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Andrew Hill Quintet
Dopo essere passato in Francia due anni fa alla testa di uno splendida piccola orchestra di 11 elementi, Andrew Hill torna a Parigi in questa primavera del 2006 in un ambito più ristretto. Nella calda cornice del New Morning, da sempre uno dei locali più accoglienti ed intimi della scena parigina, Hill si presenta accompagnato dal quintetto col quale ha inciso il recente ed ottimo Time Lines, disco che ha segnato il suo terzo ritorno alla Blue Note.
Nel gruppo spicca Charles Tolliver, che quasi esordiente accompagnò Hill in un paio delle storiche incisioni del pianista effettuate negli anni '60. Tolliver è in forma smagliante, ed il suono purissimo della sua tromba, dotato di un attacco molto pulito e senza nessun effetto né vibrato, si adatta perfettamente alle linee cromatiche astratte delle composizioni di Hill.
Altro elemento vincente della serata è il polistrumentismo di Greg Tardy, che alternandosi tra sax tenore, clarinetto, e clarinetto basso, permette di variare ed arricchire notevolmente le timbriche e gli arrangiamenti dei brani. Completano il quintetto John Hebert al basso, ed il notevole Eric McPherson alla batteria, che strappa alla sala applausi a scena aperta grazie ad un paio di trascinanti duetti con Tolliver.
Ovviamente a farla comunque da padrone sono le partiture di Hill, da sempre uno dei compositori più interessanti del jazz; nel corso degli ultimi 40 anni, il pianista americano ha saputo creare un universo sonoro completamente personale ed originale, costantemente in delicato equilibrio tra il lirismo e l'avanguardia. Le dense linee del pianismo di Hill sono dotate di un fascino misterioso, ed ogni suo assolo assomiglia ad un microcosmo di invenzioni imprevedibili che trasporta l'ascoltatore attento in direzioni inaspettate.
Il concerto, veramente emozionante, si snoda lungo due copiosi e generosi set di musica meravigliosa ed intricata, romantica e pungente. "Andrew!", come recita il titolo di un Blue Note da poco ristampato, è uno degli ultimi sopravvissuti della grande epoca del jazz, ed uno dei rari, forse l'unico oggigiorno insieme a Wayne Shorter, ad essere ancora in perenne movimento ed evoluzione, capace di stupire ed affascinare il pubblico e di comunicare con apparente facilità la gioia della creazione istantanea e della grande musica.
Foto di Tania Simonetti
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