Home » Articoli » Live Review » Fiemme Ski Jazz - IX Edizione

1

Fiemme Ski Jazz - IX Edizione

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

View read count
Val di Fiemme, 11-19 marzo 2006

Concerti sulle piste da sci, nei rifugi, nelle scuole, nei pub, nelle strade. E nei teatri, ovviamente. Tutto questo è il Fiemme Ski Jazz, giunto già alla sua nona edizione, che per una settimana ha trasformato la val di Fiemme - famosa per la bellezza delle sue montagne - in un'area ad alta densità di musica.

La formula è quella ormai consolidata. Concerti di puro intrattenimento, con ampie concessioni al Rythm & Blues, al Soul ed alle jam sessions, durante il giorno o - la sera - nei pub. Concerti più importanti, di estrazione marcatamente jazzistica, per la sera.

La nostra cronaca inizia con il concerto del trio composto da Pietro Tonolo a sax tenore e soprano, Essiet Okon Essiet al contrabbasso, Joe Chambers alla batteria. Un concerto dalle atmosfere monkiane, non solo per i brani in scaletta, ma anche per il suono aspro, quasi scarno, ed i percorsi melodici obliqui del sax del leader. Monk, dicevamo, ma anche Shostakovich (Tea for Two) ed alcune composizioni originali, tra cui hanno brillato per articolazione ritmica (e non poteva essere altrimenti) quelle a firma di Joe Chambers. I tre musicisti suonano molto bene insieme, con una bella intesa, ed i momenti più riusciti del concerto sono stati quelli collettivi e strutturati. Abbiamo apprezzato meno le fasi più squisitamente jazzistiche, quelle con soli a rotazione e chase. Da un lato perché troviamo queste formule sempre un po' prevedibili. Dall'altro perché il trio di sax è una formazione che necessita del contributo costante di tutti i musicisti (il trio Romano / Sclavis / Texier docet). Partire da una formazione già ridotta all'essenziale e lavorare per sottrazione, magari facendo seguire un solo di batteria ad un solo di contrabbasso, è rischioso e penalizzante.

A seguire, c'è stata la Pasta & Wine Jammin' Night con il trio composto da Andrea Pozza, Luciano Milanese e Carlo Milanese. Solido jazz di qualità, che forse avrebbe meritato un pubblico più attento (ma nei pub più di tanto non si può pretendere, e poi il pubblico vivace e vitale fa parte del fascino del jazz). Il giorno successivo, in una baita di Moena, abbiamo poi ritrovato il trio a sostenere la voce di Patrizia Conte. Una voce molto energica e comunicativa, che ha accompagnato il pranzo degli sciatori, dando loro un lampo di calore in una giornata segnata dal maltempo.

Direttamente da New York, il quartetto Arts & Crafts del batterista Matt Wilson (Terell Stafford a tromba e flicorno, Dan Trudell a pianoforte e tastiere, Dennis Irwin al contrabbasso). La loro musica è un mix dei linguaggi del jazz, e spazia dal dixieland alle atmosfere latine. Curiosamente, il concerto si è aperto e chiuso su brani schiettamente new bop, peraltro non molto originali, mentre si è poi sviluppato lungo tutt'altre direzioni. Dalla musichetta per cartoni animati al blues, a qualche apertura sinceramente contemporanea, passando per un delizioso andamento caraibico nel quale Irwin ha abbandonato il contrabbasso per imbracciare il clarinetto e duettare con la tromba di Stafford. L'ironia è una delle chiavi espressive della band, soprattutto dell'istrionico leader e di Trudell, che ha fatto ampio uso dell'elettronica lanciandosi in spericolate sperimentazioni timbriche ed in rievocazioni Hammond. Più calati nel ruolo invece Irwin, possente nella sua “pompa” ritmica e Stafford, la cui tromba ha volato davvero molto alto.

