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Dolomiti Ski Jazz – Edizione 2026
Courtesy Danilo Codazzi
Val di Fiemme, Val di Fassa, Val di Cembra
0615 marzo 2026
Mentre nel mondo imperversano venti di guerra, in questo angolo del Trentino ci sono persone, come Enrico Tommasini e lo staff del festival Dolomiti Ski Jazz, che da trent'anni (trent'anni!) si impegnano con tenacia e passione per portare nelle valli di Fiemme, Cembra e Fassa, cultura, bellezza, musica.
Il festival, come ben sappiamo, ha anche una vocazione turistica. I concerti che si svolgono durante il giorno nei rifugi sulle piste da sci tendono quindi a privilegiare un ascolto immediato e diretto, l'intrattenimento e il divertimento, sia pure di ottima fattura. Come ben detto dallo stesso Tommasini, "la sfida è proporre concerti capaci di soddisfare i grandi intenditori e allo stesso tempo di avvicinare i meno esperti. I concerti nei rifugi possono coinvolgere e affascinare un largo pubblico, gli appuntamenti serali nei teatri offrono la possibilità di godere di concerti di altissimo livello grazie ai grandi nomi in cartellone."
Tra i concerti serali cui abbiamo assistito, segnaliamo quello degli Storytellers del sassofonista Simone Alessandrini, con Antonello Sorrentino a tromba e flicorno, Federico Pascucci a sax tenore e clarinetto, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Marco Zenini al basso, Riccardo Gambatesa alla batteria. Una formazione molto unita e coesa, con dieci anni di attività, tre album all'attivo (rispettivamente dedicati alla Resistenza, alla follia e al mito di Circe) e che, come indica il nome stesso della band, ama dare alla propria musica la forma di un racconto. Tra echi sudamericani, di Ellington, di klezmer e di bande di paese, la musica procede innescando nell'ascoltatore richiami di vaghi ricordi, una piacevole sensazione di déjà-vu, lasciando ampio spazio ai solisti ma privilegiando soprattutto l'esecuzione d'insieme, tra delicati equilibri e suggestivi intrecci contrappuntistici.
Il quartetto Alta Quota del sassofonista Pietro Tonolo, con Giovanni Giorgi alla batteria, Caterina Crucitti a basso elettrico e voce, Paolo Birro al pianoforte, ha affrontato brani originali e pagine di compositori che hanno fatto la storia del jazz (da Billy Strayhorn a Joe Henderson, da Thelonious Monk al suo "discepolo" Steve Lacy) con grande eleganza e rispetto della tradizione, tra dolcissime ballads e robusti momenti di più esplosiva improvvisazione.
Il pezzo forte del festival era però il concerto del trio del sassofonista Logan Richardson, con Jeff Tain Watts alla batteria e Riccardo Gola al contrabbasso, che ha più che egregiamente sostituito il titolare Harish Raghavan. Richardson è una vecchia conoscenza del Dolomiti Ski Jazz, che nel 2014 fu tra i primi a portarlo in Italia e che abbiamo riascoltato con molto piacere.
Anche al centro di questo concerto c'era la storia del jazz, filtrata attraverso le sue figure più innovative (da Monk, citato esplicitamente con "Evidence" a echi di Ornette Coleman distribuiti a profusione lungo tutto il set) e interpretata con grande energia ed un'intenzione decisamente free. Per certi versi un concerto d'altri tempi, con un piglio libertario come ormai non capita quasi più di ascoltare, ma dal linguaggio solidamente contemporaneo. Ciliegina sulla torta, il drumming fantasioso, potente e creativo di Watts, che ha fornito un supporto ritmico inesorabile alle furibonde galoppate del leader.
Il festival prosegue fino a domenica 15 marzo con, tra gli altri, l'omaggio per il centenario di Davis e Coltrane con il quintetto di Joe Magnarelli e Kirk MacDonald, il jazz carico di funk del quintetto della bassista polacca Kinka Glik, il pirotecnico quintetto All Stars del chitarrista Frank Gambale.
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