000 del club Nublu e, nel 2005, dell'etichetta discografia Nublu Records, che sarà a breve affiancata da una stazione radiofonica, www.nublu.fm), e che vanta al proprio attivo due album, Istanbul Sessions featuring Erik Truffaz (2010) e Night Rider(2011).

"Mi incuriosiva Jehan Barbur, ma ancor più come avresti interagito con lei..."—"È la lezione di Butch," risponde Ilhan mentre in taxi passiamo da una sponda all'altra del Bosforo—viaggio nella notte di una città pulsante, tra le mille contraddizioni di crociere da rivista patinata, quartieri tradizionalmente religiosi e poliziotti in tenuta antisommossa che si aggirano oscuri per Taksim mescolandosi a famigliole e turisti del sabato pomeriggio—per spostarci dal centro culturale di Caddebostan nell'asiatica Kadiköy e arrivare al Babylon, dove lo attendono i membri della Istanbul Session. "Entrare nella musica senza dovere per forza ragionare in termini di armonia e progressione di accordi, ma sentire: dove vuole andare, come posso assecondarla?" Così, con Jehan Barbur e il suo gruppo di ottimi strumentisti, primo fra tutti il tastierista Evrim Tüzün, il tenore di Irshein si inserisce con sapiente discrezione nelle canzoni jazzate e nei brani originali in turco di Jehan (questi ultimi, più localmente idiomatici e interpretati dalla cantante con maggiore originalità e autenticità), senza per questo mancare di far sentire la propria voce di tenorista tra melodie calde e soffuse e squarci improvvisativi musicalmente più arditi, mai fini a se stessi. Un discorso, questo, sviluppato nella sua interezza con i sodali della Istanbul Session, che, battendo strade free come mai era accaduto prima, a dire di Ilhan, con questa formazione, ha coinvolto l'entusiastico pubblico del Babylon, facendolo ballare ai ritmi ipnotici intessuti dai notevoli Izzet Kizil alle percussioni e Turgut Alp Bekoglu alla batteria, e sostenuti con vigore dal valido Alp Ersönmez al basso elettrico. Definire "contaminazione" la sintesi tra tradizione percussiva e melodica turca, jazz, e funk modale che ne emerge risulterebbe limitante per un gruppo che, fedele al proprio nome, coglie appieno lo spirito delle stratificazioni sedimentate ma sempre vive di Istanbul, che prima di essere tale fu Bisanzio greco-romana, Nuova Roma-Constantinopoli, e capitale dell'Impero Ottomano...

Backstage
Un'intera parete del Bablyon è occupata dalla gigantografia della Sun Ra Arkestra che nel 1990 suona sfilando per Istiklal Caddesi nel quartiere di Beyoglu, e non a caso: un evento che ha fatto storia, e un sogno, quello di portare Sun Ra in Turchia, che i fratelli Ahmet e Mehmet Ulug e l'amico Cem Yegül realizzano, rientrati a Istanbul in seguito ad alcuni anni trascorsi in una New York tutta musicale, e dopo aver fondato l'agenzia musicale "PozitifLIVE" con lo scopo dichiarato di aprire la Turchia al jazz (e, come se n'è avuto prova al festival, anche il jazz alla Turchia).

Un'intensa attività di promozione della musica black sarebbe seguita a quel memorabile evento: non solo nell'ambito di eventi e festival organizzati da Pozitif (tra cui, dal 1993, l'Akbank), ma anche e soprattutto all'interno dello stesso Babylon, ex falegnameria riconvertita in music venue in un'oscura area di Beyoglu, Asmali Mescit, che alla fine degli anni '90 era pressocchè disabitata. Operazione culturale ardita e lungimirante, che avrebbe aperto la strada a una totale riconfigurazione del quartiere, ora uno dei più vivaci, e inevitabilmente gentrified, a ridosso della centrale Istiklal Caddesi. Una gentrificazione che tuttavia non sembra avere intaccato l'anima dell'universo Babylon, seguito da un vasto pubblico di assidui frequentatori e amici non solo per l'attenzione dedicata in più di dieci anni di vita al jazz, soprattutto nella sua declinazione free e creative—il locale fu inagurato, il 24 aprile 1999, con il concerto di John Lurie & The Lounge Lizards, seguito da Butch Morris e il suo Instabul Ensemble, e frequentato successivamente da musicisti del calibro di Joseph Bowie, Omar Sosa, Jimmy Scott, Henry Grimes, Patti Smith, The Bad Plus, Marc Ribot, Eric Truffaz e via dicendo—ma anche per l'apertura alle più diverse comunità musicali, provenienti da oltre confine o radicate sul territorio, tutte accomunate da un concetto di musica di qualità. Singoli eventi si alternano e si sono alternati negli anni a serie tematiche con cadenza quindicinale o mensile: musica balcanica Romani reinterpretata da artisti locali e internazionali nella serie "A'dan Z'ye Roman," il Turkish pop di "Eski 45'likler," o ancora "Nublu presents," week-end in cui il Nublu di Ilhan Ersahin da New York si sposta a Istanbul per presentare nuovi progetti musicali nati al suo interno.

Si lascia alla curiosità di chi legge scoprire le molte altre attività che gravitano attorno al Babylon, seguite dal team di Pozitif: persone la cui gentilezza e disponibilità si è avuto modo di apprezzare nel corso del festival, e alle quali non possiamo che augurare extra speed to your goals!

Foto
Zeynel Abidin Yaman.
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