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Gegè Telesforo: Improvvisazione senza fine

Gegè Telesforo: Improvvisazione senza fine
Paolo Marra By

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La curiosità ti porta a scoprire cose nuove e a farle tue
Artista poliedrico e curioso Gegè Telesforo ha mantenuto in più di tre decenni di attività una cifra stilistica originale e autentica. Acclamato innovatore a livello internazionale nell'uso dello scat vocals, nella sua musica le sillabe si muovono libere e sinouse a ritmo di funk e swing in un concentrato raffinato di pura e semplice energia. Musicista, cantante, compositore, nonché conduttore televisivo e radiofonico, Gegè Telesforo ha saputo in ogni forma artistica fare dell'improvvisazione il suo marchio di fabbrica per divertirsi e divertire in piena libertà. Perché come diceva George Gershwin "La vita è un pò come il jazz.. è meglio quando s'improvvisa."

All About Jazz: Come è nata la tua passione per il canto jazz e in particolare per lo scat?

Gegè Telesforo: È stato naturale, lo facevo a casa da ragazzino quando ascoltavo i dischi, molti dei quali strumentali. Ai cantanti mi sono appassionato in un secondo momento. Avevo una facilità di apprendimento e memorizzazione che mi faceva imparare a memoria non solo tutti i temi del periodo be-bop, ma anche gli assoli. Ho studiato canto lirico e il pianoforte e alla fine ho messo insieme tutte queste cose sviluppando un suono e un linguaggio personale.

AAJ: Sei stato un innovatore nell'uso di questa tecnica di improvvisazione vocale.

GT: Una cosa che posso affermare è di aver utilizzato questo linguaggio vocale tipico del jazz e di averlo applicato ad altre forme e stili musicali. Quello che fanno adesso musicisti come Robert Glasper io lo facevo alla fine degli anni '80: strutture jazz su ritmi funky e R&B. Tutta la tendenza del neo soul con il background jazzistico americano di oggi è una cosa che io ho fatto in quei tempi insieme a miei amici musicisti come Danilo Rea e Roberto Gatto, registrando brani originali. Ma i critici jazz dell'epoca scrivevano peste e corna di quello che facevamo.

AAJ: Qual è l'artista che più ti ha influenzato sotto il profilo musicale?

GT: C'è ne sono tanti, però posso dire che ho sempre avuto, e ancora oggi ho una venerazione per Ella Fitzgerald per quello che ha fatto per la musica, il jazz, la vocalità e per quanta bellezza ha espresso nell'arco di tutta la sua carriera.

AAJ: Ritorni dopo qualche anno con un nuovo disco dal titolo Il mondo in testa che sarà anticipato nei prossimi giorni dal singolo della title track e pubblicato il prossimo 27 marzo: che cosa dobbiamo aspettarci da questo lavoro discografico?

GT: In questo disco il melting pot culturale e sonoro è espresso all'ennesima potenza. Sono state usate molte percussioni etniche e molti groove che non hanno una connotazione precisa, sono ritmiche che ci riportano a un sogno: il viaggiatore che è andato in giro per il mondo assimilando tante culture diverse che vengono fuori tutte insieme, suoni e colori che ricordano i Caraibi, l'Africa, l'India, il Medio Oriente. Un album strumentale che contiene tre brani con testi cantati in italiano; la sfida era propria quella di riproporre in lingua italiana un genere che non mi sembra sia rappresentato nel nostro paese. Mi sono avvalso della collaborazione di musicisti che conoscono la mia musica e riescono ad interpretarla nel miglior modo possibile: c'è il giovane vocalist R&B Aine, c'è una delle migliori vocalist contemporanee Daniela Spalletta, Simona Severini e poi ancora Dario Deidda, Alfonso Deidda e Max Ionata al sax tenore. L'obiettivo era di non annoiarmi e di non annoiare l'ascoltatore.

AAJ: È rimasto qualcosa nella musica proposta oggi in Italia di ciò che musicisti come te hanno realizzato nel passato?

GT: Io non ho mai seguito la musica di moda, ho seguito più le tendenze, poi quando le tendenze sono diventate moda io mi ritrovavo già a fare altre cose. La musica che va per la maggiore oggi in Italia la trovo stereotipata, funziona una cosa e tutti gli altri cercano di fare il verso. Le nuove generazioni puntano ad ottenere il facile successo senza avere delle solide basi e questo li porta a creare della musica che dura una mezza stagione, alla fine le ascolti e sembrano tutte uguali. Credo che manchi la curiosità, quella che ti porta a scoprire cose nuove, a farle tue e a metterle in pratica.

