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FLUX - Flussi di musica creativa a Firenze
P.A.R.C.Performig Art Research Centre
Firenze
20-30 novembe 2025
Si è spostata quest'anno al P.A.R.C. di Firenze Flux, la rassegna che Toscana Musiche da qualche anno organizzava a Pisa e alla Città del Teatro di Cascina, e che anche stavolta ha visto una ricca presenza di musicisti italiani e stranieri di tutto rispetto. Tra questi, anche se non abbiamo avuto la possibilità di seguirli, merita menzionare il duo di Rob Mazurek e Gabriele Mitelli e Jim Black & The Schrimps.
Il primo dei concerti cui abbiamo potuto assistere, venerdì 21 novembre, è stato quello della Lydian New Call, formazione di Riccardo Brazzale che, dopo trentacinque anni, raccoglie il testimone della sua Lydian Sound Orchestra. Un ensemble più contenuto del precedente, ma sempre piuttosto ampioundici elementi più il direttoree che è sembrato aver di mira più il lavoro sui timbri che quello sulle strutture, più l'elaborazione collettiva di un suono d'insieme che la sua costruzione attraverso la sintesi dei contributi individuali. Il programma era prevalentemente incentrato sui classici Monk, Ellington, Ornettema la cosa più interessante era proprio il modo in cui le composizioni venivano scomposte e ricomposte in modo da valorizzare le caratteristiche timbriche dell'organico.
Quest'ultimo vedeva una complessa ritmica composta dalla batteria di Bernardo Guerra, il contrabbasso di Federica Michisanti, il violoncello di Salvatore Maiore, il vibrafono di Nazareno Caputo e la tuba di Glauco Benedetti; un trio di sassofoni con Manuel Caliumi a soprano e contralto, Giovanni Forchesato al tenore e Giulia Barba al baritono e al clarinetto basso; poi la tromba e l'elettronica di Michele Tedesco, la chitarra di Marcello Abate e la voce, prevalentemente usata come strumento, di Gaia Mattiuzzi.
Questo organico è stato raramente usato integralmente ed è viceversa stato smembrato nel corso dei brani così da farlo suonare per sezioni, o per organici ristretti composti da vari strumenti, in modo da poter dar vita a situazioni sonore anche profondamente diverse tra loro. Tutto questo, limitando al massimo il protagonismo individuale il solo Caliumi, per l'irruenza che lo caratterizza, è emerso in modo significativo, e solo qua e là hanno brillato brevi assoli di Maiore, della Michisanti, di Guerra o di Caputo a vantaggio invece di una mutevole e caleidoscopica composizione del suono complessivo. Il quale in ogni momento del concerto è apparso nitido e perfettamente intellegibile anche grazie ai temi, quasi sempre noti e molto bellima ciononostante sempre complesso e con sviluppi inattesi e sorprendenti. Una bella formazione, che è ancora in fase di sviluppo ma ha già una sua piena identità, della quale speriamo di poter presto ascoltare qualcosa su disco.
Sabato 29 novembre è stata la volta di Dan Kinzelman e del suo progetto Unfall, un quartetto di fiati completato da Rossano Emili a sax baritono e clarinetto basso, Manuele Morbidini al sax contralto e Mirco Rubegni a tromba e corno francese, più Renato Grieco all'elettronica. Scenografico l'ingresso itinerante dei quattro fiati (con Rubegni al corno), che passeggiavano per la sala nella penombra, suonando un tema minimale reiterato ed estremamente suggestivo. Con l'ingresso di Grieco i temi sono rimasti minimali e reiterati, si sono fatti più frequenti i cambi di scena e l'elettronica ha inacidito le atmosfere, anche con qualche intervento un po' "a gamba tesa," potente e stridente.
I quattro fiati si sono alternati anche alle percussioni Kinzelman aveva a disposizione un intero set percussivoe a vari "oggetti," tra i quali dei richiami per uccelli. La musica è così rimasta sospesa, meditativa e rituale, ora più lirica specie quando Kinzelman imbracciava il clarinetto, ora più tesa quando a condurre era il contralto di Morbidini, per il resto intento più all'accompagnamento, assieme al baritono di Emili. Non sono però mancati i momenti più aggressivi, coincidenti con il maggior spazio preso dall'elettronica, durante i quali anche i fiati hanno sviluppato suoni ritmici, spesso circolari, aiutandosi con le percussioni. Come sempre nelle proposte di Kinzelman, musicista estremamente creativo e coraggioso, una musica molto singolare, nella quale però gli elementi più originali andavano a comporre atmosfere sempre godibili, quiete e riflessive, magari fungendo da stimoli e contrappunti. Un concerto riuscito e interessante, conclusosi, quasi fosse un rito che incorniciava la performance, con la medesima scena itinerante che l'aveva iniziato.
