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Film Review

Michael Bloomfield: From His Head to His Heart to His Hands

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Michael Bloomfield
From His Head to His Heart to His Hands
Sony Legacy Music
2014

Il ricordo dell'arte chitarristica sopraffina di Mike Bloomfield va adeguatamente tenuto vivo per i molti estimatori, ma anche per le giovani generazioni che non hanno avuto modo di conoscerlo direttamente. Questo è il compito importante che la Sony Legacy ha fatto proprio con questo bellissimo box. Bloomfield non è rimasto a lungo su questo pianeta, purtroppo. Infatti una stupida overdose se lo è portato via in un freddo e lontano mese di febbraio del 1981, dopo che i suoi ultimi anni erano stati caratterizzati da alti e bassi che però non hanno mai messo in dubbio la sua grandezza e originalità.

Bloomfield era nato a Chicago il 28 luglio del 1943, da una famiglia ebraica di imprenditori che era diventata molto ricca producendo attrezzature da cucina. Il padre non sopportava la sua passione per la chitarra, ma questo ostacolo servì semplicemente per rafforzare il legame del giovane Bloomfield con la musica e le sei corde. In compenso la madre Dorothy lo ha sempre difeso e spesso 'Bloom' gli ha dedicato le sue canzoni. Lo stesso vale per il fratello minore Allen, che lo ha sempre sostenuto e ancora oggi cura i rapporti con le case discografiche per salvaguardare l'arte di questo grande chitarrista che si manifestò soprattutto nella seconda metà degli anni sessanta.

Ben presto il giovane Michael cominciò a cercare la sua strada nelle zone più malandate di Chicago, alla ricerca delle radici del blues. Partì soprattutto con la chitarra acustica, accompagnando vecchi bluesman di colore, ma ben presto si dedicò alla chitarra elettrica e ottenne di fare alcuni provini con il leggendario John Hammond, il produttore della Columbia che aveva scoperto, fra l'altro, il geniale Charlie Christian. Dopo alcune peripezie e false partenze, Bloomfield entrò nel gruppo di Paul Butterfield e divenne immediatamente il punto di riferimento nella chitarra blues bianca.

In questo eccellente antologia, composta da 3 CD, un DVD ed un bellissimo libretto, viene ripercorsa la sua storia, con particolare attenzione per quello che Bloomfield realizzò negli anni sessanta, a partire dall'avventura più famosa, quella con Al Kooper, per la celeberrima Super Session e i successivi concerti live al Fillmore West e al Fillmore East. Lo stesso Al Kooper ha curato amorevolmente la realizzazione di questo box, facendo tutte le scelte giuste per mettere in luce la meravigliosa arte del suo partner storico.

Non mancano episodi inediti e brani tiratissimi tratti dalle collaborazioni di Mike Bloomfield con Paul Butterfield, con Bob Dylan, con gli Electric Flag (che aveva fondato assieme ad Harvey Brooks, a Buddy Miles e ad altri). Non manca mai la sua profonda passione per il blues e il soul, non manca mai la sua eccellente capacità di fare cantare la chitarra. L'episodio ben noto, raccontato nel suo libro da Al Kooper (in caso, cliccando qui trovate una sintesi), avvenuto in occasione della seduta di registrazione di "Like a Rolling Stone," lascia intravedere molto bene l'eccellenza di Bloomfield come chitarrista e la sua semplicità come essere umano che faceva il paio con la sua profonda indifferenza per lo star system. Un grandissimo, davvero.

I tre CD contengono 46 brani, compresa una intensa versione live di "The Groom's Still Waiting at the Altar," registrata il 15 novembre del 1980 al Warfield Theater di San Francisco, con Mike Bloomfield ospite di Bob Dylan e della sua band. Una sorta di canto del cigno, visto che esattamente tre mesi dopo il mondo non lo ebbe più fra i suoi abitanti. Lo stesso Bob lo presenta dal palco con termini assolutamente elogiativi. E, conoscendo lo stile molto parsimonioso e asciutto del menestrello di Duluth, va aggiunto che non è che la cosa sia successa molto spesso...

Il DVD contiene un bel filmato, intitolato "Sweet Blues," di circa un'ora, che raccoglie testimonianze preziose raccolte fra gli amici di Mike Bloomfield, compresi l'impresario Bill Graham, l'amico Nick Gravenites, la moglie Susan. Non mancano riprese di Bloomfield sul palco con la sua amata chitarra (per esempio con gli Electric Flag a Monterey). Buona parte delle interviste erano state registrate pochi anni dopo la morte di 'Bloom' per un documentario che poi non si era fatto e finalmente l'occasione per montare questo ottimo materiale è arrivata. Meglio tardi che mai.

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