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Richard Davis-Archie Shepp / David Murray Cuban Ensemble

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Teatro Romano - Verona - 01.07.2011

A volte nel mondo del jazz ci sono eventi nei quali scelte e programmazioni creano situazioni perlomeno curiose sotto forma di coincidenze o, per chi crede nell'astrologia, di congiunzioni astrali. È quello che è capitato la serata del primo luglio nella suggestiva cornice del Teatro Romano di Verona per la rassegna Verona Jazz 2011. Sul palco si sono succeduti Archie Shepp, in duo con lo storico contrabbassista Richard Davis (già con Ahmad Jamal, Eric Dolphy, Sarah Vaughan, etc.), e David Murray con il Cuban Ensemble. Il primo, leggendario alfiere della New Thing e autore di album come Four for Trane, Fire Music e The Way Ahead, il secondo uno dei pochi sassofonisti che ne hanno in qualche modo raccolto, per lo meno all'inizio carriera, l'eredità.

E cosa propongono i due al pubblico accorso numeroso all'evento? Un'ora di standard e di spiritual, Shepp/Davis, la rilettura di due album che il pianista Nat King Cole dedicò alla musica latinoamericana, Murray. Nulla di strano si dirà visto che Shepp ha dedicato la seconda parte della sua carriera alla riscoperta delle radici con registrazioni intrise di blues e di soul, mentre Murray, dopo alcuni dischi che hanno contribuito a ridisegnare le coordinate del post free, si e sempre più interessato alle contaminazioni con musiche altre.

La rapida successione delle esibizioni ha però evidenziato, un po' impietosamente, la diversa qualità delle proposte. Il duo Shepp/Davis è apparso alquanto squilibrato nonostante operasse su di un terreno famigliare e in qualche modo favorevole ad un proficuo interplay. Che si è rivelato proprio l'anello debole della performance tanto che i due sembrava viaggiassero su binari paralleli. Il sassofonista impegnato a tracciare linee melodiche naif con quel suo timbro screziato tra i più riconoscibili nella storia del jazz, è stato autore di qualche sortita nella quale l'antico fuoco, il ruggito del leone era ancora in agguato. Il contrabbassista, invece, è apparso fuori forma, poco presente in fase di dialogo e non sempre pertinente in quella di sostegno.

I momenti migliori sono arrivati, un po' a sorpresa, quando Shepp ha vestito i panni del cantante: da brividi la voce, accorata e intensa l'interpretazione con un modo particolare di appoggiarsi sul tempo, e una versione di "Let My People Go" da ricordare per lo splendido assolo al sax soprano. Assoluto rispetto per due musicisti che hanno scritto alcune pagine memorabili della musica afroamericana ma l'esibizione di Verona è sembrato un nostalgico rendez vous tra due vecchi amici, un amarcord sui bei tempi andati...

Ben più convincente il set successivo che all'origine si prestava a qualche dubbio, troppo distante il mondo poetico di Nat King Cole dalle visioni musicali dell'esuberante co-fondatore del World Saxophone Quartet. Ma come sempre la chiave interpretativa è stata, oltre alla grande capacità del leader di marchiare in modo indelebile qualsiasi progetto intraprenda, la scelta di un gruppo di musicisti in grado di aggiungere il tassello della propria originalità al disegno complessivo del progetto.

La musica del Cuban Ensemble è molto lontana dall'oleografia da cartolina di certo etno-jazz che arriva dall'isola caraibica. Nonostante i brani siano perlopiù organizzati nella classica forma tema-assolo/i-tema, Murray è molto attento a muovere le macchie di colore a disposizione evitando percorsi risaputi e introducendo variazioni che allargano le prospettive e sradicano i cliché. Al resto ci pensa la sensibilità dei musicisti, tra i quali spiccano il pianista Jose "Pepe" Rivero, instancabile nella spinta percussiva, intenso e delicato nella forma ballad, ardito nelle armonizzazioni, e Mario Morejon, l'esatto contraltare del trombettista pirotecnico e scintillante, in possesso di un timbro scuro, compresso e di uno stile improvvisativo che ci ha ricordato in qualche frangente l'ultimo Bill Dixon. Senza dimenticare, naturalmente, il solismo incendiario e straripante di Murray che coniuga in maniera personale la lezione del free e il rispetto della tradizione, in qualunque forma e sotto qualsiasi latitudine essa si presenti. Coinvolgente.

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