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David Kikoski & Joe Locke 4tet
Il ritorno del jazz nella città dello stretto è di quelli che merita di ricevere la giusta attenzione da parte dei media nazionali. Dopo le esibizioni negli anni `80 di personaggi del calibro di Max Roach e Anthony Braxton è seguito ben poco e finalmente grazie all'impegno del nuovo sindaco, che ha rinunciato al suo introito di primo cittadino per finanziare gli apettacoli estivi, si è potuto mettere su un cartellone di concerti con nomi nazionali ed americani.
L'esordio - presso la bella Villa Dante - lo ha fatto il quartetto del pianista David Kikoski insieme al vibrafonista Joe Locke, accompagnati dal contrabbassista Ed Howard ed dal batterista Gary Nowak. Un gruppo simile, come strumentazione, al famoso Modern Jazz Quartet, ma le cui coordinate musicali, sono di tutt'altro genere. Kikoski è un pianista dalla forte carica ritmica, radicato nel modern bop ma è stato pure capace - cosa non semplice nel genere - di sviluppare un proprio linguaggio improvvisativo. Da anni lavora come sideman di lusso, prima nel gruppo di Roy Haynes ed in seguito su incisioni pubblicate dalla Criss Cross per musicisti come Wycliff Gordon e Alex Sipiagin senza tralasciare di incidere, con parsimonia, da leader.
Il concerto è iniziato con una sua composizione, "Slunder", seguito dallo standard di Dave Brubeck "In Your Own Sweet Way". Insieme a lui Joe Locke è stato autore di lunghi assoli utilizzando la tecnica delle quattro bacchette. Il vibrafonista americano è un maestro del proprio strumento ed è capace di estrarne tutto il possibile, in termini ritmici ed armonici. Sembra che per lui non ci siano confini tecnici e solo la coerenza stilistica del gruppo pone dei limiti alla sua esuberante fantasia. Ha suonato infatti rispettando le dinamiche del quartetto, apparso abbastanza compatto e con le idee chiare sul da farsi.
Original e standard si sono susseguiti in un continuo flusso sonoro, lasciando agli spettatori il compito di riconoscere le armonie più celebri in mezzo al mascheramento ritmico eseguito con superba maestria, specie nel finale "You Don't Know What Love Is", aperto in solo da Locke che con disinvoltura ha fatto tutto il possibile con la melodia e le armonie di questo famoso brano prima di lasciare spazio all'intero gruppo.
Bravissimi i due comprimari Ed Howard e Gary Nowak, abili nel dare swing ai complessi ritmi proposti dai due leader. Da sottolineare la grande professionalità di Kikoski nel suonare un pianoforte a coda che spesso ha dato l'impressione di essere acusticamente un pianoforte elettrico, tanto era povero di armonici. Senza fare alcuna bizza da primadonna, si è messo all'opera sembrando quasi un folletto entusiasta di esibirsi davanti al pubblico messinese.
Un concerto riuscito, cui ne seguiranno altri quattro e che ha segnato l`importante ritorno di un ciclo estivo di concerti jazz nella città dello stretto.
Foto di Andrew Hovan
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