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Nicola Angelucci: Il ritmo dei cambiamenti

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Per me esiste una sola "musica" fatta di tanti generi musicali ed ho cercato sempre di interpretarla nella maniera più autentica rimanendo il più possibile me stesso
Con il suo ultimo lavoro, Changes (Flying Spark), Nicola Angelucci ci trasporta nella nostalgica liricità della tradizione musicale italiana, espressa attraverso una scrittura musicale fresca e allo stesso tempo profonda che non lascia spazio a meri formalismi ma soltanto alle emozioni più riflessive. Con gli undici brani contenuti nel CD il batterista e compositore dà vita ad una sequenza di suggestioni basata sul gioco delle parti, tra ritmo e melodia, che prende le mosse—come ci racconta—"dall'idea di cambiamento che si trova alla base del CD e che negli ultimi anni mi ha coinvolto in particolare a livello compositivo. Per questo motivo, ho voluto registrare un lavoro interamente composto da brani originali nei quali dare maggiore spazio alla melodia rispetto alla matrice ritmica che mi appartiene come batterista."

A dare maggiore profondità all'idea musicale di Angelucci contribuiscono Gabriele Mirabassi al clarinetto, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Olivia Trummer al piano e voce. "La scelta dei musicisti che mi accompagnano nel lavoro"—continua Angelucci—"è stata influenzata proprio da questa esigenza di cantabilità dei brani. Con loro condivido la tendenza a dare più importanza alla musica rispetto allo strumento.

Con Luca Bulgarelli ci conosciamo dai primi tempi che mi sono trasferito a Roma. In quel periodo faceva parte del trio di Enrico Pieranunzi con cui successivamente sono stato chiamato a collaborare. È il contrabbassista con cui ogni leader vorrebbe suonare perché ti tiene sempre con le orecchie e la mente ben aperti, stimolandoti continuamente mentre sei in sala di registrazione o sul palco.

Ho iniziato invece a suonare con Gabriele Mirabassi nel 2006 nei lavori di Stefania Tallini. Da subito si è instaurato con lui un intenso feeling musicale. A seguito di ciò mi sono ripromesso che l'avrei coinvolto all'interno di un mio lavoro appena fosse stato possibile e questo disco si è rivelata l'occasione giusta per poter realizzare questo desiderio."

Angelucci inizia a collaborare con Olivia Trummer nel 2016 nell'ambito del "Panorama Music Festival" in Val Di Fassa, nel corso del primo tour italiano della musicista tedesca. Con la sua voce elegante e versatile Olivia Trummer esprime con naturale eleganza la poetica racchiusa nell'album creando un mondo immaginario dalle atmosfere rarefatte, esotiche e surreali di Felliniana memoria. Questa sinergia tra musica, poesia e voce nasce—come ci racconta Angelucci—"dalla volontà di Olivia di scrivere i testi per la musica che avevo composto per l'album. Il risultato è stato molto soddisfacente e di grande importanza per il risultato finale, perché Olivia, come d'altra parte Bulgarelli e Mirabassi, sono dei musicisti a cui puoi affidare la tua musica con la consapevolezza che ne tireranno fuori il meglio." Angelucci e Olivia Trummer hanno collaborato in precedenza anche col cantante Mario Biondi nel suo ultimo lavoro Dare—"tra il 2008 e il 2009 ho intrapreso una serie di tournée con Mario Biondi di circa quaranta date. In seguito si è presentata l'occasione di collaborare ancora insieme quando poco prima della pandemia ci siamo rincontrati a casa sua. In quell'occasione ha conosciuto Olivia che era con me, con cui per puro divertimento ha improvvisato dei brani. Da questa situazione informale è seguita la nostra partecipazione al suo ultimo disco Dare nel quale io ed Olivia siamo presenti in tre brani insieme a Matteo Bortone. Inoltre Olivia ha scritto sette testi per le musiche di Biondi, di cui tre sono stati poi inseriti nell'album. Mario Biondi è un altro musicista preparato, con cui è molto coinvolgente stare sul palco."

L'album rappresenta per Nicola Angelucci una sorta di sintesi di tutte le esperienze messe da parte nel corso del suo percorso umano e artistico nel quale le radici tradizionali e ancora di più il supporto della famiglia hanno avuto un ruolo essenziale nella sua crescita come jazzista-"ho iniziato presto a suonare, all'età di undici anni, insieme a un amico fisarmonicista che ne aveva tredici. Suonavamo il liscio, genere musicale molto radicato nella tradizione abruzzese, regione nella quale sono nato. In seguito sono passato ad un'orchestra-spettacolo con cui mi esibivo nelle feste di paese, per poi iniziare ad interessarmi al rock e al pop. L'avvicinamento al jazz è stato stimolato dalla presenza nel paese in cui vivevo di alcuni jazzisti come Max Ionata che mi facevano ascoltare dischi di Weather Report, Stan Getz e Chet Baker. La passione per il Jazz nel tempo è cresciuta fino al punto di farmi prendere la decisione di intraprendere il percorso come jazzista. Non ancora ventenne andai per la prima volta ad Umbria Jazz dove ho incontrato Fabrizio Bosso che in quell'occasione suonava insieme a Maurizio Giammarco in una delle piazze di Perugia.

Con Bosso collaboro ormai da nove anni all'interno del quartetto con cui ho registrato l'ultimo lavoro We4"—e continua—"Tutte le esperienze che musicalmente ho vissuto mi hanno forgiato come artista facendomi acquisire un background variegato composto da diversi pezzi che insieme hanno dato forma al musicista che sono adesso. Per me esiste una sola "musica" fatta di tanti generi musicali ed ho cercato sempre di interpretarla nella maniera più autentica rimanendo il più possibile me stesso."

In questo periodo Nicola Angelucci sta lavorando al nuovo disco di Olivia Trummer, in uscita il prossimo febbraio, con Rosario Bonaccorso e con la presenza in alcuni brani di Fabrizio Bosso e Kurt Rosenwinkel, per poi portare in concerto, nel corso dell'estate prossima, il disco Changes. Sicuramente un'altra occasione per immergerci nella musica evocativa di un batterista che nella composizione ha trovato il senso di un viaggio personale che appartiene a tutti noi.

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