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Francesco Bearzatti Tinissima Quartet
Tra gli eventi di maggior richiamo del cartellone di "Gezz Generazione Jazz - Roma Jazz Festival 2010," c'era senza dubbio il lavoro multimediale dedicato e ispirato a Malcolm X di Francesco Bearzatti e il suo Tinissima Quartet. Band rodata dai molti concerti affrontati insieme negli ultimi tre anni, composta da musicisti di prima grandezza che non hanno tradito le attese e né messo in discussione i molti elogi finora raccolti.
Questo perché su disco la musica di X (Suite for Malcolm) riesce a trasmettere senzazioni e colori di una certa consistenza, mentre dal vivo - messa in relazione con le proiezioni, curate da Antonio Vanni, delle illustrazioni appositamente realizzate da Francesco Chiacchio - assume una statura di livello assoluto. Bearzatti questo lo sa. Nei camerini del Parco della Musica si dice sicuro di avere tra le mani un materiale musicale di valore, tradotto poi sul palco con grande unità d'intenti e con spirito di condivisione da parte di tutti i musicisti.
La suite viene eseguita per intero. Le immagini che scorrono dietro la band, disegnate con un tratto sofferente che ben traduce le difficoltà incontrate e le battaglie intraprese dal leader nero, sono di un bianco e nero liquido di grande impatto. Bearzatti costruisce la sua musica attorno a un spina dorsale ritmica robusta e, all'occorrenza, flessibile. Danilo Gallo, capace di un timbro corposissimo al basso elettrico, e Zeno De Rossi dietro i tamburi, formano un duo che ha nel proprio DNA il tiro da rock band e la sensibilità giusta per ben figurare anche nei momenti di maggiore introspezione. Falzone sfoga tutta la sua irruenza - oltre che con urla lancinanti e movimenti da boxeur durante un combattimento - su un registro graffiante, che non lascia spazio agli abbellimenti di facciata e arriva dritto al punto della questione. Faccenda, quella di Malcolm X nello specifico ma che può essere facilmente estesa a tutto il popolo afroamericano, che sta molto a cuore a Bearzatti. Lui - magro, capelli corti con un accenno di cresta - sembra un fan appena uscito da un concerto dei Joy Division. Invece è un musicista ispirato, pieno di idee creative tradotte con il sax in forma moderna, scevra da manierismi e cliché che spesso asfissiano una scena chiusa in se stessa. Disegna linee emozionanti nel momento chiave dell'intera suite ("Conversion"); carica d'effetti il suo sax mutandolo in chitarra elettrica per il passaggio di maggior dinamismo ("A New Leader"); sceglio il timbro corposo del clarinetto per sottolineare la devozione a Malcolm X; accenna una ninna nanna durante il solo di xaphoon di "Hajj" per placare il pianto di un bimbo che stava spezzando la contemplazione della Sala Petrassi.
Sala gremita da un pubblico che riserva applausi sinceri, mentre scorrono i titoli di coda su un'immensa X che, dal grande schermo, guarda tutti dall'alto verso il basso. I quattro protagonisti si schierano dritti in piedi, fieri e soddisfatti, mentre si ascolta il rap registrato di Napoleon Maddox che chiude il concerto e mette il sigillo a una grande performance. Fenomeni.
Foto di Riccardo Crimi.
Ulteriori immagini di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini
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