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Tomasz Stańko: Desperado - An Autobiography

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Tomasz Stańko: Desperado, An Autobiography
Tomas Stańko con Rafał Księżyk
358 Pagine
ISBN-13 978 180050 2222
Equinox Publishing
2022

Edito in prima edizione polacca nel 2010, il libro-intervista di Tomasz Stańko è ora pubblicato in lingua inglese dalla britannica Equinox che ha rispettato meticolosamente il testo originale, aggiornando la cronologia e la discografia al 2018, anno della morte del trombettista. L'unica differenza evidente riguarda la foto di copertina.

Il volume è il risultato di lunghe interviste condotte dal giornalista e scrittore polacco Rafał Księżyk tra il luglio 2008 e il maggio 2009, interviste che si sviluppano in capitoli ordinati cronologicamente anche se al loro interno i percorsi sono liberi e il flusso dei ricordi si mischia a riflessioni personali, considerazioni sulla vita, la tossicodipendenza, il jazz e l'arte in generale.

Focalizziamoci principalmente sulle questioni musicali. La singolare struttura di Desperado si rivela un pregio, per la capacità di andare oltre la tipica autobiografia di un musicista jazz. Stimolato dalle domande di Księżyk, il trombettista polacco affronta argomenti anche strettamente personali, che rivelano i retroscena del suo percorso biografico, e offrono una chiave di lettura significativa sugli sviluppi del jazz moderno in Polonia, con protagonisti come Krzysztof Komeda, Adam Makowicz, Zbigniew Seifert, Michal Urbaniak, Zbigniew Namyslowski fino a considerare i nuovi esponenti.

I ricordi e le riflessioni di Stańko gettano anche una luce sulle dinamiche sociali che hanno permesso al jazz polacco di svilupparsi tra più creativi del continente europeo, sin dagli anni della cosiddetta "cortina di ferro." Fino al 1989 la Polonia apparteneva al blocco sovietico e i musicisti hanno affrontato grandi difficoltà (specie negli anni '50 e '60) a conoscere gli sviluppi del jazz statunitense e frequentare gli ambiti musicali dell'Europa occidentale.

Anche per il clima chiuso e frustrante della società stalinista, il jazz rappresentò per molti giovani musicisti un momento di libertà, che veniva coniugato col massiccio uso di alcoolici (e per alcuni come Stańko anche col consumo di hashish, anfetamine e varie sostanze d'abuso). "Vivere al limite" è stato il motto del trombettista fino a tutti gli anni ottanta, quando la sua vita ha ricalcato i drammatici percorsi di vari jazzmen statunitensi. Un'esistenza che poi trovato un nuovo assetto negli anni novanta, quando il trombettista ha voltato pagina e incontrato il pieno successo internazionale con le incisioni per l'ECM. Da queste interviste la figura di Tomasz Stańko emerge nella sua complessità psicologica e artistica. Il jazz e l'improvvisazione hanno rappresentato una filosofia di vita e la sua creatività s'è espressa anche nei momenti più bui, coniugando il lirico pathos del suo strumento al lessico d'avanguardia.

Lo struggente mood della tradizione musicale slava ha improntato il suo stile tanto quanto le composizioni di Komeda, che conobbe nel 1963, quando aveva 21 anni (ma già proficue esperienze con i suoi Jazz Darings, tra i primi gruppi free in Europa) e con cui ha inciso il monumentale Astigmatic. Come nelle migliori tradizioni del jazz, seppe che Komeda lo stava cercando e si presentò. Dopo un breve incontro e due giorni di prove debuttarono al Jazz Jamboree. "Non conoscevo quelle composizioni, eccetto "Crazy Girl"—ricorda Stanko—Erano partiture difficili, fisicamente impegnative, con lunghe parti complicate. Ma le ho suonate." Komeda aveva dieci anni più di lui e la sua relazione era improntata al rispetto. I loro rapporti riguardavano soprattutto la musica. "Il suo talento era tale che non aveva bisogno di dire nulla, eppure era tutto chiaro."

All'album Astigmatic è dedicato un intero capitolo, tra i più interessanti del libro. Precisa che fu inciso nell'ottobre 1965 (e non in dicembre, come scritto in copertina) di notte, nella sala vuota dopo una serata del Jazz Jamboree. Altri momenti significativi del libro riguardano il sodalizio con il violinista Zbigniew Seifert e le incisioni di Music for K, il ruolo del critico e produttore Joachim Berendt, la lunga collaborazione con Edward Vesala e la prima sessione di registrazione per la ECM del 1975 (Balladyna). Alla relazione con Eicher, che fu ripresa un ventennio dopo, il testo dedica gli ultimi capitoli.

La parte centrale del volume dà prevalenza alle esperienze di vita del trombettista e un posto centrale assumono le figure femminili e le sostanze d'abuso. Stanko mette a nudo la sua vita senza schivare domande imbarazzanti. Senza più una casa dove stare, visse per un periodo nel magazzino cieco di un club di Varsavia. Un amico dipinse una finestra sulla parete per rendergli il soggiorno meno penoso.

Dopo 12 anni di tossicodipendenza la rinascita iniziò nei primi anni novanta grazie alla scrittura nel gruppo Octet Ost di Christian Muthspiel, con cui suonò anche al festival di Bolzano. Le ultime ottanta pagine del volume riguardano la fase creativa finale con l'ECM: le incisioni di Leosia, Litania, From the Green Hill, Soul of Things e altri magistrali lavori.

Per concludere, Desperado è un libro intenso e ricco d'informazioni per chi ama e segue il jazz e il suo mondo, ma può affascinare un pubblico ampio per l'ampiezza dei riferimenti nei campi di arte, poesia, filosofia, letteratura. Un aspetto che capita raramente nelle biografie dei musicisti jazz.

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