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William Parker: Migration of Silence Into and Out of the Tone World

Giuseppe Segala By

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William Parker: Migration of Silence Into and Out of the Tone World
L'attività musicale di William Parker è stata copiosamente documentata da circa centocinquanta dischi, che spaziano in un caleidocopio di gruppi fondati dallo stesso contrabbassista, formazioni cooperative, omaggi, collaborazioni. Ma nessun singolo lavoro, fino a questo momento, aveva focalizzato l'attenzione su un ventaglio di ispirazioni così ampio e completo come si fa ora nei dieci CD del cofanetto The Music of William Parker—Migration of Silence Into and Out of The Tone World.

In questo lavoro monumentale, che viene pubblicato contestualmente alla biografia dedicatagli da Cisco Bradley, alla cui presentazione dedichiamo un altro articolo, Parker mette in scena una molteplice varietà di combinazioni strumentali inedite, passando dal solo di pianoforte al classico quartetto d'archi, alla voce da sola o accompagnata da vari organici, fino alla formazione con strumenti etnici. Composizione musicale, improvvisazione singola e collettiva, inserimento di poemi lirici si intrecciano in un vasto, formidabile affresco che delinea la multiforme personalità e la coerenza di un artista tra i più significativi del panorama contemporaneo.

Dieci CD dunque: una mole non indifferente di musica che non si ripete, ma si dipana e si allarga, si articola come i bracci di un delta, comprendendo innumerevoli spunti di ispirazione. Musica sorretta da urgenza lirica, umana e spirituale, da impegno politico e sociale. Con il coinvolgimento intenso da parte dei numerosi collaboratori al lavoro, tra i quali figura una serie fitta di voci femminili provenienti da ambiti culturali diversi, come Ellen Christi, Raina Sokolov-Gonzalez, Kyoko Kitamura, Lisa Sokolov, Jean Carla Rodea, Andrea Wolper, alcune delle quali abbiamo incontrato in altre realizzazioni di Parker. E comprimari che siamo abituati a trovare al fianco del contrabbassista, come Hamid Drake, Jason Kao Hwang, Eri Yamamoto, Matt Moran, Daniel Carter, accanto a nomi meno frequenti, ma altrettanto significativi.

Le parole di Parker nelle note del cofanetto, splendidamente corredato dai colori accesi di quattro opere grafiche di Jo Wood-Brown, introducono come meglio non si potrebbe allo spirito del lavoro: "La musica in questo cofanetto è dedicata a tutte le persone nel mondo che stanno cercando libertà -coloro che vogliono eliminare l'odio, il razzismo, il sessismo, l'avidità e le bugie dalla loro la vita." E ancora: "Gli impulsi iniziali delle parole, dei motivi, dei simboli, delle forme e dei suoni vengono da me stesso. Ma nel mio mondo la realizzazione della musica è uno sforzo congiunto tra il compositore e i musicisti. Lavorare insieme per creare un linguaggio spirituale del sound. La composizione è semplicemente un programma per l'improvvisazione, che a ogni ripetizione ottiene un risultato diverso (...). Composizioni come figli, che una volta nati prendono le redini della propria vita."

Mentre il precedente cofanetto, Voices Fall from the Sky, del 2018, si proponeva come un'antologia di brani vecchi e nuovi, questo box presenta materiale tutto inedito, registrato in massima parte tra la fine del 2018 e l'inizio del 2020, realizzato appositamente per questo lavoro. Il risultato lascia attoniti e ammirati per qualità, varietà e intensità. Ogni singolo CD ha una propria fisionomia sonora, di impasto timbrico e ispirazione, ma tutti si intrecciano come i fili che compongono un arazzo.

Si parte da Blue Limelight, dove la ribalta blu mette in scena un ensemble ampio ed eterogeneo, che comprende la voce di Sokolov-Gonzalez, quattro violini tra cui l'ospite speciale Kao Hwang, pianoforte, oboe, contrabbasso, batteria. Organico strumentale che impegna Parker in un grosso lavoro compositivo e di arrangiamento, ove si mette in scena una serie di contrasti tra tenui sfumature e colori accesi. L'esordio è intenso e delicato, con la voce e il pianoforte, che nel minuto e mezzo di "Listen" enunciano una delle chiavi di volta dell'intero lavoro. Un manifesto, un'esortazione all'ascolto, "un mantra o una mappa che si può usare per la navigazione dentro questo mondo di suono," dice Parker.

