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Melissa Laveaux + Mauro Ottolini a JazzMI 2019
JazzMI 2019
Triennale Teatro
Milano
6.11.2019
In apparenza, non poteva esserci un "palco per due" più strambo per una serata al teatro della Triennale di Milano. E invece sono tante le sorprese dell'edizione più pop di JazzMI a cui fin qui abbiamo potuto seguire: una delle più luminose è sicuramente quella che al folk contemporaneo di Melissa Laveaux (dove 'folk,' non c'è nemmeno bisogno di dirlo, è una semplice etichetta che ci serve solo per restituire un po' del sapore di questa musica) ha abbinato le magnifiche stramberie del progetto Sea Shell, guidato da uno dei più vulcanici musicisti del circuito italiano: Mauro Ottolini.
Lei è originaria di Haiti, ma è nata a Montréal, ha vissuto a Ottawa per stabilirsi poi a Parigi. I suoi genitoriamanti della cantante e attivista Martha Jean-Claudefurono costretti a lasciare Haiti negli anni della dittatura di Papa Doc, migrando in Canada. Melissa, dopo un percorso di appena due album nei quali ha dato una propria chiave interpretativa a un indie-folk reso unico da un timbro di voce praticamente inconfondibile, ha pubblicato una terza opera intitolata Radyo Sivèl, figlia di un ritorno alle proprie radici tanto rigoroso nell'opera di ricerca quanto entusiasmante nel risultato.
In questa riscoperta, i ricordi d'infanzia della voce di Martha Jean-Claude, hanno avuto un ruolo centrale. L'album di Laveaux, cantato in lingua creola (lingua che Melissa al contrario di inglese e francese controlla, ma con padronanza molto inferiore), è uscito lo scorso anno e attinge dal patrimonio di canzoni e musiche tradizionali di Haiti recuperate dopo un attento lavoro di analisi degli Archivi Nazionali e nel materiale proveniente dal Centre d'Art d'Haiti di Port-au-Prince. Il risultato è straordinario in studio, come lo è sul palco. Il calore della voce di Laveaux è unico, e accompagnato da una perizia chitarristica che fa leva su arrangiamenti tanto essenziali quanto efficaci. L'impressione è quella di assistere a un concerto che in maniera esplicita presenta un repertorio militante di canzoni (nel corso dell'esibizione alcune parentesi parlate fanno direttamente riferimento alla storia della poco conosciuta occupazione americana di Haiti). La freschezza con cui però Laveaux e la sua band, composta da soli basso e batteria, ricontestualizza ritmi e cadenze tipiche dell'area haitiana in una forma-canzone dal gusto assolutamente pop, è strabiliante e finisce per dare l'idea di una musica del tutto nuova, per quanto solidamente radicata a tutto quanto abbiamo raccontato fin qui.
Da un mare all'altro: quello fantasmagorico e futuribile di Mauro Ottolini che, stavolta in compagnia di due altri straordinari esploratori del suono come Vincenzo Vasi (theremin, synth e stramberie assortite) ed Enrico Terragnoli alla chitarra, abbandona i territori sicurisi fa per diredei Sousaphonix per sprofondare nelle profondità salate di masse d'acqua capaci di restituire una collezione di vere conchiglie trasformate in strumenti musicali.
Ne scaturisce una musica collocabile a metà strada fra la solarità dei Caraibi e le psicosi dei Suicide, spesso trasformate in ripetizioni tribali dal taglio sciamanico e ipnotico. Il segreto di questa bizzara musica? "Sta nelle conchiglie stesse checome rivela Ottolini alla fine del suo concerto, raccontano quello che hanno visto sott'acqua."
Foto: Luca Muchetti.
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