Home » Articoli » Live Review » Vivere Jazz Festival

1

Vivere Jazz Festival

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

View read count
Teatro Romano - Fiesole (FI) - 28.06-01.07.2007

L’edizione 2007 del Vivere Jazz Festival di Fiesole, la terza, è stata interamente dedicata alla ECM: il programma - definito dal direttore artistico Stefano Bollani, fresco dell’eccellente CD Piano solo, edito dalla medesima etichetta - includeva infatti esclusivamente artisti della etichetta tedesca, alcuni dei quali hanno svolto workshop e incontri con il pubblico. A margine della rassegna, inoltre, era aperta una mostra che esponeva alcune delle celebri copertine dei dischi della label bavarese ed era in programma un incontro con il suo fondatore e patron, Manfred Eicher, con la presentazione del sontuoso volume Horizons Touched. The Music of ECM, curato da Steve Lake e Paul Griffiths e pubblicato dalla londinese Granta Books.

Purtroppo, un contrattempo ha impedito ad Eicher di essere presente, ma la presentazione si è svolta egualmente, con la partecipazione di Tim Kotowich, responsabile internazionale del marketing dell'etichetta, di Roberto Masotti, che la rappresenta in Italia, di Luca Conti di “Musica Jazz” e di Alessandro Rigolli della “Casa della musica” di Parma. Vi si è discusso a lungo, tra le altre cose, di vantaggi e svantaggi dell'avere un’identità estetica forte (che da un lato aiuta il successo, ma dall'atro rischia di scoraggiare un ascolto autentico), del senso che ha oggi l'idea originale di Eicher ("registrare jazz con un suono pari a quello della musica classica"), della specificità del suono ECM, ma anche di come un’etichetta come quella di Monaco affronti la sfida del downloading. Su questo punto, è emerso che c'è una congiunzione tra qualità sonora vicina alla classica, composizione "studiata" progettualmente (e perciò irriducibile al download del single) e sinergia tra musica e immagini di copertina; tale che, a detta dei responsabili di etichetta, rende ECM relativamente immune ai problemi posti dalla distribuzione della musica sul web.

Passando al festival, anche quest’anno il programma era di altissima qualità, sebbene ridotto nella durata - quattro giorni invece di otto - e negli appuntamenti - perlopiù concentrati nel dopocena, tranne il concerto di Misha Alperin, andato in scena alle 19,00 della domenica.

La prima serata, giovedì 28 giugno, vedeva sul palco John Surman accompagnato da Chris Laurence al contrabbasso e dall’Orchestra Regionale Toscana (non nuova ad esperienze di questo tipo), diretta per l’occasione da Howard Moody. Il programma prevedeva due parti: una prima, più breve, includente brani scritti appositamente per l’occasione, un omaggio ad Harry Carrey, baritono dell’orchestra di Ellington, ed altri più schiettamente orchestrali; una seconda, più lunga, in larga misura basata sulla trascrizione per orchestra del noto CD di Surman, Road to St. Ives.

Se nella prima parte non sono mancati momenti di elevata qualità, la seconda ha convinto maggiormente, vuoi per la bellezza dei brani proposti (tra le composizioni in assoluto migliori di Surman), vuoi per la qualità dei solisti dell’O.R.T., vuoi per il modo sofisticato e intelligente in cui nella trascrizione venivano assegnate le parti dei fiati ora al clarinetto, ora all’oboe e al flauto, ora al fagotto.

La presenza degli archi al posto delle “basi” elettroniche originarie e del sontuoso contrabbasso di Laurence - un autentico protagonista della serata, sia per il decisivo intervento ritmico che per alcuni assoli di grande valore - hanno permesso un'esecuzione splendida, che s'illuminava ad ogni ingresso di un fiato e al sopraggiungere della voce di Surman, impegnato al baritono e soprattutto al soprano.