Nel secondo brano si vira subito verso un'atmosfera funky, con il violino elettrificato che imita la chitarra, intrecciandosi a piano, basso e batteria, mentre gli altri archi disegnano morbidi tappeti sotto alla voce energica. Nel CD, all'interno di un florilegio di melodie e impasti deliziosi, di liriche dello stesso Parker, emerge la bellezza onirica di "A Great Day to be Dead," che assume la sembianze di una narrazione fortemente evocativa nella voce mirabile della Sokolov-Gonzalez e negli interventi dell'oboe. La melodia del brano eponimo, "Blue Limelight," dedicato a Cecil Taylor, si libra assorta e solenne nel gioco tra voce, oboe e contrabbasso. La voce duttile e istrionica di Sokolov-Gonzalez, da apprezzare con attenzione in tutto il CD, si impone anche in "Bennie's Tune," dedicato al leggendario trombettista Bennie Bishop. Pur non volendo nulla togliere agli altri episodi del cofanetto, questo CD di esordio, l'unico nel quale Parker non compare come strumentista a parte quelli di solo pianoforte e sola voce, lascia ammaliati.

Altro contesto in cui la voce è accostata a un insieme strumentale inconsueto è quello del quarto CD, Cheops, con Kyoko Kitamura e un quintetto che allinea vibrafono, tuba, sax soprano, contrabbasso e batteria. Organico che dà luogo a interessanti fusioni e intrecci, in particolare nel brano dedicato a Joe Harriott, il veterano del free nel Regno Unito degli anni Sessanta. La batterista Rachel Housle vi si mette in luce, intavolando un ottimo dialogo con il contrabbasso del leader, il vibrafono di Matt Moran, e la tuba di Ben Stapp. Bella sfida sonora e costruttiva è anche quella dei ventidue minuti abbondanti di "If We Play Soft Enough."

Torniamo indietro, al secondo CD, Child of Sound, affidato al piano solo di Eri Yamamoto, già collaboratrice di Parker, in particolare nel Raining on the Moon Sextet. Anche qui abbiamo una serie di brani molto diversi per ispirazione, con sapori che evocano tra l'altro il Sud America, il blues, il Messico e il Sudafrica. Vi si incontrano pezzi già conosciuti, come "Malachi's Mode," dedicato a Malachi Favors, e il meditativo, accorato "Malcolm's Smile," rivolto a Malcolm X. Il pianismo di Yamamoto si muove con delicata attenzione nelle suggestioni di Parker, tracciando pregnanti digressioni. "The Golden Light" è un inno, parte di una più ampia serie di musica sacra scritta dal contrabbassista. Le due parti di "Trail of Tears" ricordano con accorata amarezza il dramma della popolazione Cherokee. Allo stesso modo, malinconico e sospeso nella propria dolcezza, è "Child Of Sound."

L'altro CD che si affida a un solista unico è il settimo, Afternoon Poem, scritto per sola voce e interpretato da Lisa Sokolov, pure una collaboratrice frequente di Parker, in particolare nel trio con Cooper-Moore. Quindici brevi brani (uno solo si avventura sui cinque minuti), molti dei quali con voce sovraregistrata, più un'interpretazione in duo con la pianista Yuko Fujiyama. Possiamo essere d'accordo con quanto ritenuto da Parker sulle qualità eccellenti di Sokolov: "Non riesco a pensare a nessuna cantante che abbia una maggiore connessione di Lisa con i poteri terapeutici del suono." Alcuni pezzi, come "Morning Bird" e "Rocket Man," sono esempi fulgidi di controllo tra espressività e virtuosismo: il primo in forma trasparente e delicata, il secondo in un tripudio di colori. Il triste spiritual "Essence Calling Out" mette in evidenza la forza drammatica e ammaliatrice che la vocalist sa sviluppare, in un reticolo di sfumature. In "Afternoon Poem" c'è poesia, immagine e danza.

