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Zavalloni-de Holanda e Fresu-Towner a Passaggi di confine 2009

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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ITC Teatro - San Lazzaro di Savena - 6,16.12.2009

Folgorati sulla via di Damasco! Come definire diversamente l'innamoramento di tanti jazzisti italiani per la musica brasiliana? Da Gabriele Mirabassi a Stefano Bollani, fino a Cristina Zavalloni, ognuno di loro sovrappone questa acquisizione ad una formazione personale e a propensioni che, oltre al jazz, includono la musica classica ed altre espressioni della musica popolare.

In questa indagine di forme e culture diverse è da sempre programmaticamente impegnata la Zavalloni, il cui camaleontico eclettismo è sempre sorretto da una profonda ricerca interpretativa e dall'autenticità della partecipazione emotiva. Il suo repertorio si estende da Monteverdi a Berio, dai Beatles agli standard del jazz, da Milhaud a Nazareth, da Aznavour ai propri original ed ogni volta le sue versioni colpiscono nel segno.

Il suo concerto all'ITC Teatro di San Lazzaro di Savena si è qualificato come un percorso attraverso la canzone popolare di varie epoche e di varie latitudini, pur privilegiando la scuola brasiliana. Per aprire la performance la cantante bolognese, in totale solitudine, ha zigzagato fra un classico della tradizione siciliana e un canto tratto da una fonte medioevale, fra una ninna nanna sarda e una versione di "I'm Old Fashioned" accompagnata solo dalla scansione del metronomo. Un'apertura impegnativa, rischiosa, di riscaldamento sia per le proprie corde vocali che per avviare un rapporto con il pubblico; lo scoglio è stato comunque superato con classe e sapiente disinvoltura.

Ha poi fatto seguito un'esibizione solitaria di Hamilton de Holanda con il suo particolare mandolino brasiliano, una sorta di incrocio, per sonorità e possibilità dinamiche, fra un mandolino mediterraneo, un ud e un banjo. Egli ha subito avvinto il pubblico: nelle sue interpretazioni, alcuni classici della musica brasiliana hanno in parte perso la poesia, il malinconico, macerato intimismo, per acquisire un piglio tonico, staccato e swingante, oltre che virtuosistico, quasi una moderna, trasgressiva esasperazione.

Ma il concerto ha preso il volo quando la Zavalloni e de Holanda hanno iniziato a interagire su un repertorio prevalentemente brasiliano di vari autori. Era la prima volta che i due si esibivano in concerto, eppure sembrava che collaborassero da anni. Nella tecnica (gli andamenti ritmici e dinamici, le modulazioni armoniche...) come nello spirito interpretativo (le variazioni improvvisate e le riprese, fra toni accorati o una verve elettrizzante) essi hanno dimostrato un affiatamento incredibile, la capacità di scavare assieme nelle potenziali trame dei brani, illuminandoli di bagliori inimmaginabili.

Tutto sembrava scaturire da loro con facile naturalezza, con convinzione coinvolgente. In realtà si può raggiungere un risultato di sublime assolutezza solo quando, come è avvenuto in questa occasione, si incontrano due musicisti di grande levatura, ma che soprattutto abbiano voglia di mettersi in gioco, scavalcando i limiti della propria cultura d'origine e facendo convergere, con una sintonia immediata, le proprie volontà interpretative.

Il classico napoletano "Reginella" e il frenetico "Cavaquino" di Gismonti hanno siglato, come bis, una performance strepitosa, della quale, a parte l'apparizione a Sulmona due giorni dopo, al momento attuale non sono previste repliche. Si può solo sperare che un sodalizio artistico così congeniale possa avere un seguito e che possa anche lasciare un documento discografico, possibilmente registrato dal vivo e non in studio.

Il duo Zavalloni - de Holanda ha costituito la produzione originale di "Passaggi di confine 2009"; la rassegna, giunta all'undicesima edizione, ha confermato in pieno i suoi obiettivi. Non è facile e forse nemmeno giusto tracciare confini fra espressioni musicali di diverse culture, soprattutto se di tradizione orale e popolare. Se comunque confini dovessero essere individuati, allora sarebbe legittimo e creativo travalicarli, spostarli, confonderli.

La rassegna di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, è stata chiusa con successo il 16 dicembre da Paolo Fresu e Ralph Towner, due maestri dei rispettivi strumenti, il cui duo, di recente formazione, si regge su un'evidente analogia espressiva.

L'americano ha tratto dalle sue chitarre acustiche sonorità elastiche, ronzanti, avvolgenti e un fraseggio inanellato e incantatorio, fornendo una trama continua, dalle naturali evoluzioni e da un'intima poesia. Il trombettista sardo ha confermato la sua pronuncia e il suo credo estetico, adeguandolo al nuovo contesto: ha amministrato il suo linguaggio con particolare concentrazione e parsimonia, ha costruito sapientemente gli interventi ponendo attenzione soprattutto alle dinamiche, agli smorzamenti, ai pianissimo, alle saltuarie ed essenziali impennate. Oltre al flicorno e alla tromba, anche opportunamente sordinata, solo in un paio di brani è ricorso alle funzionali deformazioni dell'elettronica.

Ne è risultato un dialogo pacato e riflessivo, dai toni prevalentemente sussurrati e dai colori pastello. Il repertorio, lo spirito e l'impostazione del concerto hanno replicato abbastanza fedelmente quelli di Chiaroscuro, il CD pubblicato di recente dalla ECM, lasciando emergere solo in alcuni momenti un piglio moderatamente più swingante e tonico.

Foto di Vittorio Albani (Towner-Fresu).

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