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Mauro Ottolini: Nel cuore pulsante di Storyville

Paolo Marra By

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Il jazz vuol dire contaminazione, movimento di individui provenienti da parte diverse del mondo che hanno dato vita ad una combinazione magica
Con il disco Storyville Story, prodotto dall'etichetta Parco della Musica Records, Mauro Ottolini ci riporta nel cuore pulsante della vita artistica di New Orleans facendoci rivivere lo spirito esuberante della tradizione del jazz degli anni'20 del secolo scorso. L'album, registrato dal vivo ad Orvieto e Perugia tra fine 2018 ed estate 2019, vede Fabrizio Bosso come ospite d'eccezione, assieme a Vanessa Tagliabue Yorke, Paolo Birro, Glauco Benedetti e Paolo Mappa.

Abbiamo intervistato Mauro Ottolini che ci ha parlato di questo progetto iniziato quasi per caso— "Durante un tour in Cina con i nostri rispettivi gruppi io e Fabrizio Bosso ci siamo ritrovati in camera ad ascoltare il brano "Bourbon Street Parade" di W.C. Handy. Abbiamo deciso di suonarlo il giorno seguente, con il suo quartetto, dando vita sul palco ad una vera e propria jam. Alla base del progetto c'è una comune passione per il jazz tradizionale che mi lega non solo a Fabrizio Bosso ma anche a Vanessa Tagliabue Yorke."

Il trombonista e arrangiatore di Bussolengo aveva in precedenza omaggiato Bix Beiderbecke, uno degli esponenti più importanti del Jazz degli anni '20, nel disco Bix Factor con il progetto Sousaphonix. In questo ultimo lavoro la sua ricerca storiografica e filologica del jazz tradizionale viene ampliata—"Ho deciso di dedicare un intero disco a questo genere musicale dopo aver iniziato ad arrangiare brani nello stile di New Orleans e del Chicago jazz di artisti come King Oliver, W. C Handy o Jelly Roll Morton. Questo lavoro nasce da una profonda conoscenza della materia grazie alla frequentazione che ho avuto il piacere di avere con musicisti come Marcello Rosa, Checco Coniglio e Franco D'Andrea che è riuscito a dare una forma completamente diversa a questi stili jazzistici. Collaborare inoltre con musicisti di jazz contemporaneo come Han Bennink e Dave Douglas mi ha fatto capire come la tradizione del jazz abbia influito sui loro percorsi artistici e come questo genere musicale sia vicino al Free per quanto riguarda i spunti tematici, le variazione ritmiche espresse da collettivi. Per esempio è grazie a W.C Handy, uno dei piu prolifici compositori del '900, che si sono sviluppati quei blues pieni di sorprese armoniche, molto articolati nella loro semplicità da sembrare, nonostante l'età, ancora contemporanei."

Il disco è un corollario di brani dei padri putativi del jazz—con una marcata matrice blues—ai quali la cornice live conferisce una dimensione retrò aggiornata al nuovo millennio, frutto di un minuzioso lavoro di arrangiamento da parte di Mauro Ottolini e della personale cifra improvvisativa dei singoli musicisti sul palco. Un approccio al jazz tradizionale definito da Mauro Ottolini "come un modo per esplorare questo genere di musica, attualizzandolo senza fare copie dell'originale."

Accanto a composizioni più conosciute come "St. Louis Blues" troviamo il brano d'apertura "Bourbon Street Parade," "Beale Street Blues," "Nobody Knows When You're Down and Out," "Bleeding Hearted Blues"— omaggio a Bessie Smith—-"Swing Brother Swing" e altri... La voglia di interpretare l'essenza del jazz tradizionale nei suoi elementi timbrici ed effettistici è evidente nella scelta di strumenti tipici di questo genere musicale, a partire dallo strumento simbolo delle marching band di New Orleans, il sousaphone "uno strumento"—come ci spiega il trombonista—"inventato per marciare e che andò a sostituire, in questa tipologia di collettivi, il più scomodo basso tuba. Il sousaphone può essere visto, metaforicamente parlando, come il simbolo dello spostamento da un luogo all'altro, da uno Stato all'altro. Un concetto trasferibile nel tempo, indietro e avanti, per mescolare tutto ciò che ti rimane nella mente. Non mi sono mai creato un limite nel cercare di far interagire il passato con il presente. Ho fatto questo in tutti i miei progetti ritornando a suonare strumenti originali senza far uso di sovraincisioni: il banjo, la cornetta al posto della tromba, il theremin, l'armonium, includendo anche giocattoli creando di volta in volta situazioni nelle quali avere più possibilità timbriche a disposizione.

In Storyville Story, d'accordo con Fabrizio Bosso, ho deciso di non inserire il clarinetto allo scopo di creare il suono tipico delle band di Louis Armstrong; ho lasciato il piano, la batteria, il sausophone al posto del contrabbasso, tromba e trombone. Con gli ottoni ci siamo divertiti molto a giocare con sordina e altri effetti"—e, aggiunge,—"Fabrizio Bosso ha dato un contributo importante al progetto dando spessore ai brani che ho arrangiato. Anche Vanessa Tagliabue Yorke ha avuto un ruolo determinante nella realizzazione del disco: lei è la più importante interprete di questo genere musicale in Italia. Oltre a cantare si è cimentata nella scrittura del testo in francese sulla musica originale del brano "Si tu vois ma mère" di Sidney Bechet, in origine composto senza testo."

Il quartiere di Storyville a New Orleans, e in seguito il South Side di Chicago, rappresentarono uno snodo cruciale per lo scambio culturale senza pregiudizi tra forme musicali eterogenee, provenienti dall'Europa e Africa, nella quale si cristalizzarono i prodromi stilistici del jazz di tutto il '900. Come evidenzia Mauro Ottolini "il jazz vuol dire contaminazione, movimento di individui provenienti da parti diverse del mondo che hanno dato vita ad una combinazione magica. In quell'epoca il jazz non aveva riferimenti come è successo in seguito, non erano comparsi ancora Charlie Parker, John Coltrane, il jazz elettrico di Miles Davis o il rock di Jimi Hendrix. I musicisti che volevano ascoltare qualcosa di nuovo si riferivano a Schubert, Stravinsky o all'arie francesi e italiane suonate alla French Opera House di New Orleans. Purtroppo oggi i giovani musicisti jazz hanno perso il contatto con questo importante bagaglio musicale che rappresenta il jazz tradizionale nel quale si possono ritrovare delle melodie ancora attuali. Si dovrebbe andare più indietro nel tempo, riscoprendo il periodo del jazz antecedente al Be Bop o Hard Bop, allo scopo di acquisire una piu ampia visione musicale." Il disco Storyville Story è un'opportunità per intraprendere questo viaggio a ritroso nel continuo mutare delle forme del jazz, per ritrovarne la vera essenza, e da essa ripartire per altre inaspettate e affascinanti direzioni.

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