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"Francesco d'Assisi" - Opera lirica di Orio Odori
Musicista dalle mille risorse, il clarinettista e compositore Orio Odori (clicca qui per leggere una sua intervista), dopo le esperienze di Harmonia Ensemble e di Banda Improvvisa (clicca qui per leggere la recensione del disco più recente, Lesamoré), approda all’esperienza più ardita per un compositore - l’opera lirica - andata in scena in prima assoluta al Teatro Garibaldi di Figline Valdarno il 21 aprile, con due repliche nei giorni successivi.
Ci arriva a modo suo, con un'opera su un grande personaggio della storia e della spiritualità - S.Francesco d’Assisi - cioè con un tema volutamente “difficile”, e tuttavia risolto con grande semplicità, grazie anche al lavoro del librettista Daniele Bacci, che ha scelto un modo abbastanza particolare di rappresentarne la vita: una riflessione a posteriori del Santo, ormai prossimo alla morte, condotta per quadri e flashback, discontinui ma fortemente evocativi.
Dal punto di vista letterario, l'opera include numerosi significati simbolici che rinviano ad un'interpretazione ben marcata della figura di Francesco: il suo rapporto con Chiara, la delusione alla fine della vita per gli esiti del suo movimento, ma soprattutto la stridente distanza dalla figura del Papa - che invita alla guerra, mentre Francesco rilancia il messaggio evangelico di conciliazione - ne esaltano l’originalità, il radicamento popolare, la critica alle istituzioni a favore dei rapporti umani. Tutto quanto rende, in altre parole, oggi Francesco una figura particolarmente attuale.
Dal punto di vista musicale, il lavoro mescola classicità e ispirazione popolare, con l’aggiunta di atmosfere minimaliste, come era da attendersi conoscendo Odori (che, oltre alle sue esperienze bandistiche, ha suonato Roger Eno e Gavin Bryars ed ha lavorato con Stalteri). Originale la scelta di ridurre l'organico strumentale (due violini, due violoncelli, viola, contrabbasso, flauto, arpa, oboe, clarinetto, fagotto, tromba, trombone e percussioni), accostando ad esso un coro di notevoli proporzioni. Forse anche per questo il lavoro tocca i suoi vertici musicali nei numerosi momenti corali e nei quadri di gruppo, dove cattura e persuade, creando momenti di grande coinvolgimento. Viceversa, sono apparsi un po’ deboli i duetti, specie quelli tra i pur bravi protagonisti Juan Possidente (Francesco) e Patrizia Cigna (Chiara), quasi statiche declamazioni accompagnate, non pienamente integrate con il clima del resto della musica.
Davvero eccellente la messa in scena, priva di sbavature nella regia di Manu Lalli e fortemente suggestiva nelle sceneggiature: alcuni quadri - quello iniziale con l’ingresso dei lebbrosi e la processione con lo sfondo del grande rosone, ad esempio - sono davvero splendidi ed esaltano la complessità estetica dello spettacolo operistico.
Complessivamente, un lavoro estremamente ben riuscito ed ancor più apprezzabile da un lato per i contenuti etici e dall'altro per il fatto di nascere, con estremo coraggio di autori e realizzatori, “dal basso”, cioè fuori dalle “accademie” della musica e del teatro - infatti, la “prima” è avvenuta nel piccolo teatro d'un paesino di provincia. Ma, per gli interessati, è prevista una data a Roma in estate. Che sarebbe opportuno non restasse isolata.
Foto di Maddalena Ammannati e Cristina Andolcetti.
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