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Miho Hazama e la Metropole Orkest
Courtesy Dave Stapleton
La Metropole Orkest ha letteralmente il suono che sogno
Miho Hazama
Da tempo la compositrice e bandleader giapponese collabora con orchestre europee e dal 2020 è uno dei tre direttori della Metropole Orkest accanto a Vince Mendoza e Jules Buckley. Nei mesi scorsi, a capo della big band olandese ha celebrato l'80° anno di vita della formazione registrando l'album Arakatak. Di questo sontuoso doppio vinile Miho Hazama parla nell'intervista, ricordando il lavoro di questi anni con l'orchestra e le coinvolgenti relazioni instaurate.
All About Jazz: Solo poche settimane fa è uscito Arakatak, in cui dirigi una tua composizione originale e sette di altri autori: Vince Mendoza, Donny McCaslin, Tineke Postma, Shai Maestro, Mark Guiliana, Morris Kliphuis e Louis Cole. Com'è stato arrangiare per compositori così diversi? Quanto tempo ti ha occupato la composizione e la direzione orchestrale?
Miho Hazama: Prima della direzione orchestrale, ho fatto parte del team di produzione che valutava la possibilità di realizzare un album con un appropriato numero di tracce. Per conto della Metropole Orkest, abbiamo commissionato un brano ad ogni compositore senza porre richieste specifiche; quindi non sapevamo che temi avremmo avuto prima di esaminare le partiture. Decidere quali pezzi includere nell'album è stato un processo lungo, ma molto importante per il team.
Di conseguenza, in qualità di direttore d'orchestra, sapevo già quali brani dirigere! Studiare la musica è stato facile e piacevole ma con il procedere delle provedurate tre giorniho scoperto tanti nuovi aspetti delle straordinarie composizioni che avevamo. La musica mi ha ispirato (intendo la parte compositrice del mio cervello!) permettendomi di suggerire alcuni aspetti relativi all'equilibrio sonoro o alla forma (alla drammaticità). È stata un'esperienza fenomenale.
AAJ: La tua prima esperienza con la Metropole Orkest risale al 2011, quando hai partecipato a un workshop per giovani orchestratori tenuto da Vince Mendoza. Avevi 25 anni e dovevi ancora incidere il tuo primo album,Journey to Journey. Puoi ricordare il percorso che ti ha portato, pochi anni dopo, a diventare Permanente Guest Conductor della Metropole Orkest?
MH: Quel workshop della Metropole Orkest del 2011 è stata una delle settimane più belle della mia vita. Dato che comporre è un lavoro così individuale, condividere quella esperianza con altri compositori di talento è stata un'esperienza straordinaria. Abbiamo poi avuto l'opportunità di trascorrere del tempo con la Metropole Orkest e Vince. Non c'è niente di più stimolante!
Lavorare con la Metropole era il mio sogno da quando ho scoperto il loro sound al liceo. Così ho continuato a mandare loro delle email per proporre un progetto insieme. Ma le email non hanno funzionato molto bene, così ho deciso di andarli a trovare durante le vacanze estive del 2016. Finalmente ho avuto una conversazione con i produttori dell'orchestra e da lì è nata la nostra prima collaborazione del 2017 sulla musica di Thelonious Monk. Ne è venuto fuori un piccolo tour con la sola sezione big band della Metropole e ci siamo divertiti moltissimo. Da allora hanno iniziato a credere in me, non solo per gli arrangiamenti ma anche per la direzione d'orchestra. Per me lavorare con la Metropole è un sogno che si avvera!
AAJ: Da allora operi accanto ai due orchestratori storici della Metropole Orkest, Vince Mendoza e Jules Buckley. È stato emozionante assumere questo ruolo al loro fianco? Cosa hai imparato?
MH: Vince Mendoza è da tempo uno dei miei compositori preferiti. È fenomenale poter studiare le sue partiture e suonarle con la MO. Anche se non sono stata sua allieva a scuola, sento di imparare moltissimo studiando le sue partiture. La sua scrittura è semplicemente magica. Ho assistito a un paio di prove dirette da Jules Buckley e ho imparato molto! Ammiro profondamente la sua leadership proattiva e la sua energia carismatica: vorrei averle anch'io!
AAJ: Hai aree di lavoro specifiche o privilegiate nel tuo lavoro?
MH: Per le composizioni ho bisogno di un pianoforte acustico, in modo da poter sentire gli armonici. Questa capacità mi facilita l'inspirazione.