AAJ: Al di fuori dell'Italia c'è qualcosa a livello musicale che ti piace e attira la tua attenzione?

GT: Ascolto molta musica Indie internazionale, perché credo che oggi sia l'espressione musicale più interessante e varia. Ascolto molte produzioni che arrivano dall'Australia, Nuova Zelanda, Nord Europa e Inghilterra.

AAJ: Che cosa ha rappresentato per la televisione, e in generale per la musica, il programma "DOC" da te condotto insieme a Renzo Arbore alla fine degli '80?

AAJ: È stato un programma importante per la musica internazionale: quando venivano gli artisti importanti da Pat Metheny a James Brown, Miles Davis a Michael Brecker, Jimmy Smith, The Manhattan Transfer si meravigliavano dicevano "ma come mai da noi non c'è un programma con tre palcoscenici, con tutta questa attrezzatura tecnica di ripresa audio e video al massimo dell' avanguardia " e stiamo parlando del 1987: dietro c'era un lavoro enorme, investimenti e qualità. Adesso sembra che siano stati svincolati i diritti d'autore, perché per un certo periodo sono mancate le liberatorie, e ci sia la possibilità di ritornare a vedere anche in Rai e Tv questo materiale che è rimasto negli archivi per lungo tempo.

AAJ: Qual è stato l'artista con cui hai duettato all'interno di "DOC" che più di altri ti ha lasciato il segno?

GT: Ne ho fatti diversi, con musicisti incredibili: ho duettato con Dizzy Gillespie e Tony Scott poi con Jon Hendricks del quale sono diventato amico e allievo e con il quale ho fatto concerti e dischi. Ho duettato con Dee Dee Bridgewater che è diventata uno delle mie migliori amiche. È stato un momento formativo che mi ha dato la possibilità di conoscere il pianista Ben Sidran di cui ero fan e del quale poi sono diventato collaboratore, perché mi trasferii da lui a Madison negli Stati Uniti.

AAJ: Non hai abbandonato del tutto la televisione, continui a farla però in piccoli spazi.

GT: Ho finito la terza stagione di un piccolo programma, "Variazioni sul tema" in onda su Rai5, un programma di dieci minuti. Abbiamo tentato con gli altri miei amici collaboratori di raccontare piccole storie legate alla musica, ci siamo concentrati a raccontare degli aspetti a volte sconosciuti ai più della vita dei musicisti. In questa ultima edizione ho tentato di raccontare al pubblico tutti l'iter tortuoso e complesso che un bravo musicista, anche diplomato al conservatorio, deve fare per poter diventare un professionista. L'operazione è riuscita tanto che sono andato in onda per tre stagioni realizzando 65 puntate da 10 minuti e tre special da un'ora. Adesso vedremo, nel prossimo incontro con Piero Corsini, Direttore di Rai5, se avremo la possibilità di continuare a collaborare inventandoci qualcosa di nuovo o un format diverso. La critica più grande che ho avuto per il programma è che dura troppo poco!

AAJ: Possiamo aspettarci un'altra collaborazione con Renzo Arbore?

GT: È una delle cose che stiamo tentando di fare proprio in questo periodo, con tutte le complicanze del caso. Ho iniziato a vedermi con Renzo per lavorare come autore a un nuovo progetto. Speriamo si faccia.

AAJ: Come è stato invece il tuo incontro con il folletto di Minneapolis, Prince?

GT: Con la Go Jazz Ben Sidran realizzava dischi con musicisti soul e R&B con la passione per il jazz. Dopo un primo disco registrato per la Go Jazz dal titolo Gegè and the Boparazzi con tra gli, altri una giovanissima Giorgia alla sua prima volta in studio di registrazione, realizzammo il successivo disco a Minneapolis nello studio all'interno di Paisley Park. Un giorno nel corridoio scende Prince, io ero con Ben Sidran, lui mi guarda e mi dice "Ti piace ballare?" e io gli rispondo "non so se mi piace ballare, ma mi piace tantissimo la musica che fai" Ci invitò in un famoso locale di Minneapolis ad ascoltare i suoi deejay in un privée in cui c'era tutto il mondo di Prince: musica al massimo a 95 bpm, donne bellissime che ballavano e servivano ai tavoli. Da quella sera non ci siamo più incontrati, non usciva mai da casa.

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