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Steve Kuhn Trio

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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"Piacenza Jazz Festival"

Spazio Le Rotative - 22.02.2006

Il ricco cartellone del Piacenza Jazz Festival ha avuto un brillante avvio con l'esibizione del pianista statunitense Steve Kuhn, accompagnato dalla ritmica stellare formata dal contrabbassista Eddie Gomez e dal batterista Billy Drummond. Non particolarmente conosciuto dalle nostre parti, Kuhn è pianista di grande talento, dalle solidissime basi tecniche (allievo prediletto della celeberrima Margaret Chaloff, madre del baritonista Serge) e con alle spalle una carriera ricca di frequentazioni importanti.

Membro del quintetto di Kenny Dorham, pianista del quartetto di John Coltrane prima dell'arrivo di McCoy Tyner, collaboratore di Stan Getz e Art Farmer, e partner di Sheila Jordan, Kuhn è stato leader di varie formazioni che hanno trovato ricca testimonianza discografica.

Giunto alla soglia dei settant'anni, il pianista sembra ora privilegiare il trio, formazione con la quale riesce ad operare una significativa sintesi delle molteplici influenze che hanno attraversato la sua carriera musicale. Il riferimento chiaro e imprescindibile è quello di un mainstream canonico che affonda le radici nella lezione del bebop e si arricchisce di sfumature e colori variegati.

Come nell'iniziale "If I Were a Bell" di davisiana memoria, dove il caratteristico incipit giocato sulle note più acute del pianoforte si trasforma in uno swing scoppiettante, sostenuto dal poderoso walking del basso di Gomez e dalla metronomica batteria di Drummond. "Blue Bossa", celeberrima composizione di Dorham, esprime al meglio la dimensione pianistica di Kuhn: raffinatezza armonica ed esuberanza ritmica si riflettono in un magico gioco di specchi, illuminati da un inesauribile groove.

Per un sopraffino accompagnatore di cantanti, non poteva mancare l'omaggio a Billie Holiday, la jazz-singer per eccellenza, reso con una intensa versione di "Don't Explain”, ben lontana però dalla drammaticità e dal pathos che solo Lady Day era in grado di trasmettere. "Airegin", composizione di Sonny Rollins, perde parecchio dell'originale complessità a favore di una interpretazione che smussa certe spigolosità e si infarcisce di citazioni, mentre "Love Letter to My Father" è un dolente e commovente brano dedicato al padre scomparso, nel quale Eddie Gomez sfoggia la sua abilità con l'archetto.

Nel complesso un ottimo concerto, con tre musicisti ispirati, convincenti ambasciatori della tradizione jazzistica americana.


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