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James Blood Ulmer - David Murray & The Blues Orchestra
Teatro Manzoni - Milano - 29.01.2012
Si parte, un po' a sorpresa, con un brano di Charlie Parker. Giusto per scaldare il motore, aggiustare i suoni, sciogliere i muscoli. Nulla di clamoroso, s'intende, ma una sorta di rito propiziatorio per le scorribande a seguire. Poi arriva il blues. Già, perché The Blues Orchestra è il nome dell'ensemble che si presenta sul palco del Teatro Manzoni e David Murray e James Blood Ulmer sono i due profeti che durante la loro carriera hanno affrontato la musica del diavolo a vario titolo e da diverse prospettive musicali. Un bizzarro segno del destino vede incrociare nuovamente le loro strade a distanza di trent'anni dal loro primo incontro quando nel 1980 in No Wave il Music Revelation Ensemble di Ulmer ospitò il giovane polistrumentista di Oakland in un incisione che miscelava con energia free, rock, funky e musica cubana.
Poi arriva il blues si diceva. La voce di Blood Ulmer provoca brividi lungo la schiena, la chitarra, scarna, quasi rozza nella sua espressività, segue percorsi personali, fuori dai sentieri battuti, sintesi perfetta tra radici rurali e contaminazioni metropolitane, tra suono puro e distorsione provocata da valvole e cavi elettrici. L'orchestra diretta da David Murray dovrebbe esaltare le preziosità della leggenda del blues attraverso un gioco di contrasti tra sezioni, coloriture particolari, direzioni imprevedibili impresse al gioco degli incastri. E invece quello che sembra rivelarsi un filo comune a tutta l'esibizione è una certa prevaricazione dei volumi sul lavoro spesso pregevole dei solisti di turno.
Anche l'organizzazione complessiva dei brani abbinata ad arrangiamenti non sempre all'altezza, ora semplicisti con scontate sequenze di assoli, ora un po' farraginosi, penalizzano l'idea di fondo del progetto, quella dell'incontro tra le radici della black music con il jazz più libero e avanzato. L'esibizione è una prima mondiale e probabilmente il progetto necessita di una maggiore messa a fuoco che ne delinei più nitidamente i confini e ne faccia intuire con chiarezza gli sviluppi. Non a caso i momenti più riusciti sono parsi quelli dove l'orchestra ha imboccato i sentieri del funky e del rhythm and blues, tracciati dalle sonorità vintage dell'organo di Llorence Barcelo e del basso elettrico di Jaribu Shahid, irrobustiti da una sezione ottoni finalmente brillante e da ance coese e compatte.
James Blood Ulmer, ospite di lusso più che protagonista, si è mosso nell'arco dell'esibizione su binari secondari o paralleli rispetto alla big band così che la scintilla ha faticato ad accendersi, ad innescare la magia di un promettente come-back. E David Murray? Si è dedicato quasi esclusivamente alla conduzione, dettando ritmi, imbeccando i solisti di turno, lanciando segnali con misurata gestualità. Peccato, verrebbe da dire, perché nelle rarissime occasioni in cui ha imbracciato il fido sax tenore ha incendiato la platea con forza, fantasia ed una voce strumentale riconoscibile tra mille.
Foto di Roberto Cifarelli.
Altre foto di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.
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