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Garda Jazz 2020

Giuseppe Segala By

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Riva del Garda, Arco, Nago, Torbole, Tenno
31.7-12.8.2020

La ventesima edizione del Garda Jazz Festival ha voluto giocare sulla parola venti, con un'oscillazione semantica tra il numero stesso e i flussi d'aria numerosi e birbanti che percorrono il lago più grande d'Italia, facendone la gioia di velisti e surfisti. In tale senso, nell'edizione di quest'anno era d'obbligo invitare uno specialista del soffio, come il flautista Stefano Benini, collocato nella cornice caratteristica del castello di Arco, che domina da Nord l'Alto lago, rappresentandone un balcone straordinario.

Benini si presentava in trio, con la fisarmonica di Thomas Sinigaglia e le percussioni di Francesco "Sbibu" Sguazzabia. Una formazione che sotto la formula "Musiche di confine tra il mondo etnico e l'imprevedibile" dichiarava la propria propensione al viaggio sonoro, tra Brasile e Balcani, con umori dall'Australia e dal vicino Oriente. Nonostante l'interruzione dopo tre brani, dovuta a un imprevisto e improvvido rovescio di pioggia, i musicisti hanno potuto riprendere dopo un'oretta il concerto e il filo del viaggio, offrendo comunque un buon saggio della loro proposta.

Il trio, ben amalgamato nella fusione timbrica di flauti e fisarmonica, con la nervatura percussiva di "Sbibu," per l'occasione affidata quasi esclusivamente a uno strumento elettronico, sviluppa una fisionomia ben definita, che si destreggia agilmente nell'ampia tavolozza stilistica e timbrica dell'ampio repertorio. Il brano di Benini "Red Landa," già registrato qualche anno fa nel CD Moiré con Michele Gori e Stefano Leonardi, ha aperto il concerto con un'atmosfera libera e fluttuante, dalla quale solo nel finale emerge un intenso disegno melodico. Un brano del sassofonista rumeno Nicolas Simion presenta episodi ritmici più densi e dopo l'interruzione si viaggia su un samba con venature di nuevo tango di João Donato, sul celebre "Bebe" di Hermeto Pascoal, su un altro brano di Benini, "Deserto," dal forte ostinato ritmico. L'uso del didjeridoo da parte del flautista accentua certe atmosfere torride e gli ostinati ritmici su cui il trio si muove con disinvoltura.

Un momento di notevole interesse tra le proposte del festival altogardesano è stato il concerto del trio The Girl From Ipa Media, con tre giovani e apprezzati protagonisti della scena nazionale come la vocalist Camilla Battaglia, la contrabbassista Rosa Brunello e il batterista Gioele Pagliaccia, che hanno presentato un lungo set di musica totalmente improvvisata, ben controllata e sviluppata nelle proprie linee progettuali e nello sviluppo di ampie arcate espressive. Alla base c'era la ricerca di una sintesi spontanea tra la vocalità libera di Battaglia, aperta alle suggestioni del jazz, della musica contemporanea e delle influenze etniche, e la fitta rete ritmica (e poliritmica) intrecciata dal contrabbasso danzante, poderoso di Brunello, e la batteria sempre mobile, imprevista, spiazzante di Pagliaccia. Con il condimento dell'elettronica intelligente e misurata di Battaglia, ne è scaturito un concerto al contempo ricco di finezze e comunicativo, denso di stimoli e ben inserito nell'ambiente della cantina vinicola dove si svolgeva.

Il cartellone della rassegna, quest'anno in virtuosa forma ridotta, proponeva molte esibizioni di musicisti dell'area triveneta. Tra queste, fresca e stimolante era quella di Simply Five, un quintetto che si ispira alla musica di artisti quali Hank Mobley, Horace Silver e Blue Mitchell (ma pure Monk), per costruire percorsi compositivi nuovi. Accanto alla tromba di Christian Stanchina, al sax tenore di Luca Rubertelli, al pianoforte di Luca Baldessari, al contrabbasso di Giordano Grossi e alla batteria di Bruno Miorandi, figurava per l'occasione il vivace vibrafono di Mirko Pedrotti. La band Italian Jazz Project Orchestra, guidata dal tenorista Luca Donini, ha offerto nel concerto di Torbole un saggio di versatilità, muovendosi con maggiore convinzione nei brani più ritmati ed estroversi, piuttosto che nelle elaborate composizioni dove si mettevano in evidenza impasti e percorsi sofisticati, tra jazz e musica contemporanea.

Foto di Vigilio Forelli .

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