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I nuovi percorsi del Polish Jazz

Angelo Leonardi By

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Una nuova generazione si fa avanti con determinazione sulla scena del Jazz polacco e molti trovano accoglienza nel catalogo della For-Tune. L'etichetta si propone ambiziosamente di "salvare dall'oblio i fenomeni musicali di natura eterna." Non si rivolge esclusivamente al jazz o agli artisti polacchi e il suo catalogo ospita anche lavori di William Parker, Mary Halvorson, Anthony Braxton, Charles Gayle e più recentemente Bobby Previte (Gone , 2016) e Samuel Blaser con Michael Blake (Made in China—Trasmissions , 2016).

Gli undici lavori esaminati in questa sede sono indicativi della varietà e ricchezza della nuova musica improvvisata polacca: prevalgono lavori di natura sperimentale -che potremmo definire post-free -ma non mancano esempi di mainstream avanzato, connubi con la musica classica o con le musiche etniche.

Iniziamo con un quintetto polacco-statunitense, guidato dal sassofonista tenore Borys Janczarski e dal batterista Stephen McCraven, comprendente la pianista Joanna Gajda, il bassista Adam 'Szabas' Kowalewski e il trombettista Rasul Siddik. Di quest'ultimo avevamo perso le tracce ed è un piacere ritrovarlo in gran forma in quest'ensemble dai forti sapori boppish, che spazia da momenti ricercati e ad altri ritmicamente esuberanti, anche di sapore funk. Il gruppo si chiama Janczarski & McCraven Quintet e il disco Travelling East West . Janczarski è un appassionato tenorista post coltraniano e domina la scena solista con il lirico Siddik.

Restiamo alle collaborazioni internazionali con altri due organici. Il primo (ADHD, In Bloom) è un quartetto guidato dal chitarrista Marek Kadziela che debutta sostenuto dal notevole clarinettista tedesco Rudi Mahall e da una ritmica danese comprendente Andreas Lang al contrabbasso e Kasper Tom Christiansen alla batteria. In alcuni brani si aggiungono come ospiti il trombettista Piotr Damasiewicz e il sassofonista contralto Maciej Obara. Quest'ultimo è il leader del secondo CD inciso col gruppo Obara International (Live In Minsk Mazowiecki) che raccoglie il trombettisa inglese Tom Arthurs, il pianista polacco Dominik Wania e la ritmica norvegese comprendente il contrabbassista Ole Morten Vaagan e il batterista Gard Nilssen.
Il disco di Kadziela è un modern mainstream avanzato, che si spinge volentieri verso la libera improvvisazione, con risultati eccellenti. Il chitarrista è attivo professionalmente da quasi un decennio e ha guidato altri ensemble di taglio stilistico diverso. Il suo stile si muove nel rispetto della tradizione jazzistica moderna (un'ottima tecnica e un fraseggio complesso, ricco di mordente) ma sa spaziare da momenti cameristici ad altri sperimentali, con un fantasioso uso dell'elettronica. Kadziela scrive visionarie composizioni, dalla metrica complessa, che il clarinetto basso di Mahall illumina di un taglio dolphiano. Il percorso musicale è ricco di sorprese e contrasti: la cosa è molto evidente quando si passa dal ricercato solo "Edithtiude" all'avveniristico "Impro II."

Un altro eccellente esempio di complessa e inventiva scrittura, di taglio squisitamente europeo, è il disco di Maciej Obara. Qui l'improvvisazione di taglio post-free produce una musica densa, di forte tensione narrativa. Obara è uno dei migliori musicisti dell'ultima generazione polacca e il più incline alle collaborazioni internazionali: lo abbiamo visto con Ralph Alessi, Mark Helias, John Lindberg e Nasheet Waits ma anche col massimo jazzman polacco, Tomasz Stanko. Emerso nel 2006 dopo aver vinto un contest di gruppi giovanili, due anni dopo ha frequentato la Brooklyn Academy of Music e la scena di New York, dove ha allacciato i contatti con Alessi, Helias e Waits per il suo primo quartetto di rilievo. Tornato in Polonia, Maciej ha guidato vari progetti, spesso in collaborazione col pianista Dominik Wania. È un improvvisatore avventuroso e in questo disco, la parnership col trombettista inglese Tom Arthurs si rivela quanto mai congeniale e produce brani appassionanti come "Idzie Bokiem."

Restiamo in ambito d'avanguardia post-free per parlare di alcuni gruppi—e dei rispettivi album -parecchio influenzati dalla black music degli anni sessanta e dalle sue evoluzioni. Molto promettente è il disco d'esordio (Introduction ) del giovane trombonista Paweł Niewiadomski, diplomato all'accademia di musica Karol Lipinski. Il suo quartetto (con Jakub Skowronsk al sax tenore, Robert Kusiolek / Anton Sjarov / Ksawery Wojcinski / Klaus Kugel al contrabbasso e Wojciech Romanowski alla batteria) ripropone le atmosfere ritualistiche di certo free storico, in lunghi brani lenti e ossessivi dove c'è spazio per lunghi e vibranti assoli. Una musica forse un po' troppo derivativa ma come esordio è eccellente.
Ben più interessante è il progetto dell'High Definition Quartet, che ha portato all'incisione di Bukoliki. È il secondo lavoro di un quartetto formato dal sassofonista tenore Mateusz Sliwa , dal pianista Piotr Orzechowski, dal contrabbassista Alan Wykpisz e dal batterista Dawid Fortuna. I cinque brani sono elaborazioni degli originali temi folk usati del compositore polacco Witold Lutoslawski per la sua opera "Bukoliki" (Bucolics). Orzechowski ha riarrangiato quei temi della regione Kurpian, sviluppando un pregevole connubio tra libera improvvisazione post-free e musica classica contemporanea.
Il sassofonista di questo gruppo, Mateusz Sliwa, è uno dei massimi solisti emergenti in Polonia e anima il debutto del Vehemence Quartet nel disco Anomalia. È un organico anomalo con due sassofoni in front line e vede Wojciech Lichtański al sax contralto, Alan Wykpisz al contrabbasso e Szymon Madej alla batteria. Senza strumenti armonici in organico, i quattro si muovono con ampia libertà: prendono spunto da brevi input tematici in un sapiente alternarsi di tensioni e distensioni, condensazioni e rarefazioni. Un free che alterna forte tensione espressiva (lunghi assoli sostenuti da fitta interazione ritmica), con astratte e liriche esplorazioni tematiche ("Desolation").

