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Logan Richardson Quartet al Teatro Parenti di Milano

Paolo Peviani BY

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Teatro Franco Parenti
Milano
26.04.2015

Se credete che il jazz sia musica notturna, una visita a Milano potrebbe minare le vostre convinzioni. Il rito jazzistico ambrosiano prevede infatti che molti dei concerti più interessanti ospitati in città abbiano luogo la domenica mattina.

Alla ormai trentennale rassegna Aperitivo in Concerto, che ha introdotto questa curiosa ma piacevole consuetudine, quest'anno si è affiancata -in una sorta di ideale proseguimento di stagione -la rassegna Jazz al Parenti.

Rassegna anch'essa guidata dall'illuminata direzione artistica di Gianni Gualberto, ma più orientata -rispetto agli Aperitivi -verso un linguaggio che potremmo definire, per quello che valgono le definizioni, mainstream.

Dei cinque appuntamenti in programma (Kenny Werner Trio, Peter Bernstein Quartet, Lew Tabackin Quartet, Logan Richardson Quartet, Steve Kuhn Trio), il più intrigante era quello del quartetto dell'alto-sassofonista Logan Richardson (Toni Tixier al piano, Josh Ginsburg al contrabbasso, Tommy Crane alla batteria). Per la giovane età dei musicisti, tutti trenta-trentacinquenni. Per la loro scarsa frequentazione dei palcoscenici italiani. Per la qualità della loro proposta musicale.

Una proposta che elabora, in chiave metropolitano-contemporanea, il linguaggio della tradizione. Punti di riferimento evidenti per Richardson, strumentali e compositivi, sono infatti Greg Osby e Steve Coleman.

Rispetto a tali modelli, l'interpretazione è però meno gerarchica, più orizzontale. Concede poco spazio al solismo fine a se stesso. Tende, piuttosto, a lasciare ampi spazi di libertà all'interno della struttura, in un'ottica di sviluppo collettivo del brano. Al fraseggio guizzante e nervoso del leader fanno da contraltare le divagazioni di Tixier e Crane, mentre al contrabbasso di Ginsburg spetta il compito, tutt'altro che banale in questo contesto, di tenere salda la rotta.

Ampi gli orizzonti espressivi lambiti nel corso del concerto, tra standard e composizioni originali, ballad ed echi rock, bop, caraibici. Come (quasi) tutti i jazzisti delle nuove generazioni, anche Richardson, Tixier, Ginsburg e Crane sono musicalmente onnivori. L'esigenza di inserire nella musica elementi di varia estrazione si avverte in modo più che evidente. Così come è evidente che la complessità ritmico-armonica sia il terreno in cui il quartetto si muove con maggiore familiarità.

Foto
Roberto Cifarelli.

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