La voce di Ellen Christy è protagonista di The Majesty of Jah, con la tromba molto espressiva di Jalalu-Kalvert Nelson, il contrabbasso, le percussioni e il donso ngoni (cordofono africano) di Parker, oltre alle elaborazioni elettroniche della stessa vocalist. Si tratta di un disco composito, in cui si avvicendano i motivi civili e quelli spirituali. Il brano dedicato a James Baldwin comprende le registrazioni della sua voce a tracciarne le linee guida, mentre il salmodiante brano eponimo si dipana nella reiterazione di una breve cellula melodica. Si segnala il brano "Freedom," dove ci sono inserti presi da registrazioni di Jemeel Moondoc al sax alto, Kidd Jordan al tenore, Cooper-Moore all'organo, Dave Burrell al pianoforte, Hamid Drake.

Il CD Harlem Speaks, con Fay Victor alla voce, affiancata da Parker e Drake, rievoca le atmosfere della Savoy Ballroom, assimilate dal contrabbassista guardando l'album di famiglia. La spinta dello swing è perfettamente modellata dal duo iniziale tra la vocalist e la batteria, lo spirito blues prende corpo in "Don't Sell My Soul," mentre il clima danzante e cicaleggiante del quartiere nero prende vita in modo differente nell'umoristico "Harlem Dances" e nel sinuoso, esotico "Harlem Speaks."

E veniamo a Mexico, CD ricco di colori e contrasti, interpretato da un "cast internazionale di combattenti per la libertà," come li definisce Parker. In evidenza c'è la vocalist messicana Jean Carla Rodea, "artista interdisciplinare che concilia musica, sound performance, fotografia, video e scultura." Con lei ci sono tre musicisti israeliani, c'è Jackson Krall, già sodale di Cecil Taylor, al tamburo tenore, ci sono due batterie, due trombe e un sax tenore. C'è l'oud del marocchino Brahim Fribgane. Accanto al brano immaginifico e grintoso del titolo, si incontrano altre ispirazioni e motivi, con densi poliritmi e incontri timbrici insoliti, come quello di oud e armonica a bocca.

Ancora l'armonica dell'israeliano Ariel Bart si abbina all'oboe di Jim Ferraiuolo, in un altro ensemble singolare e affiatato: un ottetto con la voce stentorea di Andrea Wolper, di nuovo la batteria mobilissima di Housle e con Parker questa volta alla cornetta. Dietro al titolo Lights In The Rain si rivela la passione di Parker per il cinema, con dieci brani che omaggiano sette giganti della cinematografia italiana. Attraverso narrazioni e suoni, si delineano immagini, ma soprattutto emozioni legate a questi grandi autori. "Luchino" viene invocato con impeto, "Fellini" vaga in un mare onirico surreale, "Rossellini" è introdotto da un'intensa improvvisazione collettiva e si tratteggia in un disegno drammatico della voce. "Gospel" si riferisce alla figura di Pasolini e giunge a vette febbrili di interazione tra voce, cornetta, armonica, batteria. "Milano" si modella come una splendida ballad.

Gli ultimi due capitoli ci mostrano di nuovo aspetti differenti e caratteristici dell'autore: in The Fastest Train Parker costruisce un viaggio etnico, intrapreso con due vecchi amici olandesi, Coen Aalberts e Klaas Hekman , alle prese con percussioni, ance, piccola tromba, e con una miriade di flauti presi dalle tradizioni più disparate, in particolare dall'estremo Oriente, dalla Nuova Guinea, dal Mali. Etnia immaginaria, plasmata con autenticità e senso della creazione collettiva, scaturita, come asserisce Parker, dallo scandaglio della natura stessa degli strumenti, che porta spontaneamente alla creazione musicale.

Il conclusivo Manzanar mette in scena un quartetto d'archi nella sua forma classica, cui si aggiungono altri tipi di flauti etnici e l'organo a bocca khaen, suonati dallo stesso Parker. Nel brano "On Being Native," che chiude il CD, compare il sax alto di Daniel Carter, immerso in un meditativo impasto di grande intensità. Un commiato degno di tale opera, che gioca ancora tra scrittura, improvvisazione, atmosfere etniche, accenti di protesta. In particolare, "Charcoal Paragraphs" disegna un intrico di liberi intrecci, ispirandosi all'arte figurativa astratta, mentre il lungo "Khaen" si basa ancora su suggestioni di folklore immaginario, con l'uso dello strumento tailandese che dà il titolo al pezzo.

Lavoro imponente, compendio e arricchimento della produzione di Parker, che ricambia ampiamente il lungo impegno dell'ascolto.

