Human Feel alla Sala Vanni di Firenze

Neri Pollastri BY

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Human Feel
Musicus Concentus -A Jazz Supreme
Sala Vanni
Firenze
24.11.2017

Si chiude con il botto la prima stagione di A Jazz Supreme, presso la Sala Vanni di Firenze, a cura del Musicus Concentus: sul palco Human Feel, formazione nata esattamente trent'anni fa per iniziativa di quattro giovanissimi musicisti di belle speranze, poi diventati tra i maggiori esponenti del jazz internazionale.

Che il gruppo sia di gran classe lo si capisce subito dall'avvio, con un lungo brano dalla fortissima suggestione: teso, ascensionale, sostenuto dalla cangiante e propulsiva batteria di un Jim Black come suo solito spettacolare e dalle pennellate di colore della chitarra di Kurt Rosenwinkel, interpretato dai due sassofoni, il contralto di Andrew D'Angelo e il tenore di Chris Speed, che viaggiano affiancati, il primo spingendo verso l'alto con note lunghe, il secondo lavorando per sottrazione e frammentando il discorso dell'altro. Grande trasporto, momenti di pura bellezza, finale catartico e l'impressione di una serata memorabile.

Come infatti sarà, perché all'antipasto seguirà un menù della stessa qualità, anche se i dettagli varieranno anche in modo significativo, passando da atmosfere più critpiche ad altre ancora dall'afflato trascendente, toccando a un certo punto perfino un brano di chiara matrice rock, sempre comunque con molta energia e grande coinvolgimento.

Straordinario l'affiatamento tra i quattro protagonisti, ciascuno dei quali formidabile dal punto di vista individuale. Su tutti, per chi scrive, Andrew D'Angelo, eccellente e personale voce di contralto, capace di riprendere l'intensità espressiva di Tim Berne senza disperderla in eccessiva complessità -in questo contesto lasciata al tenore di Speed -e sempre in prima linea, tanto da terminare il concerto sfinito. E poi, ovviamente, Jim Black, sempre scintillante anche in un contesto paritetico e che ha donato un saggio della sua esuberante creatività alla batteria in un formidabile duetto con Rosenwinkel a metà concerto.

Serata dunque di altissimo livello, che ha trovato un'appassionata risposta nel pubblico presente, a concludere degnamente la prima edizione di una rassegna iniziata con un'altra formazione di spicco d'oltreoceano -il Claudia Quintet -e che nelle sue sei date (clicca qui per la recensione del concerto di Reiner Baas e Ben van Gelder e qui per quella del Francesco Ponticelli 6tet) ha proposto tutti spettacoli di grande spessore. Auspicabile un prosieguo della rassegna nel nuovo anno, magari fin dalla primavera, come ai bei tempi di Tradizione in Movimento.

Foto: Eleonora Birardi

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