AAJ: Come nasce un progetto musicale con la Metropole? Che tappe ci sono?
MH: Ogni volta che produco un progetto per un ensemble, una delle prime cose -la più importante-è pensare ai musicisti che ne fanno parte. Per me il suono della Metropole Orkest è iconico e, naturalmente, hanno la sezione d'archi più "groovy" che c'è in cirolazione! La loro forza mi ispira sempre a ideare nuovi progetti.
AAJ: Che tipo di rapporto s'è stabilito tra te e i musicisti?
MH: Di solito non instauro coi colleghi stretti rapporti d'amicizia. In questo modo possiamo mantenere un certo rispetto reciproco e ciò vale anche per la musica. Ovviamente condividiamo piccole chiacchiere, aggiornamenti familiari e tante emozioni musicali. Ci unisce molta fiducia reciproca.
AAJ: Un ensemble unico come la Metropole Orkest, dove coesistono una big band jazz e un'orchestra sinfonica, rappresenta una sfida stimolante. Hai intenzione di sviluppare in futuro un progetto con questa straordinaria formazione strumentale?
MH: Certamente! Quest'orchestra ha letteralmente il suono che sogno. Mi piacerebbe molto continuare la nostra collaborazione.
AAJ: Cosa caratterizza la Metropole Orkest e rende la collaborazione diversa rispetto ad altri grandi ensemble?
MH: Il punto di forza della Metropole Orkest è il groove. Di solito è difficile o insolito per archi, arpa e percussionisti classici creare groove, perché non sono abituati a quest'approccio. In quest'orchestra, ogni singolo musicista sa swingare e suonare con groove!
AAJ: Nella storia del jazz, la fusione tra jazz e musica sinfonica ha talvolta portato a risultati disastrosi. Quali pensi siano i punti critici da evitare in una simile combinazione?
MH: Più persone (produttori, direttori d'orchestra, musicisti) hanno una visione ampia della musica, meglio è. Oggi, grazie alle piattaforme online, le persone ascoltano un ampio spettro di generi musicali. Questo aiuta davvero a educare all'essenza del suono e del groove della musica "crossover"!
AAJ: Vorrei sapere quali sfide hai affrontato nell'arrangiare le composizioni di Thelonious Monk per l'album The MonkLive at Bimhuis.
MH: Le composizioni di Thelonious Monk sono così iconiche e caratteristiche che lasciano pochissimo spazio all'arrangiamento. Sono come un diamante: brilla di più se lucidato nel modo giusto ma una lucidatura maldestra ne rovina la lucentezza. È stata una sfida davvero rilevante!
AAJ: Nel 2018, anno di uscita del tuo album live con la Metropole dedicato a Monk, sei stata scritturata come direttore principale della Danish Radio Big Band e hai maturato esperienze con altri ensemble in Europa. Trovi differenze tra le orchestre europee e quelle con musicisti statunitensi?
MH: Sì. Vivo a New York, quindi posso fare un confronto solo tra NYC e i paesi europei. NYC è una città molto particolare rispetto a qualsiasi altro luogo, dove si percepisce un livello di energia incredibile in molti sensi. Le persone hanno obiettivi, sogni e mete ben precisi per scegliere di vivere lì, quindi questa città ha sempre una forte intensità. Questo influenza i musicisti che vivono a NYC. Devono essere bravi a prendere decisioni immediate. La comunicazione deve essere veloce e pratica. Questa "velocità" non funziona mai con le orchestre europee. Le persone amano anche discutere di più. Personalmente cerco persino di camminare più lentamente, per allontanarmi dal ritmo frenetico di NYC.
AAJ: Lavorando con le orchestre europee, ti manca qualcuno dei solisti che caratterizzano il tuo ensemble M_Unit?
MH: Considero M_Unit un progetto indipendente da ogni altro impegno e la mia mente tende a tenere le cose separate.
AAJ: Quali sono i tuoi prossimi progetti, con la Metropole Orkest e gli altri ensemble che dirigi?
MH: Con la Metropole Orkest non c'è nulla di confermato. Siamo in fase di pianificazione. In maggio ho il progetto sul centenario di Miles Davis con l'hr-Bigband in Germania; in agosto un concerto a Londra con la BBC Concert Orchestra; in ottobre un tour con la Danish Radio Big Band in Danimarca e in novembre vado in Giappone!
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