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Il Secolo del Jazz - Arte, cinema, musica e fotografia da Picasso a Basquiat
Un secolo dopo nessuno più contesta la felice espressione (Il secolo del jazz) coniata da Filippo Bianchi e ripresa da Daniel Soutif per denominare la splendida mostra pluridisciplinare e multimediale in esposizione al MART di Rovereto, inaugurata il 15 novembre e aperta fino al 15 febbraio 2009. Nei mesi successivi la mostra si sposterà al Museé du Quai Branly di Parigi ed al Centro de Cultura Contemporànea di Barcellona.
L'idea di rievocare la storia del jazz attraverso le sue relazioni con le arti moderne è indubbiamente suggestiva. Il Novecento è stato anche il secolo del cinema, in gran parte della fotografia, dei fumetti, della televisione, della pittura astratta e di vari movimenti letterari. Ma, uscendo dall'ambito artistico, il Novecento è stato anche il secolo della psicoanalisi e della moderna antropologia che, con le loro teorie hanno aperto importanti chiavi di lettura.
Il visitatore che è in grado di cogliere le profonde relazioni tra queste arti e queste discipline trarrà dal percorso di quest'esposizione enormi gratificazioni. Il percorso è articolato cronologicamente lungo una timeline che rievoca, anno dopo anno, i fatti salienti di questa musica evidenziando, accanto alla documentazione sonora, centinaia di spartiti, dischi, manifesti, riviste giornali, filmati, libri eccetera. Lungo il percorso espositivo si aprono piccole mostre autonome, in sale che evidenziano i rapporti tra il jazz e le arti citate. Troviamo quindi opere originali di Matisse, Pollock, Mondrian, Basquiat, Man Ray, Otto Dix, degli artisti dell'Harlem Renaissance, fino a Guttuso, Pollock, Warhol.
Ed ancora rari documenti che rappresentano momenti di vera gioia per ogni appassionato di jazz: dai poster pubblictari dei bordelli di New Orleans, a spartiti, copertine, locandine, riviste, dischi e filmati originali. Esempi? Il Commodore originale di Strange Fruit di Billie Holiday (1939), gli spartiti di Royal Garden Blues e Livery Stable Blues, la raccolta delle musiche (1918) dell'Original Dixieland Jazz Band
Ogni visitatore potrà elaborare i suoi personali percorsi ma i più evidenti (ed in questo senso il contributo di psicoanalisi ed antropologia è essenziale ) riguardano sia i mutamenti nell'iconografia dell'afro-americano che l'associazione (ancora fortissima fino agli anni trenta/quaranta) tra jazz e sessualità libera e sfrenata.
Dopo quasi tre secoli di permanenza nel Nuovo Mondo, gli afroamericani diventavano improvvisamente "visibili" ma gli elementi più frequenti con cui venivano raffigurati erano associati all'Africa. Un continente non ancora rivalutato con orgoglio e ammirazione dagli ex schiavi ma osservato con atteggiamento ambivalente (timore/attrazione) dai bianchi. Sono emblematiche le immagini dello spartito Runnin' Wild. Fox Trot et Blues del 1922 (guerrieri africani in corse, con lance e totem) e le immagini di Josephine Baker, seminuda coperta dal solo gonnellino di banane. Il jazz era ancora strettamente associato al ballo e al movimento "disordinato" e libero del corpo così diverso dal moto rigido e codificato del valzer.
Per quanto riguarda la sessualità pochi anni dopo la pubblicazione di classici freudiani come "Al di là del principio del piacere" Otto Dix disegnava la vita nei bordelli: prostitute seminude che ballano accompagnate da una jazz band. Ancora nel 1938 una raccolta di 78 giri associava in copertina il termine Swing ad una donna nera nuda.
Molto spazio è dato anche al jazz moderno e contemporaneo con l'esposizione di numerose foto di fotografi come Giuseppe Pino, Guy Le Querrec, Roberto Masotti, e per concludere al jazz in Europa.
Mart Rovereto Corso Bettini, 43 38068 Rovereto.
Informazioni e prenotazioni numero verde 800 397 760 [email protected] www.mart.trento.it
Orari martedi - domenica 10.00 - 18.00 venerdi 10.00 - 21.00
Biglietti intero: euro 10 ridotto: euro 7 gratuito fino a 18 anni e sopra i 65 anni scolaresche: euro 1 per studente biglietto famiglia (valido per tutti i componenti di un nucleo famigliare): euro 20 gratuito per gli Amici del Museo.
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