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“Ho ucciso i Beatles” con Sarah Jane Morris a Jesi

“Ho ucciso i Beatles” con Sarah Jane Morris a Jesi
Libero Farnè By

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Pergolesi Spontini Festival
Teatro Pergolesi
Jesi
12.9.2020

Singolare e notevole lo spettacolo proposto a Jesi all'interno della ventesima edizione del Pergolesi Spontini Festival: un atto unico di Stefano Valanzuolo, con la regia e progetto scenico di Pierluigi Iorio, che prevede un'interazione fra un quartetto d'archi, una cantante e una voce recitante. A quest'ultima è stato affidato il compito di esporre in prima persona le allucinazioni, le reminiscenze, l'autodifesa di Mark David Chapman, colui che l'8 dicembre 1980 uccise John Lennon a New York. Il testo, ben congegnato, fa trapelare un protagonista complesso, che cerca in tutti i modi di giustificare la propria azione e costruisce una sorta di autoanalisi, chiamando in causa ad esempio anche il suicidio del proprio padre e compiendo continue traslazioni di ruolo e responsabilità fra se stesso, John Lennon, la band dei Beatles ed altri soggetti ancora. Ottima la prestazione del giovane attore Paolo Cresta, che ha dato corpo a un personaggio inquietante, agendo su più piani interpretativi con varietà di modulazioni e cadenze vocali, di volume e di ritmo, inerpicandosi in invettive nevrotiche o sprofondando in stati depressivi.

Le musiche dei Beatles sono state trascritte e arrangiate dal violoncellista Antonio Di Francia, uno dei componenti del Solis String Quartet, che appunto le ha eseguite in scena. Nel trattare un repertorio come questo sembrerebbe che il modello non potesse che essere il lavoro transculturale del Kronos Quartet. Invece nell'esperienza jesina, complice l'amplificazione, si è optato per soluzioni parzialmente diverse: l'ordito fra le voci dei quattro archi è sembrato meno nitido, meno limpidamente disegnato, per dare invece adito a impasti collettivi più statici e gravi anche se talvolta armonicamente audaci. A tratti l'incedere si è fatto più dinamico e cadenzato, soprattutto nei momenti in cui il quartetto, anziché suonare in solitudine, era impegnato nell'accompagnamento di Sarah Jane Morris.

Ci ha pensato la cantante britannica infatti a dirottare l'interpretazione delle canzoni beatlesiane verso altri lidi, più concreti e tormentati. La sua dizione marcatamente scandita e la sua voce scura si sono articolate in inflessioni ora imperiose, aggressive, crude, ora più sospese e incantate, a volte inserendo esasperazioni decisamente slabbrate e plebee. L'uso di un timing sapiente ha creato una perenne tensione, mentre cambi di tonalità, accentuati o impercettibili, hanno prodotto un appiattimento della linea melodica, rendendola lontana dalla leggerezza ammiccante degli originali, meno accattivante quindi, a volte perfino soffocante. La Morris si è confermata una vera interprete, volitiva e quasi estrema, con una voce teatrale e drammatica che non può lasciare indifferenti, come hanno attestato gli applausi del pubblico.

Essenziale e scarno, focalizzato sui singoli interpreti era l'impianto scenico: sulla destra l'attore, ora seduto ora in piedi, dalla sinistra al centro della scena si muoveva la cantante, mentre alle loro spalle, sopraelevato su una pedana, era allineato il quartetto d'archi. L'uso delle luci accompagnava adeguatamente il flusso dello spettacolo, mettendo in evidenza di volta in volta gli interventi dell'uno o dell'altro. Non risultava del tutto chiaro il significato dei due grandi e bianchi piani inclinati, posti simmetricamente alle due estremità delimitando lo spazio scenico. Unico, vero neo si è rivelata l'amplificazione tutt'altro che asciutta, troppo alonata e risonante, che ha danneggiato soprattutto la recitazione di Cresta.

A coronamento di questo spettacolo originale e intrigante, dal percorso narrativo sempre leggibile, si è stagliata un'interpretazione decisamente deformata e angosciante di "Imagine" introdotta dalla cantante su toni afoni e sussurrati per poi approdare nel finale a una declamazione perentoria, insistita, orgogliosa. Ha fatto seguito il bis, un più ottimistico e contagioso "All You Need Is Love," che ha coinvolto il pubblico prima di essere siglato dal deciso auspicio proclamato con forza da Sarah: "Love, peace, no wars!."

Foto Stefano Binci.

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