Home » Articoli » Live Review » Claudio Cojaniz

1

Claudio Cojaniz

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

View read count
Firenze - Pinocchio Jazz Live - 25.03.06

A distanza di quattro anni dal suo splendido esordio fiorentino in piano solo al Pinocchio Live Jazz, il friulano Claudio Cojaniz è tornato sullo stesso palcoscenico, rinnovando spettacolo ed incanto. Come allora, Cojaniz arrivava fresco di pubblicazione di un CD solitario. Ma se Blue Demon poneva assolutamente al centro la sua ispirazione monkiana, il recentissimo Never Forever, dal quale il pianista ha tratto parte del repertorio proposto in quest'occasione, è un lavoro più vario ed intimistico, sebbene giocato sempre con la medesima cifra stilistica: impeto, vibrante creatività, percussività alla tastiera. Il concerto è risultato ben più ampio del disco ed anche i brani presenti in entrambi avevano una veste significativamente diversa, come è giusto che sia nella musica improvvisata.

Il concerto si è aperto appunto con un brano improvvisato, nel quale si incrociavano i temi dell'ornettiano "War Orphans" e di una nenia tradizionale serba, poi dedicato da Cojaniz (che ha radici serbe) al dramma attraversato dai Balcani negli ultimi anni, non ancora conclusosi. A seguire, un'escursione sui cari territori monkiani, con un "Crepuscule with Nellie" fortemente ritmato e poi dilatato in un'improvvisazione free dagli spunti ritmici insistiti. Nel corso del brano, Nellie si è mutata in un corale, prima di approdare ad un finale sul classico tema originale. Grande la sonorità del piano, rimbombante sulle note basse, con straordinario senso della dinamica.

Terzo pezzo il classicissimo "Darn that Dream", spesso frequentato in solo da Monk e dallo stesso Cojaniz, suo degno epigono. Partito tradizionalmente lento, il brano ha accelerato, impennandosi in una fitta scala di note che intrecciavano il tema, fino a trasformarsi e concludersi in una cantilena quasi infantile.

Dopo un brano dal recente Never Forever, "Blues por el Polly", nel quale il tema trovava impreviste metamorfosi su note alte e cristalline, concludendosi con leggera e struggente malinconia, il pianista ha proposto un brano di pedale sulla mano sinistra e di libera improvvisazione con la destra, approdato al tema di "This is My Story", e che ha introdotto una struggente "Naima", coltraneano cavallo di battaglia di Cojaniz dai tempi del CD con Giovanni Maier Due. Giocata a lungo sul contrasto tra il ritmo tenuto su bassi profondi e il tema condotto sull'altro estremo della tastiera, il brano si è aperto in una breve improvvisazione quasi classicheggiante e si è concluso ancora in una sfumata malinconia. A concludere la prima parte, il classico "Blue Monk".

Stranito anche il brano di riapertura, il classico degli Inti Iillimani "La Fiesta de San Benito", virato in blues dopo la prima esposizione del tema, con un guizzo di danza popolare e sfumato in eterea rarefazione. Percussioni e, poi, una dilatata riesposizione del tema, invece, per l'ornettiano "Lonely Woman", procedente su un reiterato e ossessivo ritmo con la mano sinistra, che lasciava baluginare il tema qua e là.

A dimostrazione dello sviluppo oggi più intimistico e disteso del pianismo di Cojaniz, non sono però mancati momenti di grande lirismo: "Cam & Bob", recentissima composizione che non ha ancora testimonianze registrate, con frasi quasi espressionistiche; "…mon amour", che apre Never Forever, qui proposta in veste assai diversa che sul disco; perfino un'imprevedibile "Canzone per l'amore perduto" di De André (dedicata con un gesto ad un amico in sala, amante del cantautore genovese), che nella rilettura di Cojaniz sembra uscita dalla penna di Bach. E poi ancora Monk, ed un brano interamente improvvisato, da avanguardia classica novecentesca, tutto percussioni e stacchi.

A concludere, il brano che intitola il recente album, originale rielaborazione di uno splendido brano di Abdullah Ibrahim (autore dal quale Cojaniz trae molte ispirazione, specie nel modo roboante di riesprimere i temi spaziando sulla tastiera), dilatato e costellato di citazioni estranee alla tradizione.

Oltre un'ora e mezza di concerto per piano solo, in un club solitamente movimentato e che ha invece trascorso una serata di assoluto silenzio e di devota attenzione, esattamente come era avvenuto quattro anni prima. Segno della grande espressività di Cojaniz, capace di catturare interamente all'ascolto un pubblico che lo ha ripetutamente richiesto per i bis, al punto da strappare all'artista una dichiarazione di particolare affetto per un locale che, non a caso, lo vede protagonista quasi ogni anno dalla data del suo esordio.

Foto di Luca D'Agostino


AAJ Italy Staff FOLLOW AAJ Italy Staff and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Popular

Read Points of View: Celebrating Dave Holland
Read John Coltrane At 100: A Global Perspective
Read Steve Coleman on Dave Holland
Musician 2 Musician
Steve Coleman on Dave Holland

Chicche dall'archivio

Jazz article: Connetto Jazz 2025
Live Review
Connetto Jazz 2025
Jazz article: I Dischi del 2024 secondo Neri Pollastri
Jazz article: Broken Shadows a JazzMI 2021
Jazz article: Fonterossa Open Orchestra per Fabbrica Europa

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.