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Theatre Royal

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Area Sismica - Forlì - 28.02.2009

Dopo tanti anni dedicati prevalentemente al suono acustico, con questo nuovo progetto Vladimir Vaclavek ritorna alle sue origini elettriche, quelle che hanno visto crescere ed affermare il suo talento musicale all'interno del gruppo cult dei Dunaj.

Agghindati in costumi di scena di un improbabile teatro a metà fra lo sfarzoso, il kitsch e il decaduto, i Theatre Royal sono un power-trio in cui alla coppia formata da Vaclavek e dal batterista-cantante Milos Dvoraceck (attiva spesso come duo) si aggiunge il bassista Adam Jindra. L'energia e la coesione del suono di questo gruppo sono sorprendenti; tanto più se si considera che questo era il loro primo concerto in assoluto, un'anteprima del loro tour europeo.

Vaclavek dunque per l'occasione imbraccia la chitarra elettrica. Sicuramente, in questa veste gli manca un po' del calore avvolgente e dell'eleganza dei suoi arpeggi elaborati, ma guadagna in energia e in impatto ciò che perde in raffinatezza.

Il suo piatto forte rimane comunque la grande capacità di creare atmosfere suggestive e spaziose con linee melodiche poetiche, con gli arpeggi e con le iterazioni tematiche, aiutato in qualche caso dall'uso di loop in tempo reale. E sicuramente, con l'elettricità il suo suono guadagna in dinamica, muovendosi in un'ampia gamma dal piano al forte, dalla delicatezza all'aggressivo assalto sonoro.

La voce di Vaclavek è sempre magnetica e affascinante; ma forse in questa formazione risalta ancora di più quella di Dvoraceck che, impostata com'è sui registri acuti, funziona quasi da alter ego rispetto al timbro basso e scuro di Vaclavek. Dvoraceck usa spesso vocalizzazioni dal gusto etnico che ricordano quelle dei nativi americani, e regalano perciò un tocco di ritualità e ancestralità all'atmosfera delle canzoni. Anch'egli utilizza i loop in tempo reale, in questo caso applicati alla voce, creando in questo modo armonizzazioni vocali molto suggestive e di gran gusto.

Anche Dvoraceck, alla batteria, rinuncia a un po' della delicatezza e raffinatezza del suo stile, in cambio della potenza e dell'energia; e ne ha da vendere.

Davvero impressionanti i brani, come lo strumentale d'apertura, costruiti su giri armonici o riff chitarristici che si ripetono ossessivamente ed ipnoticamente, in una progressione dinamica graduale e inarrestabile che va dal piano e dal morbido fino al fortissimo, con la batteria che da essenziale e leggera si fa sempre più intricata e pesante. Confermate pienamente anche le grandi doti di song writer di Vaclavek, oltre a quelle interpretative. Semmai, dove l'intensità e la tensione emotiva vengono un po' meno è nei (per fortuna rari) soli che si è concesso, avventurandosi in un territorio che evidentemente non gli è familiare.

La figura del bassista Jindra è sicuramente quella che rimane più sullo sfondo, nel ruolo dell'accompagnatore; ma ciò non significa affatto che non sia importante: il suo suono solido e preciso è fondamentale nell'equilibrio generale del gruppo.

La scaletta del concerto ha dato spazio ai classici del repertorio di Vaclavek, a cominciare dalla sua personale hit "My Dream," già dei Dunaj e tornata poi a far parte anche del suo repertorio da solista, o altre canzoni tratte dal repertorio dei Rale.

Il concerto si è chiuso con un bis a sorpresa: un'inattesa cover della "So Real" di Jeff Buckley, affidata opportunamente ai registri acuti della voce di Dvoraceck, anche se resta difficile raggiungere le vette celestiali del compianto Jeff...

Foto di Claudio Casanova

Ulteriori immagini tratte da questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.


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