Domenica 30 novembre, giornata conclusiva della rassegna, si sono succedute nella bella sala del P.A.R.C. due diverse formazioni: Weave 4 e Cronosisma. La prima è un quartetto europeo nel quale, accanto al pianista francese Benoit Delbecq e al batterista inglese (ma residente in Francia) Steve Arguelles, militano i nostri Francesco Bigoni e Francesco Diodati. La formazione ha proposto l'evoluzione della musica dell'omonimo album uscito un paio di anni fa e che si potrà ascoltare a breve in un nuovo CD già registrato. Un'evoluzione che ha esaltato un aspetto già presente nella musica del gruppo: la gentilezza.
È infatti con gentilezza che Diodati aggiungeva note al suono della formazione traendole dalla sua chitarra elettrica, con la quale sa essere anche intenso e aggressivo, ma che qui invece rendeva morbidamente lirica; lo era quella con cui Argüelles percuoteva la batteria, spesso con le bacchette rivestite di gommapiuma, oppure la sfiorava delicatamente; e lo era quella con cui Delbecq toccava le corde del piano e le preparava per modificarne il suono, oppure con la quale accarezzava i tasti per emetterne suoni intimi; ed era gentilezza, forse soprattutto, quella con cui Bigoni traeva dal sex tenore e dal clarinetto suoni delicatamente soavi, fossero puntillistiche costellazioni che s'inscrivevano nel contesto disegnato dai compagni, oppure frasi liriche che descrivevano un'intima narrazione. È stata tale gentilezza a lasciare il segno al termine di un concerto dalle atmosfere astratte e sospese, a momenti oniriche, e tuttavia mai intellettualistiche, nel quale l'elettronica si fondeva senza frizione alcuna con l'acustico, l'improvvisazione con la scrittura, il camerismo contemporaneo con l'eredità jazz. Meritati i ripetuti applausi del pubblico.
Piuttosto diversa, ma non meno apprezzabile, la seconda formazione, un quartetto di musicisti romani capitanati dal sassofonista Marco Cerri Ciommei. Artista singolare e schivo, compositore di musica per film con interessi anche per la fotografia e la grafica, Cerri Ciommei ha una poetica molto personale che ha potuto essere apprezzata da un pubblico più vasto grazie al disco Cronosisma, uscito nel 2024 per Hora Records, assai apprezzato dalla critica e dal quale proveniva il programma del concerto. Il titolo è tratto da un racconto dello scrittore statunitense Kurt Vonnegut che immaginava un ritorno dell'universo a dieci anni prima, scelta dovuta al fatto che le composizioni risalgono al passato e sono "riemerse" dagli archivi dell'autore, "meritandosi" così la loro uscita.
Si tratta di brani narrativi, interpretati dal contralto del leader, ma dagli sviluppi singolari: alcuni ricchi di pause e riprese, altri terremotati dal lavoro trasversale di Luca Venitucci, al pianoforte ma anche alla melodica, altri ancora attraversati dai luccicanti interventi di Giacomo Ancillotto, alcuni persino eroici nel loro incedere in crescendo. Il contrabbasso di Marco Zenini era perlopiù dedito a sostenerli ritmicamente, trovando comunque il tempo per brevi assolo e un'introduzione contabile. Interessante il modo in cui il quartetto si divideva in corso d'opera, dando vita a intensi duetti ora del leader con Ancillotto, ora di quest'ultimo con Zenini. Da sottolineare inoltre il modo del tutto particolare in cui temi di ispirazione popolare, quasi in forma canzone, si sposavano non solo con l'improvvisazione di stampo jazzistico, ma anche con passaggi "di ricerca," sospesi e atonali, senza con ciò perdere né coerenza, né piacevolezza. Un eccellente concerto di una formazione che è stato davvero interessante apprezzare dal vivo e che meriterebbe più spazio nei festival nazionali.
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Live Review
Neri Pollastri
Italy
Florence
Rob Mazurek
Gabriele Mitelli
Jim Black
Riccardo Brazzale
Bernardo Guerra
Federica Michisanti
Salvatore Maiore
Nazareno Caputo
Glauco Benedetti
Manuel Caliumi
Giovanni Forchesato
Giulia Barba
Michele Tedesco
Marcello Abate
Gaia Mattiuzzi
Dan Kinzelman
Rossano Emili
Manuele Morbidini
Mirco Rubegni
Renato Grieco
Benoit Delbecq
Steve Argüelles
Francesco Bigoni
Francesco Diodati
dell’omonimo album
Marco Cerri Ciommei
Luca Venitucci
Giacomo Ancillotto
Marco Zenini
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