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Francesco Maccianti alla Sala Vanni di Firenze
Courtesy Luca Segato
Sala Vanni
Tradizione in Movimento 2026
Firenze
31 gennario 2026
Come anteprima della stagione 2026 di Tradizione in Movimentoe presentazione del nuovo album Plays Standards, pubblicato dalla giapponese Terasima Recordsil 31 gennaio si è esibito presso la Sala Vanni di Firenze il trio del pianista Francesco Maccianti, con Ares Tavolazzi al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria.
L'appuntamento era evidentemente molto atteso, visto che la Sala Vanni era piena in ogni ordine di posto, cosa che sinceramente non si vedeva da tempo, e che il pubblico ha seguito il concerto in religioso silenzio. In effetti, la rodatissima formazione esprime il genere a livelli molto alti e ha un suo affezionatissimo pubblico, a maggior ragione a Firenze, luogo di nascita e residenza del leader.
Maccianti è in realtà solitamente dedito alle composizioni originali, alcune delle quali in uno dei suoi ultimi album, Songbook, anche in forma cantata (clicca qui per leggere il concerto di presentazione di quel CD). Stavolta, tuttavia, ha realizzato un lavoro interamente fatto di standards, sebbene scelti perlopiù tra i meno noti e frequentati. Nel corso del concerto, che ha ovviamente proposto brani selezionati dall'album, si sono potuti così ascoltare composizioni di Bill Evans e Joe Zawinul, di Chick Corea e McCoy Tyner, senza però che il pensiero corresse a fare tanti confronti, vista la poca frequentazione del repertorio.
Il trio ha interpretato questi brani con molta classicità, ma anche con un'attenzione e una varietà di sfumature che è tipica di Maccianti e che il lungo rapporto non solo artistico con gli altri due musicisti ha trasformato nella cifra della loro collaborazione: ogni composizione veniva sviscerata armonicamente, variata in modo del tutto personale e ben lontano da modelli o cliché, con interventi solistici di Tavolazzi e Gattodue monumenti del jazz italiano, i cui va comunque sottolinata la qualitàperfettamente integrati a quelli del leader grazie all'intenso interplay.
Acuti del concerto, a parer di chi scrive, "Windows" di Chick Corea e, soprattutto, una meravigliosa "Lawns" di Carla Bley, leggermente meno dolente dell'originale, ma egualmente sognante e raffinata.
Spettacolo notevole e festa finale ai protagonisti da parte di un pubblico finalmente numeroso e appassionato.
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