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Monk's Casino
Approda anche a Roma lo spettacolo costruito dal pianista Alexander von Schlippenbach, con la partecipazione di Axel Dorner alla tromba, Rudi Mahall al clarinetto basso, Jan Roder al contrabbasso e Uli Jenessen alla batteria, sulla riproposizione dell'opera omnia di Monk in un solo concerto. In realtà, come nella prima italiana di pochi mesi fa a Novara [per leggerne la recensione clicca qui, non si è trattato dell'integrale di oltre tre ore di concerto (documentata su un triplo CD Intakt di recente pubblicazione), ma di circa due ore, comunque molto intense e tirate, da parte di un quintetto di musicisti a proprio agio con i temi del grande pianista afroamericano, probabilmente il più originale che abbia attraversato la storia del Jazz.
Il concerto-tributo si è svolto come un sincero omaggio al compositore, con molti dei suoi temi appena accennati all'interno di lunghi medley, e improvvisazioni focalizzate solo su alcuni di essi. La rilettura ha posto in evidenza l'anticonvenzionalità del pianista e la sua estraneità agli schemi che non fossero i propri, traducendo il tutto in un divertimento e una giocosità dei musicisti che, nonostante l'evidente premeditazione degli "happening" (gli scambi di ruoli tra i musicisti, con von Schlippenbach alla tromba e Dorner al piano, o la loro discesa suonando in platea, il pallone utilizzato da Jenessen per tenere il ritmo, e inutilmente difeso dai tentativi di calcio di Dorner), non manca di coinvolgere e divertire anche il pubblico.
Ottimo l'interplay tra i due fiati, mentre il pianista si è tenuto più in disparte, limitandosi per lo più all'accompagnamento e concedendosi poche e brevi sortite solistiche. Un concerto decisamente godibile, anche se la proposta musicale può sembrare non particolarmente originale, come del resto la grande maggioranza dei tributi; ma l'indiscussa qualità dei temi, l'intensa partecipazione dei musicisti e il continuo rimescolamento dei brani riescono comunque a tenere alta l'attenzione.
Foto di Mario Calvitti
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