Album (o meglio cofanetto) della settimana.

Track Listing

CD 1: Listen; Cosmic Funk; I’d Rather Be; A Great Day to Be Dead; Jenny’s Interlude; Blue Limelight (dedicated to Cecil Taylor); Bennie’s Tune; Recall; Kachina Song; All I Ever Want; Where the Angels Live; Old Tears.

CD 2: Malachi’s Mode; Malcolm’s Smile; This Sweet Land; The Golden Light (Hymn); Mexico; Broken Promises; Child of Sound; Sky Falling; Adobe House; Rez Sunset; Trail Of Tears I; Trail Of Tears II; Rez Sunrise; Ascending Earth.

CD 3: Baldwin; The Majesty of Jah; Freedom; Sun Song; Numbers; Letter to a Resurrected Slave Owner.

CD 4: Entire Universe; Cheops; The Map Is Precise; If We Play Soft Enough; Harriott.

CD 5: Dancing at the Savoy; Don’t Sell My Soul; Harlem Dances; Harlem Speaks; Paintings in the Sky; Shutters as Windows.

CD 6: Tilted Mirror; Mexico; The Bleeding Tree; It Is for You.

CD 7: Song to Lift Sadness (Morning); The Sky Is Always Beautiful; Morning Bird; Rocket Man; Essence Calling Out; Afternoon Poem; First Vision; Green and Brown; I Believe; I Will Die for You; Song for Patricia; My Cup; Silent Whispers; It Would Never Be Long Enough; Song to Lift Sadness (Evening); Cloud and Sea Fading as Rain Falls.

CD 8: Visconti; Fellini; Pasolini; Leone; De Sica; Rossellini; Gospel; Milano; Lights in the Rain; Antonioni.

CD 9: The Elders at the Edge of the World part 1; Cultivation; Deep Spirit; Family Voice; Listen to the Sky; Sacred Prayers; Host for the Anointed; Bamboo Village; Blessed; The Flute Reaches Out; The World’s Fastest Train; Joyous and Delightful; The Elders at the Edge of the World part 2.

CD 10: Charcoal Paragraphs; Khaen; Lakota Song; Manzanar; On Being Native.

Personnel

William Parker: bass; Mara Rosenbloom: piano; Eri Yamamoto: piano; Illay Sabag: piano; Hamid Drake: drums; Daniel Carter: saxophone, alto; Matt Lavelle: trumpet; Kyoko Kitamura: voice / vocals; Fay Victor: voice / vocals; Lisa Sokolov: voice / vocals; Matt Moran: vibraphone; Jason Kao Hwang: violin; Kayla Milmine: saxophone, soprano; Andrea Wolper: voice / vocals; Nicole Federici: viola; Gwen Laster: violin; Matt Lambiase: flugelhorn; Dara Bloom: cello; Melanie Dyer: viola; Ellen Christi: voice / vocals.

William Parker: bass, donso ngoni, percussion, voice, bass duduk, fujara overtone flute, guembri, balafon, gralla, serbian flute, kamele ngoni, cornet, keringot, hochiku, shakuhachi, stereophonic bamboo flute, ojibway overtone bass flute, pocket trumpet, malakan flute, chinese shakuhachi, khaen, navajo flute, fujara overtone flute; Peter Dennis: bass; Scot Moore: violin; Reina Murooka: violin; Raina Sokolov-Gonzalez: voice; Tina Burova: violin; Jim Ferraiuolo: oboe; Kevin Murray: drums; Jim Clouse: drums, tenor sax; Ellen Christi: sampling, production; Jalalu-Kalvert Nelson: trumpet; Ben Stapp: tuba; Rachel Housle: drums; Hamid Drake: frame drum; Jean Carla Rodea: voice; Brahim Fribgane: oud; Jackson Krall: tenor drum; Ariel Bart: harmonica; Ohad Kapuya: bass; Kevin Murray: drums & percussion; Coen Aalberts: conch shell, winti flute from New Guinea, cricket sounds, bird sounds, bamboo brushes, whistles, drum set; Klaas Hekman: dogon flute, shakuhachi, bass Indian flute, piccolo and C flute; Jean Cook: violin; Alexander Waterman: cello.

Album information

Title: Migration of Silence Into and Out of the Tone World | Year Released: 2021 | Record Label: Centering Records / AUM Fidelity

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