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Eric Revis: Sing Me Some Cry

Giuseppe Segala By

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La vicenda artistica di Eric Revis è esemplare per la propria coerenza: ci ricorda ancora una volta il ruolo avuto da molti contrabbassisti nel jazz contemporaneo, che sulle direttrici di metodo e prassi tracciate da Charles Mingus sanno coniugare una forte e sensibile preparazione sullo strumento alla capacità di organizzare stimolanti formazioni e di comporre in modo vitale, spesso lontani dalla convenzione.

Questo Sing Me Some Cry focalizza i parametri e i piani espressivi della musica di Revis, ponendo un sigillo significativo alla sua attività nell'ultimo lustro.

Nella formazione del contrabbassista californiano c'è all'inizio lo studio con Ellis Marsalis alla University of New Orleans, cosa che ha senz'altro dato un'impronta al suo ingresso sulla scena professionale, ma che non gli ha impedito di tenere fisso lo sguardo su un ampliamento costante dei propri orizzonti, imboccando percorsi sempre più arditi e personali. L'esperienza iniziale nel gruppo di Betty Carter, artista che sapeva con chiarezza cosa voleva in termini musicali ed espressivi dai propri accompagnatori, e la successiva presenza nei gruppi di Branford Marsalis, iniziata nel 1997 e protrattasi per una quindicina di anni, ha rappresentato una significativa gavetta, alla quale il musicista ha attinto per poi evolversi guardando agli sviluppi più significativi del jazz contemporaneo. La collaborazione con Steve Coleman del 2006 è indizio di quali fossero gli interessi di Revis.

Dopo un paio di registrazioni a proprio nome nel 2004 e 2008, che mostravano una eclettica propensione stilistica e compositiva in corso di sempre maggiore definizione, nel 2012 arriva per il contrabbassista la pubblicazione di Parallax per l'etichetta Clean Feed. Inizia in questo modo l'avventura che sfocia in questo Sing Me Some Cry. Già allora si trattava di un quartetto con lo stesso organico strumentale, in cui la presenza di Ken Vandermark rappresentava un significativo elemento di continuità con il momento attuale, mentre la presenza di Jason Moran al pianoforte e Nasheet Waits alla batteria dava la misura del livello artistico che Revis intendeva serbare.

Se già quello era un documento degno della massima considerazione, seguito da due momenti discografici in trio altrettanto rimarchevoli, nel 2013 con Kris Davis al pianoforte e il grande Andrew Cyrille alla batteria e nel 2016 ancora con la Davis e con Gerald Cleaver, si giunge oggi alla definizione di un quartetto vincente per coesione, maturazione di obiettivi condivisi, forza espressiva. La presenza ancora della Davis, giunta attraverso una bella maturazione ad esprimersi oggi ai massimi livelli del pianoforte contemporaneo, e del batterista Chad Taylor, dimostra una scelta felice, in grado di plasmare con eloquenza la musica di Revis.

Sottili ma tenaci equilibri si vanno creando, con cento sfumature, tra l'espressionismo sanguigno e a tratti tenero di Vandermark, le quadrature assertive e poliritmiche in senso africano di Taylor, le innumerevoli linee di tensione della Davis. Il tutto perfettamente saldato e intrecciato dal contrabbasso di Revis, ora impegnato a tracciare nobili ostinati e poderosi walking, ora pronto a rompere gli ormeggi per disegnare contrappunti audaci.

Per un ascolto di costante mirabilia.

CD della settimana

Track Listing: Sing Me Some Cry; Good Company; Pt 44; Solstice....The Girls (For Max & Xixi); Obliogo; Rye Eclipse; Rumples; Drunkard’s Lullaby; Glyph.

Personnel: Eric Revis: bass; Ken Vandermark: tenor saxophone, clarinet; Kris Davis: piano; Chad Taylor: drums.

Title: Sing Me Some Cry | Year Released: 2017 | Record Label: Clean Feed

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