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Piero Bassini Trio / We Three
Teatro Verdi - Castel San Giovanni (PC) - 07.04.2006
Chiusura in grande stile della III^ edizione del Piacenza Jazz Festival, rassegna curata dall'infaticabile direttore artistico Gianni Azzali e contraddistinta da una costante, massiccia presenza di spettatori e dall'elevata qualità delle proposte. Non ha fatto difetto l'ultima serata con l'esibizione del Piero Bassini Trio (Mauro Sereno al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria), e di We Three, supergruppo composto da Dave Liebman, Steve Swallow, Adam Nussbaum.
Il pianista di Codogno Piero Bassini è una di quelle perle preziose che costellano il jazz italiano, spesso celate agli occhi del grande pubblico ma che, una volta svelate, brillano dell' abbagliante lucentezza tipica dei grandi musicisti.
Pianista e compositore dal percorso umano e professionale di rara coerenza, con numerosi momenti di grande espressività artistica (memorabile la collaborazione del suo Open Form Trio con il sassofonista statunitense Bobby Watson), Bassini ha maturato nel corso degli anni uno stile assolutamente unico e personale.
In esso confluiscono e convivono splendidamente la leggerezza e l'introspezione del pianismo di matrice bianca con la percussività ed il senso del blues dei pianisti neri, una concezione armonica sofisticata ed un approccio improvvisativo libero e disinvolto, come nel bellissimo bis reclamato a gran voce dal pubblico presente. Esibizione secca, intensa, priva di inutili orpelli ma ricca di sentimento e di passione.
L'attesa per We Three è stata ampiamente ripagata da una grandissima esibizione del trio statunitense: musicisti in stato di grazia, interplay quasi feroce, varietà di situazioni ed atmosfere musicali, una grande energia a sostenere trame compositive lontane da banali semplificazioni o da ruffiani ammiccamenti.
Esecuzioni tese, continui intrecci ritmici e armonici, grande attenzione alle dinamiche interne ed ai volumi, una perizia tecnica indiscutibile hanno caratterizzato un'ora e mezza di godimento allo stato puro, con l'adrenalina palpabilmente in circolo sia sul palcoscenico che tra il pubblico.
Con la scomparsa di Steve Lacy, Liebman è diventato il principale riferimento per il sax soprano ed il concerto piacentino ne ha fornito una chiara dimostrazione: eccezionale controllo dell'emissione sia sui pianissimi che nelle situazioni più concitate, perfezione di suono su tutti registri, impressionante varietà timbrica, estro interpretativo associato ad una lucidità improvvisativa in grado di edificare in tempo reale strutture definite e complete. Nelle mani di Liebman il metallo dello strumento diventa materia malleabile, elemento non più estraneo ma fuso perfettamente con il respiro e le idee del musicista.
Non da meno si sono rivelati gli altri protagonisti: Steve Swallow ha sfoderato la grinta dei tempi migliori, illuminando ogni brano con il suono inconfondibile del suo basso a cinque corde, Nussbaum, interlocutore prezioso e flessibile, ha dimostrato una maturità artistica che lo pone ormai ai vertici assoluti dello strumento.
Foto di Roberto Cifarelli (ulteriori immagini tratte dal concerto dei We Three sono disponibili nella galleria immagini)
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