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Musica sulle Bocche

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Santa Teresa Gallura

24-28.08.2006

Musica sulle Bocche, rassegna ideata e realizzata da Enzo Favata nell’incantevole scenario di Santa Teresa Gallura, ha accentuato in questa sesta edizione la tendenza ad ampliare ulteriormente gli orizzonti musicali e ad allargare il ventaglio delle espressioni artistiche coinvolte. Così accanto al jazz, che naturalmente l’ha fatta da padrone, hanno trovato spazio la musica colta e la musica tradizionale sarda, la musica da strada della Titubanda, quella delle giovani promosse sui traghetti Santa Teresa - Bonifacio, i racconti dello scrittore Marcello Fois, le immagini raccolte da grandi fotografi e proiettate sugli edifici del centro storico.

In questa festa di suoni, immagini e parole non tutto ha funzionato alla perfezione - per esempio qualche slittamento di orario e il conseguente accavallarsi degli eventi ha creato un po’ di disagio a pubblico e addetti ai lavori - ma l’alta qualità delle proposte ha garantito l’ottima riuscita di un festival sempre più gratificato dalla massiccia presenza di spettatori. Quattro le location principali: la centralissima Piazza Vittorio Emanuele per i concerti della tarda serata, il chiostro del porto, la novità della Chiesa Parrocchiale in orario aperitivo, e l’ormai storico concerto all’alba sulla spiaggia Rena Bianca.

Proprio da quest’ultima sono arrivate le delusioni della rassegna. Le storie di soldati, di guerre e di malattie declamate dallo scrittore Marcello Fois possiedono un’innegabile forza narrativa ma nonostante l’intrecciarsi con le suggestive voci dei Cuncordu e Tenore de Orosei, l’atmosfera generale appare troppo cupa e carica di eccessive tristezze. Meglio i Cuncordu di Castelsardo, che nell’ambito più consono di una celebrazione religiosa, ne hanno amplificato la sacralità evocando suggestioni ancestrali e mistiche.

Deludente anche il duo Anouar Brahem / Barbaros Erkose: probabilmente disturbati dal forte maestrale che spazzava Rena Bianca, il tunisino virtuoso dell’oud ed il clarinettista di origine rom non hanno saputo convogliare le risorse timbriche e l’originalità degli strumenti nell’attesa magia creativa, licenziando un concerto a tratti ripetitivo e non particolarmente ispirato.

Drumming, l’opera di Steve Reich eseguita dall’ensemble di percussionisti del Conservatorio di Cagliari, diretto da David Cossin e dedicato al ricordo del batterista Roberto Billy Sechi, ha trovato consensi dai cultori del genere, ma i raffinati e quasi impercettibili processi di costruzione/decostruzione alla base di questo classico della musica minimalista avrebbero trovato maggior risalto in un’ambientazione più raccolta e meno disturbata.

Sorprendenti i due concerti nella Chiesa Parrocchiale di Santa Teresa. Alla ventenne violinista prodigio Anna Tifu spetta l’oneroso compito di aprire il festival e la ragazzina di Cagliari stupisce lo straripante pubblico accorso per l’autorevolezza della sua esibizione, basata su di un repertorio classico interpretato con lo spirito libero di un vero improvvisatore. Ovazioni.

Ania Lechner, violoncellista tedesca fondatrice del Rosamunde Quartet e collaboratrice di musicisti come Dino Saluzzi, Misha Alperin e Vassilis Tsabropulos, è protagonista di un concerto impeccabile. Ad una prima parte classica eseguita con rigore ed eleganza, seguono una fase di pura improvvisazione con le percussioni di Gandhi che creano un climax di leggiadra contaminazione, ed un finale a sorpresa con il sax alto di Favata che si aggiunge alla compagnia.

Il Chiostro del Porto è diventato nel corso degli anni un appuntamento imperdibile per gli amanti del jazz acustico e delle proposte in qualche modo più ardite. Come il San Francisco Trio, scatenati improvvisatori che suonano con spirito classico, sono maestri nella ricerca timbrica, possiedono la verve iconoclasta tipica della scuola olandese, una ferrea tecnica e un’infallibile conoscenza della tradizione. Daniele D’Agaro, friulano cresciuto artisticamente in Olanda, l’olandese Tobias Delius ed il sudafricano Sean Bergin incrociano i loro sassofoni e clarinetti dando vita ad un concerto suggestivo e ricco di sorprese, tra libera improvvisazione, musica delle townships sudafricane e classici del jazz rivoltati come un calzino.

Juarez Moreira chitarrista brasiliano dello stato di Minas Gerais, predilige i colori pastello e i toni soffusi ma una palpabile monotonia ritmica ed una scarsa fantasia esecutiva si traducono in un esibizione di scarso peso.

