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Vinicio Capossela
Ancora per-turbati dalla recente visita, torniamo sul luogo del delitto; quel teatro Romano dov’è capitato che ci si strappassero brandelli di cuore e litri d’umori venissero riversati lungo le pietre antiche.
Torniamo fiduciosi e difatti non verremo delusi, anche perché andiamo incontro ad un altro vero ‘personaggio’; uno di quelli che trascinano, uno di quelli che rifulgono, uno di quelli che da vera superstar di riceiana memoria talvolta conta più di quello che ha da dire.
Si reggerà in piedi? Suonerà almeno due ore? Si travestirà e suonerà un laconico toy piano? Certo che sì. Tutto come da programma/personaggio.
Vinicio Capossela ha chiuso a Verona il suo lungo tour estivo. Il suo Grand Tour, per la precisione. Perché in quella grandeur è racchiusa tutto il senso di un vero e proprio show, costruito e curato con perizia, nel dettaglio, calcolando tempi, ingressi e battute per creare il clima più favorevole all’incontro con un pubblico osannante che meritava - ed ha guadagnato - quanto invocato.
Sciorinando l’ultimo scenario discografico cubista uno spicchio meno dell’intero più una manciata generosa di canzoni a manovella, Vinicio ha cavalcato la scena alla sua maniera schietta e smargiassa strappando e allentando a dovere la briglia del modello waitsiano per imprimervi la propria personale andatura, fatta di carillon balcanici, brume dell’oriente padano, richiami ad un Morricone inzuppato non nell’arte di Leone bensì in quella di Fellini.
Con marziale precisione ha dunque sfilato la variopinta galleria di personaggi che vivificano la provincia Capossela; giacché non storie ma anomali arzigogoli umani raccontano le sue canzoni, emergenti da grumi di parole compresse negli spazi forzati dell’allitterazione, dalla prosa forbita e sgangherata raccolta per strade più battute, da quel modernariato letterario e immaginario che costituisce la sua cifra inequivocabile.
E per ogni personaggio, un’inflessione della voce; per ogni nuovo volto, un nuovo cappello a fare da travestimento; per ogni atmosfera mutata, nuove luci e nuovi suoni venivano evocati. Musicalmente fedele al solco discografico e affidato ad una compagine di musicisti carburata da mesi di viaggio, lo show ha scalato i picchi continui di un entusiasmo inesauribile da ambo i lati del palco.
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