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Open Land: Meeting John Abercrombie
Arno Oehri & Oliver Primus Open Land -Meeting John Abercrombie
ECM Records
2018
Già presentato al pubblico europeo e statunitense attraverso alcune proiezioni in festival cinematografici, il documentario sul chitarrista John Abercrombie approda anche in DVD grazie alla distribuzione della ECM, la label per la quale Abercrombie ha inciso gran parte della sua produzione discografica. Il lavoro, che ha richiesto alcuni anni di lavoro da parte della coppia formata dal regista Arno Oehri (artista multimediale e filmmaker del Liechtenstein) e dal produttore Oliver Primus (musicista e articolista svizzero), si è purtroppo nel frattempo trasformato in un tributo alla memoria dell'artista, scomparso nell'Agosto 2017, pochi mesi prima che il documentario fosse ufficialmente presentato al pubblico.
Non è mai facile condensare in 90 minuti tutta la vita di un artista, e infatti la coppia Oehri-Primus non ci prova neanche, scegliendo un approccio minimale e intimista, andando a trovare il chitarrista a casa sua e facendolo parlare in modo spontaneo e naturale degli avvenimenti principali nella sua vita e nella sua musica, in massima parte coincidenti. Così lo accompagnamo a Greenwich nel Connecticut per vedere la casa dove ha vissuto durante tutta l'infanzia e l'adolescenza, ascoltando contemporaneamente il racconto della scoperta della musica attraverso il rock'n'roll di Chuck Berry e Fats Domino; l'acquisto da parte dei genitori della sua prima chitarra, una acustica, ma lui voleva una elettrica, che sarebbe arrivata subito dopo; l'incontro col jazz, attraverso i dischi di Barney Kessel (che gli fa capire come si possa suonare la chitarra in modo diverso), Dave Brubeck e Miles Davis; il trasferimento a Boston per studiare al prestigioso Berklee College of Music, e le prime esperienze come musicista; l'ascolto dei grandi jazzisti che si esibivano nei club della zona; la prima incisione come sideman nel gruppo di un organista nel 1968 (per la cronaca, il disco è Nasty, e l'organista Johnny "Hammond" Smith, curiosamente non nominati nel racconto). Non manca il racconto di un episodio drammatico come l'incendio della sua casa il 7 Dicembre 2003, che ha portato alla perdita di quasi tutto ciò che possedeva, ma anche la testimonianza amorevole della moglie Lisa, compagna di una vita, sui loro primi anni insieme.
Il documentario coglie anche altri momenti della vita quotidiana del chitarrista, dalla prova di una nuova chitarra costruita per lui dal liutaio Ric McCurdy all'insegnamento dello strumento per una classe di suoi allievi, passando naturalmente attraverso la musica suonata. Per gli appassionati, il pezzo forte del documentario è l'esecuzione del brano "Another Ralph's" insieme al batterista Adam Nussbaum e all'organista Gary Versace (nell'occasione anche intervistati a proposito del loro rapporto umano e professionale con Abercrombie) al Tangente Club di Eschen (Liechtenstein) nel 2014. Il brano, riscrittura di una sua precedente composizione dedicata al grande amico Ralph Towner, è incluso per intero nel DVD. Verso la fine, assistiamo anche a un frammento di una jam session domestica in compagnia di Rob Scheps (sax soprano), Eliot Zigmund (batteria) e David Kingsnorth (contrabbasso) nel 2015, mentre il resto della colonna sonora è composto da brani tratti dai suoi dischi ECM.
La chiusura del film, dopo una breve disquisizione del chitarrista sulle sue tecniche di improvvisazione, è affidata al racconto di come è nato quello che è forse il suo brano più famoso, "Timeless," composto per l'album omonimo del 1974, sua prima incisione da leader. Inizialmente improvvisato sopra un bordone in Mi maggiore sostenuto dal tastierista Jan Hammer mentre Jack DeJohnette contribuisce all'atmosfera usando le bacchette (anziché le spazzole come avrebbe fatto la maggior parte dei batteristi), il brano ha una particolare qualità che lo pone al di fuori di una precisa collocazione temporale, contemporaneamente vecchio e nuovo, il che ha portato alla scelta del titolo, che d'altra parte descrive bene tutta la musica del chitarrista, caratterizzata da uno stile felpato dovuto all'abbandono dell'uso del plettro, per ottenere un contatto diretto del pollice con le corde del suo strumento, tecnica allora usata da pochissimi chitarristi jazz tra i quali spicca Wes Montgomery (uno dei principali ispiratori dello stile di Abercrombie).
Pur nei limiti imposti dal formato, il documentario riesce a fornire un sincero ritratto di base, molto essenziale, dell'uomo e del musicista, lasciando a chi tra gli spettatori si sentisse stimolato e sollecitato il compito di dedicarsi ad eventuali approfondimenti. Difficile pretendere di più; al di sopra di un certo livello di conoscenza, è la musica a dover parlare per se stessa. E quella del chitarrista ha sicuramente molte cose da dire a chi si ponesse in ascolto attento.
Il film è disponibile al momento solo in SD su supporto DVD con audio inglese e sottotitoli francesi, tedeschi e spagnoli.
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