Ben altra musica con il Franco Piccinno Trio. Nativo di Pomigliano d’Arco, per anni attivo a Londra ora residente a Parigi, il poco più che trentenne Piccinno è pianista che sa plasmare il materiale sonoro in maniera affascinante e originale. Le sue composizioni seducono per quel magico equilibrio tra scrittura e improvvisazione che è dote solo dei grandi musicisti. Raffinatezza di tocco, energia esecutiva, sapiente uso delle dinamiche, il sostegno di un bassista sensibile come Aldo Vigorito e di un batterista propositivo come Peppe La Pusata, si sono rivelati gli ingredienti principali di un concerto stupendo.

Il Kilim Trio, composto da Massimo Ferra alla chitarra, Massimo Tore al contrabbasso e Roberto Pellegrini alla batteria, gioca con la gradevolezza delle atmosfere in cui si alternano momenti di coinvolgente cantabilità a situazioni in cui viene messa in campo l’empatia tra i musicisti, la ricerca di particolari impasti timbrici e di originali combinazioni metriche.

Poi a calare il sipario sul Chiostro del Porto ecco il Bobo Stenson Trio. Un vero gigante del pianismo europeo - ha suonato stabilmente con Jan Garbarek, Tomasz Stanko, Charles Lloyd e Don Cherry - Stenson combina le algide peculiarità del jazz nordico con i furori controllati di certa avanguardia europea, la continua esplosione di idee con la padronanza assoluta dello strumento che consente di trasformare un complicato tema ornettiano in un apoteosi di invenzioni ritmico-melodiche e di meraviglie timbriche. Fondamentale l’apporto di Anders Jormin, che fa cantare il contrabbasso come pochi, e del sorprendente batterista Jon Falt capace di vere magie, con pelli e metalli della propria batteria percossi e sfiorati con una sensibilità ed una fantasia smisurati. La perla preziosa del festival.

Infine i concerti in tarda serata nella piazza principale della località affacciata sulle Bocche di Bonifacio. The World of Percussion and Dance degli Odwalla, è uno spettacolo che si muove tra i ritmi tribali della Madre Africa, misticismo, sensualità, teatralità, con le marimba a fungere da guida melodica in una giungla di percussioni e suggestioni etniche. L’ensemble di Massimo Barbiero, grazie ad una storia che dura da più di quindici anni, possiede un affiatamento invidiabile, scioltezza d’esecuzione, un repertorio vasto e variegato, arricchito dalle evoluzioni di due brave danzatrici che sottolineano i passaggi di maggior intensità.

Fuochi d’artificio con i Pink Freud, gruppo di giovani improvvisatori polacchi che coniugano la libertà espressiva del jazz con i ritmi ossessivi dub. Sonorità dilatate vicine all’estetica di Molvaer da parte del trombettista Tomek Zietek, sostegno ritmico granitico, sax baritono che si divide tra frasi funky e sparate free costituiscono la cifra stilistica di un gruppo che deve ancora crescere ma promette sviluppi davvero interessanti.

U.T. Gandhi Directions è la passione giovanile per una musica irripetibile come quella dei Weather Report che riemerge prepotente dai ricordi. L’idea geniale è partire da quelle emozioni per aprire le finestre su una visone musicale personalissima che proprio di quelle emozioni si nutre. Grazie ad un manipolo di splendidi musicisti - Federico Luciani alle percussioni, Giovanni Maier al contrabbasso, Giorgio Pacorig al fender rhodes, Nevio Zaninotto ai sassofoni - il batterista friulano ha dato vita ad un gran concerto. Denso, a tratti visionario, dagli impasti sonori forti e decisi, ma anche rivelatore di inaspettate raffinatezze, il suono del gruppo troverà tra qualche mese un prestigioso approdo presso l’etichetta bavarese ECM.

Funziona il nuovo progetto di Enzo Favata. Nonostante la ricerca di un connubio significativo tra musica tradizionale sarda e improvvisazione jazzistica avesse già trovato in Voyage en Sardaigne e in Made In Sardinia una riuscita realizzazione discografica, portare i Tenores Di Bitti sul terreno del jazz elettrico o su ritmi smaccatamente funky era impresa veramente rischiosa. Invece il concerto ha svelato pure il lato moderno del gruppo vocale sardo esibitosi addirittura in un rap dialettale che si è collocato in modo naturale all’interno dell’esibizione. Grande energia, bellissime composizioni, splendida verve esecutiva della frontline in cui si è inserito magnificamente il trombettista sardo Riccardo Pittau, oscuro ma essenziale lavoro di raccordo di Daniele Di Bonaventura al fender rhodes, propulsione dinamica di Gandhi alla batteria, un po’ defilata la chitarra di Marcello Peghin, il tentetto di Favata ha tutte le carte in regola per essere una nuova scommessa vincente.

Foto di Danilo Codazzi [ulteriori immagini sono disponibili per i concerti di Enzo Favata e dei Pink Freud]


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