Alberto Pinton e il Questionario di Proust

Paolo Peviani BY

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L'atteggiamento ottimistico é un work in progress, che sto imparando a maneggiare, anno dopo anno.
All About Jazz Italia: Il tratto principale della mia musica.
Alberto Pinton: Intenzione e ambizione di creare musica mia, che rifletta la mia esperienza personale, quello che jazz, composizione e improvvisazione significano per me.

AAJI: La qualità che desidero nei musicisti che suonano con me.
A.P.: Totale libertà espressiva, modestia artistica, volontà di collaborazione per creare insieme musica immediata, immersa nel momento.

AAJI: Come musicista, il momento in cui sono stato più felice.
A.P.: Forse quando Kenny Wheeler, musicista tanto grande quanto di poche parole ed introverso, mi strinse la mano e mi fece dei complimenti sinceri alla fine di un tour con lui come compositore e solista con lo Swedish Radio Jazz Group. Ma me ne vengono in mente tanti altri. Quando si dà tutto, e quello che si dà viene apprezzato, lì si crea un momento felice, per me.

AAJI: Come musicista, il mio principale difetto.
A.P.: La costante autocritica. Ogni tanto mi farebbe bene "lasciar andare."

AAJI: La mia più grande paura quando suono.
A.P.: Sinceramente non sento mai paura, quando è ora di suonare, in scena o durante le prove; indipendentemente dalla situazione artistica la paura non è mai un sentimento presente. Forse che i decenni di studio e preparazione, e la quantità di concerti suonati, hanno creato una certa tranquillità interiore?

AAJI: Sogno di suonare.
A.P.: Più spesso come bandleader, riuscire ad organizzare tour per presentare la mia visione ad un pubblico interessato ed aperto. È sempre stato ed è ancora difficile per me trovare riscontro in organizzatori interessati a presentare i miei gruppi.

AAJI: La mia fonte di ispirazione.
A.P.: La vita, sebbene forse suoni come cliché. Dalla serenità e solitudine contemplativa in mezzo alla natura, a momenti caotici in una grande città, a persone, situazioni, scene, emozioni. I miei due figli, oggi adulti.

AAJI: I miei musicisti preferiti.
A.P.: Troppi per elencarli tutti, ma alcuni: Ornette Coleman, Hamiet Bluiett, Steve Reich, Joe Henderson, Igor Stravinski, John Coltrane, Tim Berne, Mauricio Kagel, Vinny Golia, Charles Ives, Aaron Copland, Jimmy Giuffre, Eric Dolphy, Charles Mingus, Steve Lacy, Roscoe Mitchell.

AAJI: I miei dischi da isola deserta.
A.P.: Charles Mingus MingusMingusMingusMingusMingus, Tim Berne Mutant Variations, Hamiet Bluiett Resolution, Roscoe Mitchell and the Sound and Space Ensembles.

AAJI: La canzone che fischio sotto la doccia.
A.P.: Se e quando fischio o canto, di solito sono idee mie che cerco di sviluppare.

AAJI: I miei pittori preferiti.
A.P.: Mark Rothko, Lucio Fontana, Olle Bonniér (un artista svedese, scomparso da poco).

AAJI: I miei film preferiti.
A.P.: "Il Cacciatore," "Il Maratoneta," "Il Coltello nell'Acqua."

AAJI: I miei scrittori preferiti.
A.P.: Leggo di tutto, da romanzi a thriller, preferibilmente in lingua originale. Alcuni nomi: Paul Auster, Dino Buzzati, Franz Kafka, Lee Child, Charles Bukowski, Haruki Murakami, Henry Miller, John Steinbeck.

AAJI: La mia occupazione preferita.
A.P.: Quando sono seduto davanti ad un pianoforte, con carta da musica e penna, e le idee escono, ed il tempo scorre inosservato.

AAJI: Il dono di natura che vorrei avere.
A.P.: L'ottimismo, innato. Nel mio caso l'atteggiamento ottimistico è un work in progress, che sto imparando a maneggiare, anno dopo anno.

AAJI: Nella musica, la cosa che detesto di più.
A.P.: L'ego. La musica, il risultato, deve venire prima della propria "esposizione," in qualsiasi contesto.

AAJI: Gli errori musicali che mi ispirano maggiore indulgenza.
A.P.: Normalmente non reagisco ad eventuali errori, a parte quando sono il frutto di disattenzione o atteggiamento svogliato da parte di altri musicisti. Per me personalmente ogni concerto o prova è momento di totale immersione e concentrazione, normalmente sono letteralmente vuoto, dopo un concerto.

AAJI: Il pezzo che vorrei venisse suonato al mio funerale.
A.P.: Haha, non ci ho mai pensato, ma al momento "Quiet City" di Aaron Copland, oppure, se jazz, "Mode for Joe" di Joe Henderson.

AAJI: Lo stato attuale della mia attività musicale.
A.P.: È uscito a gennaio, per l'etichetta svedese Moserobie Music Production, Resiliency, il mio ultimo lavoro di musica originale, quartetto con me al sax baritono, clarinetti e composizione, Niklas Barnö alla tromba, Torbjörn Zetterberg al basso e Konrad Agnas alla batteria. Recensito positivamente, sto cercando di promuoverlo. Abbiamo del lavoro in autunno qui in Svezia, e un tour in Giappone in primavera, uno in USA e Canada in estate, se tutto va in porto. Suonare in Italia sarebbe meraviglioso! Poi partecipazioni a concerti, festivals e registrazioni come sideman di vari gruppi, dal quintetto alla big band.

AAJI: Il mio motto.
A.P.: Lo dico in dialetto veneto: Darghea sempre! (darcela sempre, in italiano) nel senso di continuare a crescere, svilupparsi, imparare, con energia e dedizione.

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