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Andreas Loven e il Questionario di Proust

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In quei momenti mi ricordo del perché ho scelto un percorso così impegnativo per la mia vita.
All About Jazz: Il tratto principale della mia musica.
Andreas Loven: Come compositore, aspiro a creare delle melodie forti. E penso che la musica sia una chiara estensione della mia vita e dei due paesi in cui ho vissuto (Sud Africa e Norvegia). "Il calore e i ritmi polverosi dell'Africa, filtrati attraverso il freddo e la riflessione Scandinava", come ha ben detto il critico britannico Peter Bacon

AAJ: La qualità che desidero nei musicisti che suonano con me.
A.L. : Che scavino dentro la propria anima e cerchino di servire la musica al meglio. Quel tipo di onestà e capacità di esporsi a livello personale, può diventare faticosa. Ma per me, è lì che comincia la vera magia.

AAJ: Come musicista, il momento in cui sono stato più felice.
A.L. : Incontrare e diventare amico del leggendario sassofonista africano Buddy Wells. Sin dalla nostra primissima jam, ha suonato le mie composizioni in maniera così organica che ho quasi iniziato a credere che le avesse scritte lui.

AAJ: Come musicista, il mio principale difetto.
A.L.: Nel bene e nel male, mi appoggio completamente all'ispirazione ed al sentimento. Per esempio, se in una serata per una qualsiasi ragione le cose non vanno nel verso giusto, e questo mi coinvolge emotivamente, allora suono in modo orribile.

AAJ: La mia più grande paura quando suono.
A.L.: Gli sbagli che uno fa durante un concerto possono essere utilizzati come punto di partenza per una linea melodica differente, o una riarmonizzazione. La verità è che molti di quei momenti davvero magici che arrivano durante un'improvvisazione nascono appunto da decisioni spontanee e immediate. A volte mi bocco mentalmente su uno sbaglio. Questo è terribile! E fatico a godermi l'esperienza del concerto se il suono e il feeling del pianoforte non mi piacciono. Arrivare in una sala che ha il piano sbagliato mi può dare davvero fastidio.

AAJ: Sogno di suonare.
A.L.: Al Village Vanguard

AAJ: La mia fonte di ispirazione.
A.L.: Tutto nella vita mi dà ispirazione. La famiglia, gli amici, la storia, le esperienze culturali... Ma più di tutto, quelle rare occasioni, quei concerti speciali, che mi segnano per la vita. Sia quando sono tra il pubblico, che quando sono parte di una band che, all'improvviso, fa trascendere la musica ad un livello superiore. In quei momenti mi ricordo del perché ho scelto un percorso così impegnativo per la mia vita.

AAJ: I miei musicisti preferiti.
A.L.: Bheki Mseleku, Espen Berg, Herbie Hancock, Tord Gustavsen, Mathias Eick, Bokani Dyer, Keith Jarrett...

AAJ: I miei dischi da isola deserta.
A.L.: Keith Jarrett: La Scala;
Herbie Tsoale: African Time;
Kaikoura: Girls in Airports;
Espen Berg: Acres of Blue;
Moses Molelekwa: Genes and Spirits.

AAJ: La canzone che fischio sotto la doccia.
A.L.: Herbie Tsoale: "Hamba No Malume."

AAJ: I miei film preferiti.
A.L.: "Reprise" di Joachim Trier, qualcosa di Woody Allen, "Syriana."

AAJ: I miei scrittori preferiti.
A.L.: Lo scrittore norvegese Nicolai Houm, e Carlos Ruiz Zafon

AAJ: La mia occupazione preferita.
A.L.: La musica, naturalmente.

AAJ: Il dono di natura che vorrei avere.
A.L.: Saper recitare.

AAJ: Nella musica, la cosa che detesto di più.
A.L.: L'elitismo, e il mettersi in mostra (un infinito L.A.M.E.: Loud, Altered, Mixolydian masturbation, in Extended registers)

AAJ: Gli errori musicali che mi ispirano maggiore indulgenza.
A.L. : I musicisti che non sanno suonare sui rhythm changes. Sinceramente, ma chissenefrega...

AAJ: Il pezzo che vorrei venisse suonato al mio funerale.
A.L. : "Noctilucent" del pianista norvegese Espen Berg.

AAJ: Lo stato attuale della mia attività musicale.
A.L.: Ho appena pubblicato un album, District Six, che come ti dicevo un recensore ha definito "Il calore e i ritmi polverosi dell'Africa, filtrati attraverso il freddo e la riflessione Scandinava". Sto lavorando alle date di un tour in Europa.

AAJ: Il mio motto.
A.L.: Continua a marciare!

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