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Forma e poesia nel Jazz - Cagliari - XIV edizione
Teatro Massimo - Cagliari - 20-22.04.2011
Nove concerti in tre mesi, da marzo ai primi di maggio. Molto jazz, in parte concentrato in un corpus di tre giorni, ma anche aperture alla canzone d'autore, mostre e laboratori creativi per bambini. Questi i contenuti di "Forma e poesia nel jazz" - rassegna giunta alla sua XIV edizione organizzata dall'associazione Shannara - che ha ospitato sul palco del Teatro Massimo il Trio Mangalavite-Girotto-Servillo, Francesco Cafiso e Dino Rubino, Mimmo Loscasciulli, Niccolò Fabi, Romeo Scaccia e Rosario Bonaccorso.
Il compito di aprire la tre-giorni (che abbiamo avuto occasione di seguire) è stato affidato a Giorgio Murtas, che quindici anni fa s'inventò la rassegna. Il chitarrista sardo si è presentato sul palco con Sandro Satta (sax alto), Nicola Muresu (contrabbasso) e Don Moye (batteria), cooptati in un progetto ad hoc che - nelle intenzioni dell'autore - doveva mettere insieme improvvisazione e testo poetico, affidando alle note una combinazione di sillabe in maniera tale che durante gli assolo venisse fuori un testo leggibile. Peccato che l'idea, di per sé buona, non sia stata esplicitata al pubblico, al quale è arrivata solo e soltanto la musica. Una musica bella, cangiante, ricca di colore, in the tradition ma non troppo, che ha messo in evidenza la grande versatilità dei componenti e sprazzi di autentica generosità negli assolo. Il chitarrista (a volte un po' timido per la verità) ha impresso l'andatura delle composizioni, riempito lo spazio con un fraseggio che rievocava lontane reminiscenze boppistiche, sostenuto con professionalità dalla ritmica. Menzione di merito a Sandro Satta, che ha tirato la volata con il suo eloquio rigoglioso, pieno di sfumature, limpido e inafferrabile. Un progetto di per sé migliorabile, che per essere valorizzato in ogni sua potenzialità andrebbe sviluppato su un piano multimediale.
La sera successiva il duo Giovanni Guidi-Gianluca Petrella (costretto ad un doppio set per l'eccessiva presenza di pubblico, nonostante il trombonista non fosse al meglio per una sindrome influenzale) ha saputo creare una musica estremamente emotiva, intuitiva, con accenni a varie matrici popolari vagliate con il linguaggio di un solido jazz, la cui vena romantica esplodeva qua e là e avvolgeva gli ascoltatori. Per più di un'ora si è ascoltato un dialogo senza rete dai colori cangianti, estremamente lirico e disteso ma anche grumoso e accigliato, durante il quale si è potuta apprezzare la grande perizia tecnica - ma non diciamo nulla di nuovo - di Petrella, musicista fantasioso, preciso ed essenziale. Il pianoforte ha creato un flusso continuo, alternando cavalcate modali a vorticose sequenze free, mentre il trombone rauco e vitale, con i suoi singulti e rigurgiti ancestrali ha portato quell'elemento tradizionale e contemporaneo allo stesso tempo. Un concerto che ha lasciato il segno.
Infine, l'omaggio a Malcolm X da parte del Tinissima Quartet, con il suo patchwork di atmosfere rock, dance, e hip hop. Il pluridecorato quartetto di Bearzatti (il leader al tenore e al clarinetto, Giovanni Falzone alla tromba, Danilo Gallo al basso elettrico, Zeno De Rossi alla batteria) ha riproposto in maniera quasi maniacale (una copia carbone) la musica contenuta nel disco perdendo a nostro avviso in espressività e sincerità. Una musica densa, muscolare, dal ritmo incessantemente pulsante, cupa e ossessiva, dove spiccavano le vere e proprie ondate prodotte dal tenore di Bearzatti (di straniante effetto la trasformazione sonica del sax in chitarra elettrica) e azioni 'di disturbo' di Falzone. Una musica dai tratti originali a dire il vero, un urlo elettrico, martoriato da ritmi alienanti e metallici, attraversato da climi vocali e corali volutamente apocalittici che vuole celebrare la storia del famoso leader nero afroamericano e proiettarlo nel futuro. E' mancato però quel guizzo in più rispetto al disco, che fa andare oltre la riproposizione calligrafica. E che forse allontanerebbe il sospetto di un'operazione un costruita a tavolino.
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