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Israel Galván & Michael Leonhart: A New Sketches Of Spain
Courtesy Rossana Ottofaro
Teatro Romano
Estate Fiesolana
Fiesole (FI)
28 giugno 2026
Tra i numerosi omaggi a Miles Davis in occasione del centenario della nascita non poteva mancarne uno dedicato al suo singolare e visionario affresco rappresentante la Spagna, messo a punto assieme a quel genio degli arrangiamenti che era Gil Evans: Sketch Of Spain.
Autore del lavoro è il trombettista newyorchese Michael Leonhart, artista eclettico attivo nel mondo del pop e rock (ha lavorato con gli Steely Dan ed Elvis Costello, tra i tanti altri), nella musica brasiliana (è stato a lungo a fianco di Vinicius Cantuaria) e nel jazz (ha pubblicato vari album per Sunnyside alla testa della sua Orchestra).
Leonhart ha riarrangiato il lavoro di Davis ed Evans per un organico assai più contenuto e cameristico, ma anche molto interessante per strumentazione, e lo ha arricchito con la presenza di un'autentico protagonista dell'arte ispanica qual è il ballerino flamenco Israel Galvan, autentica star di questo stile di danza. La formazione è un settetto nel quale, accanto al leader, figurano Frei Addison Wood al pianoforte, Antonio Leofreddi alla viola, Gilberto Tarocco ai clarinetti, Carlo Nicita ai flauto, Mattia Boschi al violoncello e Daniel Freedman alla batteria, ma di fatto è a tutti gli effetti un ottetto, perché Galván danza o comunque esprime gestualmente la musica ora sul palcoscenico (in parte disseminato di sabbia per produrre sonorità stridule), ora su due "tappeti" lignei microfonati su tonalità diverse, cosicché il suo ballo, incentrato in prevalenza sul battito dei tacchi, lo trasforma in un autentico percussionista.
In questa forma il progetto è approdato nell'affascinante scenario del Teatro Romano di Fiesole, per la settantanovesima edizione dell'Estate Fiesolanaorganizzata da PRG, Associazione Music Pool, ed Amministrazione Comunale di Fiesoledove ha incantato il pubblico presente, in buona parte di fede non strettamente jazzistica un successo dovuto a molteplici ragioni.
La prima era proprio la distanza dall'originale, pur seguito passo passo quanto a materiali tematici, dovuta sia al fatto che Leonhart è trombettista ben lontano dallo stile davisiano, con un suono nitido e scuro, fraseggi articolati e presenza estroversa sul palcoscenico, sia al differente ruolo dei solisti, non solo perché c'erano ampi spazi a loro disposizione, ma anche perché l'organico ridotto permetteva di cogliere meglio le differenze timbriche.
Una seconda ragione era poi la qualità degli interventi solistici, che oltre ovviamente a quelli estremamente espressivi di Leonhart hanno visto spiccare soprattutto Tarocco al clarinetto basso e Nicita, che ha alternato tutta la famiglia dei flauti risultando particolarmente incisivo quando ha imbracciato il basso, con il quale ha dipinto scenari contemporanei che contrastavano virtuosamente con il lirismo di fondo.
Infine, a valorizzare lo spettacolo è stata la presenza di Galván, che ha contribuito a caratterizzarlo originalmente dal punto di vista sia scenico, sia acustico: per il primo aspetto, la gestualità con cui ha dato forma visiva alla musica è stata a momenti estremamente coinvolgente, raggiungendo l'acme in un paio di duetti anche mimici con Leonhart; per il secondo, come accennato, il suo apporto percussivo, a momenti in armonia con il lavoro del gruppo, in altri quasi un'improvvisazione svolta sullo sfondo del materiale tematico, ha sicuramente dato un'identità diversa alla musica originale. Da questo punto di vista, ha particolarmente affascinato un duetto tra il ballerino e il trombettista, con gli altri quasi spettatori, durante il quale Galván si è esibito in un intenso passaggio di "ballo percussivo" sul tappeto sonoro dalle tonalità più scure e potenti, catturando sia visivamente, sia musicalmente.
Un eccellente spettacolo, grazie a un omaggio a un capolavoro tanto rispettoso, quanto originale e non agiografico, estremamente fruibile, ma ricco di sfumature raffinate e non ordinarie: non era scontato e ciò lo rende ancor più apprezzabile.
About Michael Leonhart
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