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Quattro soli per Improgresso

Quattro soli per Improgresso

Courtesy Neri Pollastri

Improgresso
Casa del Popolo Il Progresso
Firenze
21 marzo 2026

Da un anno e mezzo alla Casa del Popolo Il Progresso di Firenze (uno dei circoli di origine operaia diffusissimi in Toscana ed Emilia, alcuni dei quali continuano a svolgere il loro meritorio ruolo politico e culturale) si riunisce, con cadenza media mensile, un gruppo variabile ma piuttosto folto di musicisti non solo toscani, di età diverse, per dar vita a serate autogestite sotto il titolo di Improgresso. Le serate hanno forme diverse le une dalle altre, anche se finora avevano predominato le formazioni ampie (dieci-dodici musicisti), così difficili da proporre agli organizzatori e far girare in tour, approntate per suonare, opportunamente riarrangiate per quelle formazioni, composizioni dei musicisti che ne fanno parte. Sabato 21 marzo il programma era invece piuttosto diverso e prevedeva quattro soli, due con i suoni degli strumenti rielaborati dal vivo con l'elettronica, uno su strumento preparato, il quarto puramente acustico e da parte di un musicista non di ambito jazzistico.

Ha aperto le danze il contrabbassista Ferdinando Romano, che ultimamente si sta dedicando allo studio e alla sperimentazione delle possibilità che può offrire l'elettronica dal vivo affiancata dall'Intelligenza Artificiale. Il suo era perciò un solo di contrabbasso durante il quale egli stesso ha operato autocampionamenti e rielaborazioni su sintetizzatori e computer. La prima parte è così stata prevalentemente acustica, mentre andando avanti la performance si è progressivamente spostata sul versante elettronico, ove i suoni campionati dell'arco hanno assunto identità anche molto lontane dall'originale. Verso il termine il contrabbasso è stato a tratti ripreso, per suonare con il suo fantasma elettronico. Il concerto ha comunque mantenuto un ben preciso processo drammaturgico e anche i suoni elettronici hanno quasi sempre conservato un timbro che rimandava all'origine lignea. Pur nella durata abbastanza breve, una ventina di minuti, la performance è pertanto risultata non solo interessante, ma anche decisamente riuscita e apprezzabile all'ascolto.

Completamente diverso il secondo set, che vedeva in scena Ivano Battiston, esperto fisarmonicista di estrazione classica e già titolare della cattedra di fisarmonica al conservatorio Cherubini di Firenze, il quale ha proposto tre brani: una straordinaria trascrizione della "Toccata e Fuga in re minore" BWW 565 di Johan Sebastian Bach, una composizione scritta per lui da Francesco Fiorenzani e un pezzo di propria mano. Ben diversi tra loro e tutti piuttosto lontani dal clima jazzistico —il primo era una virtuosistica esecuzione del classico bachiano, il secondo un pezzo di contemporanea, frammentato e rumoristico, il terzo una danza di sapore balcanico —i tre brani hanno entusiasmato i presenti per la loro indubbia qualità, per la magistrale esecuzione di Battiston e, forse, anche perché la loro presenza un po' fuori luogo in realtà fungeva da conferma di quanto la musica sia unitaria, ben aldilà delle distinzioni di "genere."

Il terzo concerto tornava a proprio modo nel campo elettroacustico, con il trombettista Jacopo Fagioli che ha sperimentato—con tre strumenti, tromba, flicorno e trombino —un duetto con Francesco Fiorenzani —che rielaborava i suoi suoni con l'elettronica da una consolle fuori scena. Anche in questo caso l'esperienza è stata piuttosto interessante: Fagioli ha sviluppato una narrazione in più fasi, mutando strumenti e atmosfere, ma rimanendo su un piano prevalentemente lirico, mentre Fiorenzani è intervenuto con misura, senza snaturare la voce del trombettista. Il risultato è stata una performance molto godibile, dal suono personale ma con un grande equilibrio stilistico.

A concludere la serata è spettato alla pianista Esmeralda Sella, che si è esibita su un pianoforte verticale preparato sia con vari artifici meccanici —la parte superiore era riempita di bastoncini che modificavano il suono —, sia con dispositivi elettronici. Qui la performance è iniziata in modo decisamente sperimentale, con la pianista in piedi a "stizzicare" lo strumento per mezzo dei bastoncini suddetti, è poi proseguita in forme improvvisativo-contemporanee, con lavori ora astratti, ora percussivi su una tastiera che aveva suoni decisamente sordi e alterati sulle note basse. Infine, dopo un lungo lavoro esplorativo —del suono, ma anche dello strumento, con la Sella in ginocchio e con la testa infilata nella cassa bassa —si è conclusa con l'esecuzione di un brano, tematicamente tratto dal suo recente disco Magma ma eseguito in modo estremamente singolare, su tempi velocissimi e giocando con le sonorità basse del pieno preparato. Un gran momento di musica che conferma la vivace creatività della giovane artista.

In conclusione una bella serata, sperimentale ma godibile, informale ma di altissimo livello, che richiama l'attenzione sull'importanza degli spazi locali sia per l'incontro tra musicisti e per lo sviluppo della loro sperimentazione artistica, sia per ampliare le possibilità di ascolto per il pubblico. A condizione, certo, che gli spazi siano disponibili aprirsi a iniziative non commerciali e di ricerca, le quali —come in questo caso —possono rivelarsi tutt'altro che elitarie o di difficile ascolto.

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