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Enrico Zanisi Trio / Aki Takase Quintet "Plays Fats Waller"
Teatro President - Piacenza - 07.03.2010
Nell'unica serata con doppio concerto di questa edizione del Piacenza Jazz Fest, il pianoforte è stato l'indubbio protagonista. Ad aprire il terzo appuntamento serale Enrico Zanisi, giovanissimo (diciannove anni appena) vincitore della passata edizione del Concorso Chicco Bettinardi per giovani talenti che, con il supporto di due musicisti affermati come Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Ettore Fioravanti alla batteria, ha sostanzialmente presentato il suo debutto discografico da leader intitolato Quasi troppo serio (Nuccia - distr. Egea 2010).
Zanisi è bravo e ha talento, dimostra grande padronanza della tastiera, doti tecniche eccellenti, una buona vena compositiva. Sa muoversi disinvoltamente tra tempi lenti e veloci e, grazie anche al gran lavoro dei suoi prestigiosi compagni di viaggio, sa coinvolgere emotivamente il pubblico che gli tributa varie ovazioni. Quando il giovane pianista romano saprà svincolarsi da un modello evansiano ancora troppo presente e invasivo nel suo approccio esecutivo potremo capire se con Zanisi avremo trovato un esponente di spicco di una scuola pianistica che ha da anni raggiunto i vertici mondiali.
A seguire si presenta sul palco l'acclamata Aki Takase con uno dei suoi progetti più apprezzati, ossia la rilettura della musica di Fats Waller. Diversamente da quanto annunciato dal programma il quintetto si riduce a quartetto per la defezione del trombonista Nils Wogram, impossibilitato a raggiungere Piacenza per motivi personali. Così accanto alla pianista giapponese si accomodano Eugene Chadbourne al banjo, chitarra e voce, Rudi Mahall al clarinetto basso e Paul Lovens alla batteria. Non so se sollecitati dall'assenza di una voce importante negli equilibri del quintetto o per naturale evoluzione di un progetto che data qualche anno, ma rispetto a precedenti esibizioni quella di Piacenza si rivela molto più libera, coraggiosa, a tratti quasi selvaggia, sempre intelligentemente ironica nello spirito del grande pianista e compositore autore di classici immortali come "Ain't Misbehavin,'" "Wild Cat Blues," e "Honeysuckle Rose".
Takase è una furia, come poche sa combinare cluster alla Cecil Taylor ed echi accademici, lo stride piano e il radicalismo free europeo, e dirige con austerità nipponica l'ensemble utilizzando segni e gestualità che sanno di filosofie millenarie. Eugene Chadbourne si cala perfettamente nella parte, irriverente e scanzonato sa ricreare come pochi, soprattutto quando opera con il banjo, l'atmosfera burlesque che caratterizzava le esibizioni del pianista di New York. Paul Lovens nella sua compostezza e discrezione molto british si dimostra il batterista geniale che è, non una rullata superflua, un gioco di piatti semplice ma tutt'altro che lineare, una sottile scomposizione ritmica che cambia continuamente la direzione della musica, una presenza tanto discreta quanto fondamentale.
Ma il vero alter ego della pianista nipponica è Rudi Mahall. Lo specialista tedesco del clarinetto basso presente in molti dei progetti discografici di Takase si allontana decisamente dai canoni estetici dei maggiori interpreti odierni dello strumento. Niente profumo d'ebano e aromi d'Africa, niente squittii o esasperazioni timbriche cari agli improvvisatori radicali. Piuttosto un fraseggio ed un articolazione assai vicini al sax contralto, con una voce borderline, ai limiti della tonalità, che si combina magnificamente con gli orizzonti espressivi della pianista giapponese e crea ulteriori distorsioni in una musica ad alto potenziale creativo. Gran concerto!
Visita i siti di Enrico Zanisi e Aki Takase.
Foto di Danilo Codazzi (Takase/Mahall).
Ulteriori immagini tratte dal concerto di Aki Takase sono disponibili nella galleria immagini.
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