Il concerto è andato aventi per oltre un’ora e mezza, in forma di suite senza soluzione di continuità, infilando uno dietro l'altro molti brani di straordinaria bellezza, acquisendo in apertura e classicità grazie al colore dei fiati lignei (solo in parte penalizzato da alcuni passaggi ritmici dal sapore forse un po’ troppo minimalista) e conclusosi con una delle più entusiasmanti performance in respirazione circolare mai viste su un palco e con un bis su un brano di ispirazione tradizionale, con Surman impegnato ad usare il soprano come se fosse una zampogna.

Il secondo giorno, venerdì 29 giugno, doppio concerto (sempre serale) con il quartetto di Tomasz Stanko e l’ottetto di Gianluigi Trovesi.

Il trombettista polacco ha presentato il suo repertorio, ormai consolidato e caratteristico, ma che via via pare un po’ perdere smalto. La proposta, che in certa misura attinge al jazz modale rivisitandolo con stilemi europei ed elementi originali, si ripete un po’ troppo di anno in anno e sembra ormai stagnare, per cui dopo alcuni brani finisce per suonare ridondante. La sensazione è stata in quest’occasione forse più netta a causa dell’assenza del pianista stabile del gruppo, Marcin Wasilewski, il cui sostituto Alexi Tuomarila non è sembrato all’altezza. Ancora una volta è viceversa apparso di grande levatura il contrabbassista Slawomir Kurkiewicz.

Tutt’altra musica il concerto successivo, nel quale l’ottetto di Gianluigi Trovesi ha avvinto il pubblico dall’inizio alla fine. Nulla di nuovo, rispetto a quanto si sa di questa formazione; ma tanto le composizioni, quanto la qualità dei musicisti, quanto soprattutto la vivacità di strutture e protagonisti sono state così elevate da mettere in scena quello che probabilmente è stato il miglior concerto dell’intera rassegna.

A vivacizzare ulteriormente un concerto che ha visto i musicisti, sotto l’occhio vigile del leader (raramente si assiste ad una direzione così concreta sul palco), scambiarsi continuamente le parti entro una struttura molto “scritta” ma anche assai elastica, ha contribuito la presenza, come ospite speciale, di Stefano Bollani al pianoforte. Il padrone di casa ha alternato momenti di accompagnamento dotto ma rispettoso del suo ruolo di ospite ad altri nei quali gli spazi di libertà permettevano alla sua esplosiva creatività di prendere il sopravvento. Con ovvio arricchimento della già alta cifra creativa del gruppo.

Un concerto lungo e molto apprezzato dal pubblico, nel quale sono state riproposte parti del lavoro più recente della formazione, Fugace, ma anche lavori che risalgono a una quindicina di anni orsono, come “From G to G” o “Herbop”.

Sabato 30 giugno, dopo la pomeridiana presentazione del libro dedicato alla ECM, la serata s’è aperta con la prima parte del recente progetto Re: Pasolini di Stefano Battaglia. Il gruppo, che si avvale dell’eccezionale intesa della ritmica composta da Roberto Dani e Salvatore Maiore al contrabbasso, fa perno su di una concentrata attenzione alle tessiture e ai suoni: per le prime il merito va al pianista e leader, autore di brani e arrangiamenti elaborati ed accurati; per la seconda, tutti i componenti del gruppo fanno la loro parte, ed in particolare hanno colpito le sonorità dei clarinetti di Mirco Mariottini.

I brani, tutti di Battaglia, ruotavano attorno alla figura e alla vita di Pierpaolo Pasolini: brani ispirati a poesie ("Febrar"), omaggi (a Laura Betti, allo stesso regista e poeta), riletture delle musiche dei film.

A seguire si è esibito il quintetto di Enrico Rava, ovviamente quello che ha dato vita a The Words and the Days con il solo Alessandro Ponticelli al contrabbasso al posto di Rosario Bonaccorso. Rispetto al CD il live è apparso meno rarefatto e più swingante, con atmosfere iniziali molto davisiane e un prosieguo dominato dal trombone di Gianluca Petrella (notevolissimo un "Art Deco" in duo con Rava, senza alcun accompagnamento).

