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Stefano Bollani a Prato Estate
Courtesy Giovanni Pini
Prato Estate 2026
Piazza S. Maria delle Carceri
4 settembre 2026
La prima volta che ho visto Stefano Bollani in piano solo fu nel novembre del 2002: aveva appena pubblicato Les fleurs bleues, uscito per Label Bleu, parte in piano solo, parte in trio con Scott Colley al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria, un disco che mi aveva convinto a metà. Io lo conoscevo già da parecchio tempo, a Firenze suonava spesso: "andiamo a vederlo," mi dissi, in piena solitudine darà il meglio di sé.
Fu così, infatti, ma non nel modo che mi sarei aspettato: suonò per un'ora e mezzo, ma per un'ora e un quarto fece esilaranti imitazioni i più bersagliati furono Dorelli e Battiato e interpretò canzoni da antichi Sanremo, con gusto e suonando benissimo, ma anche da brillante avanspettacolo. Forse fece anche qualche brano jazz, ma io ricordoe son passati ventiquattro anni soprattutto un momento memorabile: una "Ne me quitte pas" cantata con enorme trasporto, suonata a velocità stratosferica e complessivamente interpretata in un modo da lasciare a bocca aperta. Da sola valeva il prezzo del biglietto.
Nel quasi quarto di secolo passato Bollani si è pienamente affermato, sia come jazzista e non c'è bisogno di ricordare i suoi tanti lavori con musicisti di valore assoluto sia come intrattenitore dopo il successo della trasmissione radiofonica Dottor Djembé, con David Riondino e Mirko Guerrini, ormai da anni spopola in TV con l'acclamata Via dei Matti n. 0. Ma la recente prevalenza del suo secondo ruolo avrebbe potuto far temere una replica aggiornata di quell'antico concerto che peraltro apprezzai moltissimo ancor più considerando che stavolta lo spettacolo si svolgeva in piazza e a chiusura dei concerti estivi di Prato, una città dove Bollani è stato di casa, avendoci passato la propria adolescenza.
Di fatto le cose sono andate diversamente: l'artista non è infatti venuto meno a quella che, come ci confidò in un'intervista diciotto anni fa, è una sua necessità, ovvero muoversi su molteplici piani per trarre ispirazioni e piacere dall'uno per trasferirli sull'altro, ma in questo caso ha fatto largamente prevalere il ruolo di pianista su quello di elegante intrattenitore.
Di fronte a una piazza stracolma, il concerto a costo simbolico ed esaurito da tempo è iniziato con due brani "di un compositore contemporaneo," cioè Bollani stesso, "Il dio dell'amore," dalla colonna sonora del film omonimo, e "Villa Incognito," ispirato da un romanzo di Tom Robbins: entrambi di gusto "leggero," ma suonati con la straordinaria maestria di Bollani, che ne variava costantemente ritmi e timbri. È poi seguito il momento forse più alto del concerto, una strepitosa "Black and Tan Fantasy" di Ellington, giocata prima sui contrasti tra note alte e basse, poi sulle eco della tambureggiante mano destra. Davvero bellissima.
Notevolissimi anche una medley di brani dei Beatles, a momenti quasi irriconoscibili e trasformati in opere di contemporanea, "Otto e mezzo" di Nino Rota e una composizione di Gershwin, inframezzati da un po' di memorie storiche sull'adolescenza pratese, suggerite dalla presenza tra il pubblico di antichi compagni di liceo con tanto di gigantografia della foto di classe nella quale il quattordicenne Bollani sfoggiava una maglietta di Umbria Jazz 1986...
Dopo altri pezzi di varia provenienza, tra i quali "Tutta vita," dallo spettacolo e film omonimi, è arrivato lo spazio finale per l'intrattenimento: anche per omaggiare il da poco scomparso David Riondino, Bollani ha proposto l'esilarante storia di Duccio Vernacoli, immaginario cantautore che negli anni Settanta avrebbe proposto versioni dei grandi successi internazionali in dialetto toscano, purtroppo per lui scivolando immancabilmente nel triviale...
Un'ultima canzone, poi il bis, che visto il luogo non poteva che essere la cover burlesca di "With or Without You" degli U2 fatta quasi quarant'anni fa da un gruppo amatoriale pratese, Edipo e il suo Complesso, e intitolata "M'è morto il gatto," da queste parti un vero cult e infatti cantata a squarciagola dall'intera piazza. Come immancabile secondo bis, per acclamazione, una medley di dieci canzoni a richiesta del pubblico c'era di tutto, da Baccini a Cohen, fino alla canzone che Bollani compose al liceo per prendere in giro l'insegnante di matematica... improvvisata anche nei testi, perfetta fusione delle due anime dell'artista.
In conclusione, uno spettacolo double face, che forse avrà sollevato critiche in molti spettatori "puristi," ma comunque coerente e di spessore indubbiamente alto. Chi scrive, pur con tutto il rispetto non amando granché Via dei Matti, lo ha apprezzato moltissimo.
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