La giornata di sabato 18 Marzo è stata dedicata alla tradizione del jazz. Il jazz delle origini, con la Tiger Dixie Band, che abbiamo trovato sia sulle piste da sci che, nel tardo pomeriggio, in veste di Marching Band per le vie di Cavalese. E poi il jazz di Billie Holiday, in particolare quello delle canzoni d'amore, rievocato dal quintetto di Rossana Casale (Roberto Regis ai sax, Luigi Bonafede al pianoforte, Aldo Mella al Contrabbasso, Francesco Sotgiu alla batteria). Brani immortali, come You Don't Know What Love Is, oppure Don't Explain. Brani difficili, specie quando il riferimento è nientemeno che Lady Day. In questi casi, la miglior difesa è la fuga. Ovvero, partire dal materiale originale per stravolgerlo, dandone un'interpretazione completamente diversa e personale. Il che, peraltro, è l'essenza più profonda e vera del jazz. E, quindi, il modo più sincero e jazzisticamente corretto di omaggiare un grande.

La via scelta dalla Casale è invece quella di imitare il modello originale. Ma nel 2006, né i musicisti né il pubblico hanno il vissuto di Billie Holiday e degli ascoltatori di quell'epoca. Questa via risulta dunque patinata, artefatta. Da piano bar, da hall d'albergo di lusso. E i musicisti si comportano di conseguenza. Svolgono con poco ardore un compitino a cui, forse, sono i primi ad essere poco interessati. Si è salvato solo Bonafede, che scavando nelle sue radici tyneriane e suonando con grinta e generosità, è riuscito a sollevarsi dal diffuso torpore ed a regalarci qualche emozione.

Chiusura di festival affidata a El Porcino Organic, ovvero Helga Plankensteiner a sax alto, baritono e voce, Mauro Ottolini a trombone e basso tuba, Michael Lösch all'organo Hammond, Paolo Mappa alla batteria. Muovendosi tra composizioni originali e pimpanti versioni di brani celebri, il quartetto propone una musica ricca di energia, gioiosa e divertente ma tutt'altro che superficiale. Collocati alle due del pomeriggio in una baita ai piedi delle piste da sci, i quattro hanno ben impressionato con una spruzzata di jazz qua e là, molto funk ed altrettanto soul. Una possente macchina da musica, che certo non avrebbe sfigurato in una collocazione più istituzionale (un concerto serale in teatro).

Archiviata la nona edizione del festival, la decima è già in cantiere e si prevedono interessanti novità, anche in virtù di un prossimo gemellaggio tra Cavalese e la città di Venezia. Per quanto ci riguarda, ci permettiamo di suggerire agli organizzatori maggiore coraggio nella selezione dei musicisti. I concerti cosiddetti “leggeri” di intrattenimento, quelli del pomeriggio o nei pub, si sono rivelati ottimi e perfettamente adeguati allo scopo. Alcuni (il trio di Pozza o El Porcino Organic) ben al di sopra delle aspettative e meritevoli di un pubblico meno casuale e distratto. Per i concerti serali, invece, ci piacerebbe vedere maggior voglia di osare. Il jazz è fatto di tradizione ma anche (soprattutto) di innovazione.

Foto di Luciano Rossetti [ulteriori immagini tratte dal festival sono disponibili nella galleria immagini dei concerti di Matt Wilson e del Pietro Tonolo - Essiet Okon Essiet - Joe Chambers Trio]


AAJ Italy Staff FOLLOW AAJ Italy Staff and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Popular

Read Points of View: Celebrating Dave Holland
Read John Coltrane At 100: A Global Perspective
Read Steve Coleman on Dave Holland
Musician 2 Musician
Steve Coleman on Dave Holland

Chicche dall'archivio

Jazz article: Sesto Jazz 2026
Live Review
Sesto Jazz 2026
Jazz article: Francesco Maccianti alla Sala Vanni di Firenze
Jazz article: Jeroen Kimman
My Playlist
Jeroen Kimman

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.