Musica brillante, anche se certo non particolarmente innovativa. Pongono rimedio al difetto un eccellente Andrea Pozza, assai più presente che nel disco e autore di un paio di assoli notevoli, e uno strabordante Petrella. Ma soprattutto, le trovate estemporanee, come il suono all'unisono dei fiati sul solo di Gatto o i fitti dialoghi tra tromba e trombone. L’impressione è che Rava abbia trovato in Petrella un giovane che ne stimola la creatività e lo fa rendere al meglio, come gli era capitato in passato, l'ultima volta con Bollani.

L’ultima giornata, domenica 1 luglio, s’è aperta nel tardo pomeriggio con il solo piano di Misha Alperin. Il pianista vi ha riproposto, su nuove composizioni, lo stile mostrato alcuni anni orsono nel CD At Home, ma rispetto a quel lavoro è apparso più sofisticato e cangiante. Intriso di reminiscenze della musica classica novecentesca (Ravel, Mussorsky, Bartok), intimista, mosaicamente composto di ritmi cadenzati, stacchi, riprese, pause di silenzio, il concerto ha avuto momenti sublimi - come nella lunga e introspettiva suite in otto parti, recentemente registrata per un disco in uscita nella primavera del 2008 - in altri è parso articolatamente divertente, in altri ancora un po' ridondante. Certo è musica per appassionati del genere, che difficilmente può incontrare l'entusiasmo di chi la sera precedente aveva applaudito a scena aperta il quintetto di Rava.

Momento finale (e, dal punto di vista dell'affluenza di pubblico, culminante), il concerto serale del sassofonista norvegese Jan Garbarek, uno degli alfieri storici della ECM, presente con il suo storico Group, nel quale ha ripreso il suo posto dopo qualche anno il batterista Manu Katché.

Il sassofonista è sembrato, come sempre, smagliante: il suono dei suoi due strumenti - tenore e soprano ricurvo - hanno a momenti commosso e, da solo, retto l’intero concerto. Purtroppo però il progetto è parso non solo e non tanto un po’ datato, quanto addirittura impoverito rispetto a una quindicina d’anni fa.

Assoli di batteria tutt'altro che sofisticati (Katché sa fare di meglio e a momenti, duettando, l'ha fatto anche in questa occasione); un pianista - Bruninghaus - irritante, quasi sempre al piano elettrico nonostante l'ingombrante presenza di un piano a coda; un bassista elettrico - Yuri Daniel - non all'altezza dello storico Eberhard Weber; una massiccia presenza di brani di vera e propria fusion vecchia di trent'anni, a momenti ridotta a modesta musica pop; la sostanziale mancanza di serie strutture narrative (che erano il pezzo forte del miglior Garbarek, quello dei primi '90): può bastare a salvare da tutto questo una buona ispirazione compositiva, alcuni evidenti omaggi a Michael Brecker e una sicuramente superlativa capacità interpretativa allo strumento?

Difficile dirlo. Certo, da un musicista di questa levatura ci si aspetta di più di un prodotto scipito, per giunta troppo “confezionato” (si è trattato, assieme a quello di Stanko, dell’unico concerto nel corso del quale non è stata detta una sola parola al pubblico). Tuttavia, Garbarek resta musicista straordinario, che infatti non ha mancato di affascinare gran parte del pubblico, in primo luogo coloro che non lo conoscevano e che, all’uscita, commentavano entusiasti. Cosa, questa, sempre positiva, dato che può aiutare ad attrarre più persone all’ascolto di musica comunque “altra”, facendo da tramite verso proposte più sofisticate e complesse. Una conclusione quindi più che onorevole per un festival che anche quest’anno non ha deluso le attese.

Foto di Claudio Casanova


AAJ Italy Staff FOLLOW AAJ Italy Staff and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Popular

Chicche dall'archivio

Jazz article: FLUX - Flussi di musica creativa a Firenze
Jazz article: Lana Meets Jazz 2018
Live Review
Lana Meets Jazz 2018

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.