Ma non c'è solo il post free ad attrarre i nuovi jazzmen polacchi. La tradizione musicale classica e il patrimonio etnico restano tradizionali punti di riferimento, da Krzysztof Komeda in poi. A quel grande pianista e compositore il sassofonista Adam Pieronczyk ha tributato uno degli omaggi più riusciti (Komeda: The Innocent Sorcerer , 2011) ed oggi è co-protagonista con Miroslav Vitous di un intenso dialogo liberamente improvvisato. Il loro disco s'intitola Wings e in alcuni momenti risente del folk dei Tatra, la regione montuosa ai confini tra Polonia e Repubblica Ceca. Non è un caso che Pieronczyk viva a Cracovia e Vitous sia nato a Praga. Pieronczyk ha scritto quasi tutti i brani e si alterna al sax tenore e al soprano mentre Vitous imbraccia sovente l'archetto. Naturalmente i temi servono come semplice spunto per elaborare lunghi dialoghi improvvisati, condotti con suggestivo interplay. Episodi d'astratto o austero lirismo si alternano ad altri danzanti, in un percorso che esalta cantabilità melodica e suggestione timbrica.
I musicisti polacchi sono stati i primi in Europa a coniugare il jazz con il folklore e questa relazione è tutt'ora ben viva come dimostra il Kwartet Palucki in Na Skrzyzowaniu rzek. I componenti sono Grzegorz Tomaszewski all'armonica, Michal Kulenty ai sassofoni e flauto, Karol Szymanowskial vibrafono e Krzysztof Samela al contrabbasso. Gli ospiti del disco più in vista sono il fisarmonicista Lukasz Mirek, la violinista folk Maria Pomianowska e il cantante Zbigniew Zaranek. Maria è specialista di un violino tradizionale detto bilgoray suka, Zbigniew viene dal mondo del rock ed interpreta alcuni brani folk della regione Paluki , nella Polonia centrale. Sulla base dei temi tradizionali l'organico sviluppa lunghe sequenze jazzistiche con uno sguardo privilegato alla stagione modale davisiana. In uno dei brani, "Na Stodole Sowa Siada" il lungo assolo di Kulenty al flauto riprende la celebre linea melodica di "All Blues" da Kind of Blue . Un disco non particolarmente ambizioso ma piacevole .

Più sofisticata è l'operazione di connubio col folklore messa in atto dal flautista Dominik Strycharski con il suo organico Core 6 nel disco Czoczkò. Autore di tutti i brani—ispirati al folklore dalla Kashubia—Strycharski è un musicita e un compositore versatile, che spazia dal jazz alla sperimentazione elettronica. In questo progetto ha coinvolto un clarinettista di riconosciuto valore come Waclaw Zimpel e, in alcuni brani, anche i bassisti Zbigniew Kozera e Robert Kusiolek / Anton Sjarov / Ksawery Wojcinski / Klaus Kugel e i batteristi/percussionisti Hubert Zemler e Krzysztof Szmanda. I temi in duo sono interessanti ma è soprattutto il collettivo a offrire le massime emozioni, con una musica timbricamente vibrante e aspra, ritmicamente travolgente e caratterizzata dai laceranti assoli di Zimpel e Strycharski.

Terminamo con due album ancora diversi, indicativi dell'ampiezza dei riferimenti che caratterizzano questa generazione. Euphony un progetto cameristico di Sebastian Zawadzki, pianista e compositore che risiede in Danimarca ed ha registrato alla Royal Academy of Music di Copenhagen. Sette delle dodici tracce sono registrate in piano solo o in trio col bassista svedese Johannes Vaht e il batterista danese Morten Lund e si alternano agli altri che aggiungono archi. Ad appena 25 anni (23 quando ha inciso il disco) Zawadzki è un talento naturale che si esprime con la profondità espressiva dei grandi interpreti. Non è difficile prevedere per lui un brillante futuro.

Infine Elektrotropizm, debutto in solo del fisarmonicista Zbigniew Chojnacki, un altro giovanissimo interprete (classe 1992) che ha evidenziato il suo talento con alcuni protagonisti storici del jazz in Polonia come Michal Urbaniak o Zbigniew Namyslowski. In questo disco sperimentale aggiunge effetti elettronici ai suoni naturali dello strumento ma l'esplorazion non riguarda solo dimensioni timbriche ma c'è un progetto di matrice cameristica che destruttura profondamente l'immagine tradizionale e jazzistica della fisarmonica (che a volte sembra un organo). Un lavoro dalla fruizione non facile ma stimolante e coraggioso. I quattro brani centrali fanno parte di una suite; l'ultimo ("Tuwim") ha uno splendido sviluppo tradizionale e svela le doti dell'autore in ambiti più agevoli da riconoscere. Un regalo ai coraggiosi che sono arrivati in fondo.

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